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Se in questi giorni vi trovaste a Milano e vi capitasse di passare nella Galleria Vittorio Emanuele II (vicino al Duomo), notereste un piccolo cantiere transennato e un restauratore al lavoro sul pavimento. Il motivo? Un "intervento di chirurgia estetica" d'urgenza ormai diventato periodcio. Il Comune di Milano ha infatti avviato il restauro del celeberrimo mosaico del "toro rampante".
Il mosaico infatti viene letteralmente "consumato dall'affetto" di migliaia di turisti e cittadini che ogni giorno vi compiono sopra una giravolta scaramantica. A causa della continua pressione dei talloni le tessere rosa che compongono gli attributi dell'animale si sono sbriciolate, formando un cratere profondo ben 2,5 centimetri.. L'intervento d'artigianato cancellerà il solco in pochi giorni. Ma mentre i restauratori posano le nuove tessere, la domanda sorge spontanea: perché mai lo facciamo? Da dove nasce questo bizzarro rito e perché, per cercare la fortuna, abbiamo scelto proprio quel punto anatomico?
Le spiegazioni si dividono in tre affascinanti ipotesi, sospese tra antropologia, geopolitica e leggende urbane.. 1. Il culto ancestrale della fertilità
Nelle culture antiche e nel folklore europeo, il toro è sempre stato il simbolo indiscusso di virilità, forza e potenza generatrice. Come evidenziato nelle analisi antropologiche del Touring Club Italiano, il gesto nasce in origine come un rito propiziatorio legato strettamente alla fecondità. Nell'Ottocento, infatti, erano soprattutto le donne a sfiorare con discrezione il mosaico per augurarsi di concepire un figlio. Con il passare dei decenni il concetto di "fertilità" si è progressivamente laicizzato e allargato alla prosperità economica, trasformando la giravolta in un augurio di generica fortuna negli affari.
2. Lo "sfregio" geopolitico ai cugini torinesi
Il toro rampante su campo azzurro è lo stemma di Torino, prima capitale del Regno d'Italia. Come ricordano i registri storici della Galleria Vittorio Emanuele II, quando l'opera fu progettata dall'architetto Giuseppe Mengoni e inaugurata nel 1867, la rivalità economica, politica e culturale tra Milano e Torino era ai massimi storici. Calpestare proprio il punto più vulnerabile e intimo dell'animale simbolo dei piemontesi nacque come uno sfregio goliardico e un po' cinico da parte dei cittadini milanesi per schernire i "cugini" sabaudi. Questo antico dispetto politico si è poi stemperato nel tempo, trasformandosi nell'innocua usanza che vediamo oggi.
3. La regola della "Notte di Capodanno"
Secondo alcuni racconti popolari si trattava di un rito magico da compiere esclusivamente la notte di San Silvestro. La leggenda voleva che compiere tre giri completi su se stessi con il tallone destro, rigorosamente ad occhi chiusi e allo scoccare esatto della mezzanotte del 31 dicembre, garantisse la benevolenza della sorte per tutto l'anno venturo.
Qualunque sia la vera origine di questo rituale laico, il turismo di massa del secondo Novecento ne ha decretato il successo, ma è stata la successiva globalizzazione, unita al boom dei social, a renderlo un'usanza quotidiana e slegata dalle stagioni. Oggi la "piroetta scaramantica" è diventata un contenuto perfetto a prova di smartphone: ci si mette in coda, si scatta il selfie di rito durante il giro e si condivide all'istante con il mondo..
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