Inter-Shakthar, Arda Turan e la lezione di vita di Roman: a San Siro con la forza di un popolo ferito
- Postato il 20 ottobre 2026
- Di Virgilio.it
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Ci sono partite che si preparano studiando gli avversari e altre in cui bisogna fare i conti con qualcosa che nessuna lavagna tattica può spiegare. In vista della sfida di Champions League contro l’Inter, Arda Turanracconta uno Shakhtar Donetsk costretto a convivere con la guerra, senza rinunciare all’ambizione sportiva. Ma il passaggio più significativo della sua intervista alla Gazzetta dello Sport non riguarda un modulo o un risultato: ha il volto di un bambino di otto anni, Roman.
- Arda Turan e lo Shakhtar, una Champions lontana dalla normalità
- Roman, il bambino che ha cambiato la prospettiva di Arda Turan
- La guerra, la paura e la normalità che non esiste più
- Turan, il rispetto per Chivu e la lezione dell'Inter
- Calhanoglu, da fratelli in Nazionale ad avversari in Champions
Arda Turan e lo Shakhtar, una Champions lontana dalla normalità
Per comprendere il lavoro di Arda Turan bisogna partire da ciò che succede fuori dal campo. Le trasferte europee possono richiedere 14-16 ore di viaggio in treno o in pullman, mentre recupero e allenamenti diventano un problema quotidiano. “Sostenere questo calendario è quasi impossibile dal punto di vista scientifico”, spiega l’allenatore, sottolineando quanto la situazione pesi soprattutto su una squadra giovane.
Eppure Turan non cerca alibi. La sua precisazione è importante: non vuole che le difficoltà vengano usate per giustificare eventuali sconfitte, ma neppure che finiscano per essere considerate normali, soprattutto al giorno d’oggi. Lo Shakhtar porta ancora il nome di Donetsk, città in cui non gioca da oltre dieci anni. Dietro ogni partita, quindi, c’è una distanza che non si misura soltanto in chilometri.
“Non siamo solo una squadra, rappresentiamo la speranza di un Paese”, afferma Turan. Il calcio non può fermare una guerra né cancellarne le conseguenze, ma “può dare qualche ora di felicità” a chi continua a vivere nell’incertezza. È una responsabilità che va oltre il risultato.
Roman, il bambino che ha cambiato la prospettiva di Arda Turan
La storia più forte nasce dopo una sconfitta. Lo Shakhtar perde 4-1 contro l’LNZ, in un momento già segnato da un pesante attacco su Leopoli, una delle principali città dell’Ucraina occidentale. Turan è arrabbiato per la prestazione, quando davanti a lui compare Roman, un piccolo tifoso di otto anni che gli cambia la vita.
“La sua casa era stata bombardata, aveva perso sua madre e subito 35 operazioni chirurgiche. Mi dice: ‘Mister, non essere triste. Nella vita ci sono giorni belli e giorni brutti. Devi andare avanti’”.
È una frase semplice e apparente banale, ma è pronunciata da un bambino che a soli otto anni ha già affrontato l’inimmaginabile. Roman, alla sua età, dovrebbe pensare solamente a giocare con i suoi amici, alimentare la sua creatività, ridere di gusto e, perchè no, fare qualche capriccio ogni tanto. Ma Roman queste cose non le può fare, e a non permetterglielo è la guerra.
Turan racconta di aver imparato quel giorno una delle lezioni più importanti della sua vita: impegnarsi per rendere felici le persone, “senza mai dimenticare che il calcio resta un gioco e che la vita reale è più grande di qualsiasi partita”. I due sono rimasti in contatto e si incontrano quando ne hanno la possibilità.
Non è, per forza, una storia da trasformare in una favola sulla resilienza. Roman non rende meno grave ciò che ha vissuto e il suo coraggio non dovrebbe diventare una misura con cui giudicare chi fatica ad andare avanti. La sua voce, però, ricorda a Turan quale sia il senso del suo lavoro.
La guerra, la paura e la normalità che non esiste più
La guerra entra anche nei gesti più ordinari. Turan racconta di aver avvolto con una coperta Isaque, trequartista classe 2007 dello Shaktar, durante un bombardamento nella hall dell’hotel, mentre il giovane cercava di dormire. Un’immagine che gli ha fatto pensare ai propri figli e che, nelle sue parole, descrive il legame all’interno della squadra:
“Non puoi capirlo finché non la vivi. Suona l’allarme, e non pensi a te ma alla famiglia, ai giocatori, alle persone a loro care”.
Turan, il rispetto per Chivu e la lezione dell’Inter
Poi c’è il campo. Lo Shakhtar vuole dimostrare di poter competere in Champions, con un’identità basata sul possesso e sulla reazione immediata alla perdita del pallone. Dall’altra parte mercoledì ci sarà l’Inter, che Turan considera “capace di vincere a ogni livello in cui compete”, colpito soprattutto dal rapporto tra Cristian Chivu e i suoi giocatori.
Quando gli viene chiesto dei punti deboli dell’avversaria, Turan evita di trasformare la vigilia in un elenco di difetti: “Trovo irrispettoso parlarne, spero solo che riusciremo a individuare le loro vulnerabilità e approfittarne”.
Calhanoglu, da fratelli in Nazionale ad avversari in Champions
Turan ritroverà Hakan Calhanoglu, con cui ha condiviso l’esperienza della Nazionale turca e un percorso che oggi li vede su fronti opposti. “Hakan per me è più di un ex compagno. È un fratello, provo un enorme affetto per lui”, racconta l’allenatore, prima di soffermarsi sulle qualità del centrocampista nerazzurro: “Controlla il ritmo, fa sempre la cosa giusta anche sotto pressione, è un leader”.
La sfida europea resta una partita vera, con punti da conquistare e avversari da battere. Ma le parole di Arda Turan ricordano che, per lo Shakhtar, il fischio finale non racconta tutta la storia. Perché mentre il calcio misura vittorie e sconfitte, c’è chi cerca in quei novanta minuti una ragione in più per credere che il domani possa ancora arrivare.