Interrogazione di Benifei (Pd) in commissione Ue sul regolamento rimpatri: “Serve rispetto dei diritti fondamentali”
- Postato il 24 luglio 2026
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- Di Genova24
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Liguria. “Ho presentato un’interrogazione alla Commissione europea sul nuovo Regolamento Rimpatri. Ho chiesto trasparenza sulle “strutture idonee” e sugli altri luoghi in cui cittadini stranieri possono essere privati di fatto della libertà in attesa del rimpatrio, oltre a maggiori controlli indipendenti e garanzie effettive. Ho chiesto alla Commissione di disporre una mappatura completa di queste strutture nei diversi Stati membri, e delle garanzie giuridiche che vi siano applicate, e se ritenga compatibile con il diritto europeo il trattenimento in luoghi sottratti ai normali standard di trasparenza e controllo. Per la Liguria parliamo di un centinaio di persone nel 2024, considerando anche i valichi di frontiera, del cui trattenimento sappiamo poco o nulla”.
Così l’eurodeputato PD Brando Benifei su sicurezza e rimpatri dopo la presentazione di un’interrogazione alla Commissione Europea sul nuovo Regolamento rimpatri.
“È un tema che riguarda lo Stato di diritto e la credibilità dell’Unione europea. Il nuovo Regolamento Rimpatri, appena approvato dal Parlamento europeo, nasce già fortemente contestato per il tentativo di anteporre la rapidità decisionale e poi attuativa del governo nelle procedure di espulsione e rimpatrio alla verifica dei diritti di quanti arrivano da noi. Ma l’efficienza non può diventare il pretesto per abbassare le garanzie. Governare i flussi migratori è necessario; normalizzare spazi di detenzione opachi, invece, è un errore che l’Europa non deve commettere. Da tempo denuncio il progressivo spostamento delle politiche europee sull’immigrazione verso le posizioni delle destre: oggi assistiamo a una saldatura politica che rischia di mettere in discussione principi fondamentali che pensavamo acquisiti. Per questo considero profondamente sbagliata l’impostazione del ministro Piantedosi. Legare la firma di un Patto per la Sicurezza alla realizzazione di un CPR a Genova significa usare la sicurezza come strumento di pressione politica, senza offrire risposte concrete ai problemi dei cittadini. La sicurezza non nasce dai ricatti né dalla propaganda, ma da istituzioni credibili, quartieri vivi, servizi che funzionano e diritti garantiti. Solo così si restituisce davvero fiducia ai cittadini. Servono più investimenti negli organici e nella formazione delle forze dell’ordine. Servono servizi sociali e sanitari più forti, per affrontare le fragilità che alimentano l’insicurezza: dipendenze, disagio psichico, povertà, sfruttamento, mancanza di opportunità per i giovani e condizioni detentive che non favoriscono il reinserimento. Questo Governo continua invece a ridurre la sicurezza a un tema di ordine pubblico, salvo poi lasciare soli i territori e le amministrazioni locali. Così i problemi si aggravano e si alimenta l’illusione che la sicurezza possa essere affidata alla giustizia fai da te”, conclude.