Inquinamento in porto, 31 infrazioni in un anno con 8 fermi amministrativi: il bilancio della Capitaneria di porto di Genova
- Postato il 28 aprile 2026
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- Di Genova24
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La Capitaneria di porto di Genova ha intensificato i controlli ambientali nel bacino portuale, registrando un bilancio significativo nel corso dell'ultimo anno. L'attività di vigilanza ha portato all'identificazione di 31 violazioni normative relative all'inquinamento marino, con conseguenti 8 provvedimenti di fermo amministrativo nei confronti delle imbarcazioni responsabili. Questi dati riflettono l'impegno delle autorità nel contrastare le pratiche illegittime che compromettono la qualità dell'ecosistema marino e la sostenibilità del principale porto ligure.
Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.
Genova. E’ stato pubblicato oggi il rapporto annuale per il 2025 della Capitaneria di porto di Genova con all’interno il bilancio dei controlli sulle violazioni ambientali in porto. Nel documento emerge la mole delle ispezioni, 228 all’interno del bacino genovese, che ha permesso di far emergere 31 criticità con la disposizione di 8 fermi amministrativi.
Il protocollo operativo adottato dalla Guardia Costiera si fonda su “un rigoroso principio di proporzionalità, graduando l’apparato sanzionatorio in base alla gravità delle inadempienze rilevate durante le ispezioni”. Le misure intraprese spaziano dalla prescrizione scritta, volta a sanare lievi irregolarità entro termini temporali stabiliti, all’elevazione di sanzioni amministrative pecuniarie per le violazioni di grado moderato. Qualora le carenze siano giudicate gravi, l’Autorità dispone l’immediata messa fuori servizio di componenti vitali quali motori principali o impianti di lavaggio fumi, giungendo, nelle ipotesi di massima severità, al fermo totale dell’unità in porto. Tale provvedimento impedisce la partenza della nave fino alla completa rettifica delle deficienze, ferma restando la comunicazione all’Autorità giudiziaria per l’avvio di procedimenti penali nei casi più eclatanti.
Il Mediterraneo area SECA e il monitoraggio dei fumi
Il 2025 ha segnato un cambiamento importante: dal 1° maggio il Mar Mediterraneo è ufficialmente un’area SECA (Sulphur Emission Control Area), con l’obbligo di utilizzare combustibili con zolfo non superiore allo 0,10%. Genova aveva già anticipato questa misura con il protocollo volontario Genoa Blue Agreement.
Sotto il profilo strettamente tecnico, l’attività ispettiva ha assunto connotati di particolare minuziosità attraverso interventi “chirurgici”. Gli ufficiali hanno proceduto allo smontaggio forzato di componenti meccaniche, quali pompe d’iniezione e testate, per verificare la corrispondenza delle marcature IMO con i dati riportati nel fascicolo tecnico del motore. A queste operazioni si sono affiancati il blocco cautelativo dei gruppi elettrogeni non a norma e l’esecuzione di dodici campionamenti di combustibile, analizzati successivamente in laboratorio per accertare il superamento dei limiti di zolfo.
Un passaggio fondamentale per la solidità giuridica di queste azioni è giunto dalla recente sentenza del TAR Liguria riguardante la motonave Stolt Argon. Il tribunale ha confermato integralmente l’operato della Capitaneria, stabilendo che l’assenza della marcatura IMO sui componenti costituisce di per sé una prova di non conformità sufficiente a giustificare il fermo nave, indipendentemente dall’effettivo rilievo di emissioni oltre i limiti.
Parallelamente all’azione di controllo, l’Autorità Marittima ha mantenuto costante il monitoraggio visivo delle emissioni, intervenendo tempestivamente con richiami via radio dalla Sala Operativa in caso di fumosità anomale durante le manovre. Tale strategia è stata integrata dall’invio di lettere ufficiali di richiamo alle compagnie e dall’istituzione di tavoli tecnici permanenti con gli armatori dei traghetti