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Ilaria Salis-choc, la clausola-capestro nel contratto: "Fallo due volte e ti licenzio"

  • Postato il 24 luglio 2026
  • Politica
  • Di Libero Quotidiano
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  • 3 min di lettura
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Ilaria Salis-choc, la clausola-capestro nel contratto: "Fallo due volte e ti licenzio"
Ilaria Salis-choc, la clausola-capestro nel contratto: "Fallo due volte e ti licenzio"

Emergono ulteriori dettagli sul caso Ilaria Salis, sulla condanna per licenziamento senza giusta causa di due ex collaboratori, ai quali dovrà risarcire complessivamente 300mila euro. Infatti, secondo quanto riporta Il Giornale, nei contratti figuravano clausole-capestro e, in alcuni casi, quei contratti neppure erano stati depositati.

Al centro della vicenda ci sono gli accordi sottoscritti con Francois Gelmetti e Valentina Dadda, inquadrati rispettivamente come collaboratore e partita Iva anziché come dipendenti. Una scelta che, secondo il tribunale di Milano, non rispecchiava il reale rapporto di lavoro, tanto che il giudice Franco Caroleo ha concluso che entrambi fossero in realtà "dipendenti a tempo determinato".

Tra gli elementi finiti sotto la lente ci sono le condizioni previste dai contratti, che consentivano l'interruzione immediata del rapporto anche per motivi come la "mancanza ripetuta per oltre due volte a riunioni di coordinamento". Una clausola ben diversa dalle tutele previste dai contratti standard utilizzati dal Parlamento europeo per il personale degli eurodeputati.

 

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Secondo quanto ricostruito, inoltre, alcuni di questi contratti non sarebbero stati neppure depositati. Un aspetto che si aggiunge alle contestazioni sulla natura del rapporto di lavoro. A rafforzare la tesi della subordinazione, sempre secondo il tribunale, contribuiscono anche le contestazioni mosse da Salis ai due collaboratori, tra cui la "mancanza di risposte tempestive alle mail ricevute" e la "gestione autonoma di attività non concordate", rilievi ritenuti incompatibili con un rapporto tra committente e libero professionista.

 

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La deputata di Avs ha invece difeso la propria decisione, sostenendo che il licenziamento "era diventata necessaria per tutelare il corretto esercizio del mio mandato e le persone che rappresento". La sentenza di primo grado ha però riconosciuto l'illegittimità del recesso, condannandola a un risarcimento complessivo di 300mila euro.

 

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Autore
Libero Quotidiano

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