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Intelligence «anticorpo della democrazia», VI master al via a Soveria Mannelli

  • Postato il 3 settembre 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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Intelligence «anticorpo della democrazia», VI master al via a Soveria Mannelli

Il Quotidiano del Sud
Intelligence «anticorpo della democrazia», VI master al via a Soveria Mannelli

Il ruolo strategico dell’intelligence al centro del dibattito che ha aperto il sesto master aSoveria Mannelli


SOVERIA MANNELLI – L’intelligence come «anticorpo della democrazia». Ha usato la metafora biologica il prefetto Vittorio Rizzi, direttore del Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza), per definire il ruolo dell’intelligence in occasione dell’inaugurazione della sesta edizione dell’Università d’Estate, che prosegue fino al 5 settembre alla biblioteca “Michele Caligiuri” di Soveria Mannelli. Al centro del dibattito, coordinato da Flavia Giacobbe, il ruolo strategico dei servizi di informazione e sicurezza quali presidi democratici fondamentali e strumenti di prevenzione nell’era delle minacce ibride e della rivoluzione tecnologica.

Caligiuri: «Radicare l’Intelligence nella cultura nazionale»

La sesta edizione del Master in Intelligence conferma la centralità della Calabria nel panorama della formazione specialistica nazionale. Il sindaco di Soveria Mannelli, Michele Chiodo, ha ricordato non a caso come Mario Caligiuri, motore dell’iniziativa e presidente della Società italiana di intelligence nonché professore ordinario di Pedagogia all’Unical, sia stato primo cittadino per vent’anni. «Si rimane sindaci dentro anche quando si dismette la funzione pubblica», ha detto.

Nel suo intervento, l’editore Florindo Rubbettino ha rivendicato con forza il contributo offerto dalla casa editrice alla diffusione della cultura dell’intelligence nel Paese, un percorso reso possibile proprio grazie all’impulso e alla visione di Mario Caligiuri.

Dal canto suo, Caligiuri ha sottolineato come la società contemporanea sia pericolosamente «schiacciata sul presente». Il tema dell’intelligence, pur essendo «fondamentale» per la sopravvivenza stessa della democrazia, risulta ancora «poco esplorato dal punto di vista scientifico». Caligiuri ha ricordato la vasta attività scientifica svolta finora, culminata nella pubblicazione di 50 volumi all’interno di una collana pubblicata da Rubbettino, un’opera che ha raccolto l’apprezzamento del Presidente Mattarella. Ha inoltre annunciato la futura istituzione di un «festival dell’intelligence», ribadendo l’obiettivo primario di trasformare questa materia da disciplina specialistica a patrimonio della cultura nazionale, estendendo l’insegnamento a scuole e università per farne luoghi di costruzione consapevole della sicurezza.

LEGGI ANCHE: Intelligence, “Anticorpi alla conquista della mente” è il nuovo volume curato da Mario Caligiuri – Il Quotidiano del Sud

Il capo del Dis Rizzi: «Intelligence anticorpo della democrazia»

Il direttore del Dis Rizzi ha offerto un contributo di profondo spessore analitico, riconoscendo anzitutto il valore scientifico del lavoro di Caligiuri. Proveniente dalle forze di polizia, Rizzi ha dichiarato di aver compreso appieno, soltanto frequentando la comunità dell’intelligence, come essa rappresenti la «prima linea di difesa dello Stato». L’intelligence agisce in una dimensione «sotto soglia e sotto traccia». Per spiegarne la funzione, Rizzi ha introdotto la metafora degli anticorpi. «Non ci accorgiamo di essere aggrediti da agenti patogeni ma il nostro organismo reagisce e viviamo in condizioni di buona salute». Analogamente, nessuno si accorge del lavoro quotidiano dell’intelligence, che opera silenziosamente per garantire la pace e la democrazia.

Il segreto e il superamento dei pregiudizi

Affrontando il nodo cruciale del segreto, Rizzi ha sgombrato il campo da equivoci. L’intelligence ha licenza di agire tutelata dalla legge, in una democrazia matura rigorosamente normata. Ha ricordato che la Francia si è dotata di una normativa organica soltanto nel 2015, mentre l’Italia lo ha fatto nel 1977. La stessa presidenza del Copasir affidata a un esponente dell’opposizione testimonia la volontà di garantire trasparenza istituzionale. «Il segreto non è il fine dell’attività, bensì lo strumento attraverso cui essa si esplica», paragonabile al segreto istruttorio volto a tutelare le informazioni investigative finché necessario. Non significa, insomma, operare fuori dalla legalità o in assenza di regole. Ciononostante, permangono pregiudizi culturali alimentati anche da «narrazioni asimmetriche e non verificate».

Minacce ibride, intelligenza artificiale e reclutamento Stem

Rizzi ha posto l’accento sulle sfide poste dalla minaccia ibrida e dalla rivoluzione tecnologica. «Viviamo in un nuovo ordine globale segnato dal ritorno alla realpolitik. L’avvento dell’intelligenza artificiale e la velocità esponenziale della sua trasformazione impongono un cambio di paradigma: se prima l’obiettivo primario era cercare informazioni, oggi la sfida è non esserne soverchiati».

Nessuna istituzione appare pienamente resiliente di fronte a tali mutamenti. Per questo motivo, l’apparato ha avviato una specifica campagna di reclutamento mirata sulle competenze Stem e sul perfezionamento delle tecniche specialistiche. Il capo del Dis ha concluso ricordando l’ammonimento di Churchill secondo cui «gli imperi del futuro sono gli imperi della mente».

Il procuratore Amato: «Raccordo tra intelligence e giurisdizione»

Il procuratore generale presso la Corte d’Appello di Roma, Giuseppe Amato, si è soffermato sulla disciplina introdotta dalla legge 124 del 2007, sottolineando come essa abbia contribuito in modo determinante a ridurre le diffidenze storiche nei confronti dei servizi. Ha analizzato il meccanismo rigoroso di autorizzazione delle intercettazioni preventive, volto a verificare rigorosamente l’indispensabilità rispetto alle esigenze di sicurezza nazionale.

Amato ha evidenziato l’importanza di una collaborazione sinergica e non conflittuale tra magistratura e comparto di intelligence, superando la logica del sospetto (citando vicende passate come il caso Abu Omar). La magistratura, in questo quadro, non ha soltanto un compito repressivo, ma «partecipa attivamente alla prevenzione e al ripristino delle strutture danneggiate», valorizzando le intercettazioni preventive come strumento essenziale, per esempio nel contrasto al terrorismo e all’eversione.

Il presidente del Copasir Guerini: «Garanzie irrinunciabili»

Nelle conclusioni, Guerini ha tributato un plauso a Mario Caligiuri quale «motore» instancabile della riflessione sull’intelligence nel Paese. Guerini si è eretto a fermo difensore dell’architettura delineata dalla legge 124 del 2007, «frutto di uno sforzo convergente e votata all’unanimità in un ambito delicatissimo come la sicurezza dello Stato».

Analizzando il sistema dei controlli, Guerini ha evidenziato l’efficacia del doppio livello: quello preventivo, affidato all’autorizzazione giudiziaria, e quello parlamentare stringente tramite il Copasir, la cui presidenza all’opposizione costituisce una garanzia irrinunciabile. In un contesto caratterizzato da apparati dotati di grandi poteri tecnologici, disporre di controlli efficienti non rappresenta un limite, ma il più solido elemento di garanzia per gli stessi operatori del comparto e per la tenuta democratica.

Guerini ha infine ammonito contro il rischio di sottovalutare le analisi strategiche fornite dall’intelligence, ribadendo che oggi fare a meno di questa dimensione nell’analisi della democrazia costituisce un errore politico imperdonabile. L’incontro si è chiuso con l’annuncio, da parte di Caligiuri, che i contenuti del dibattito confluiranno in un volume. «L’intelligence è democrazia», la chiosa finale dello stesso Caligiuri.

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