Il quartiere di Tribeca è la nuova destinazione dell’arte contemporanea a New York
- Postato il 9 febbraio 2026
- Arte Contemporanea
- Di Artribune
- 2 Visualizzazioni

La recente evoluzione di Tribeca racconta un cambiamento strutturale nella scena artistica di Manhattan. Nel tratto compreso tra Canal Street e l’Hudson, tra affascinanti edifici in ghisa e ampi spazi industriali riconvertiti, il quartiere si è progressivamente affermato come nuovo polo dell’arte contemporanea, contendendo a Chelsea il primato nella scena newyorkese. “Quando ci siamo trasferite a Tribeca nel 2019, poco prima del lockdown, non c’era quasi nessuno”, ricorda Chiara Repetto, cofondatrice della galleria Kaufmann Repetto, con sedi a Milano e New York. “Oggi, dal mio ufficio, vedo le insegne delle gallerie una dopo l’altra. È incredibile pensare a quanto si sia trasformato il distretto in così poco tempo”.

Tribeca è il nuovo epicentro dell’arte contemporanea a New York
Secondo un articolo del New York Times del 2021, le gallerie attive in quest’area erano una quarantina. Oggi superano le settanta. La ricerca di ambienti espositivi più grandi, luminosi e architettonicamente “autentici” ha spinto numerose realtà a trasferirsi o ad aprire una seconda sede in questa porzione dell’isola. “C’è stato un momento in cui sembrava che ogni settimana arrivasse qualcuno di nuovo”, ricorda Repetto. “Tribeca offriva possibilità che altrove non c’erano più: metrature ampie, identità forte e mercato immobiliare ancora accessibile”.

Le avanguardie silenziose dell’arte contemporanea a Tribeca
La prima galleria a scommettere su Tribeca fu Postmasters, che nel 2013 aprì la propria sede al 54 di Franklin Street, anticipando di qualche anno un movimento più ampio. La vera espansione prese forma attorno al 2017, quando gallerie come Bortolami lasciarono la storica sede di Chelsea sulla ventesima strada per un ampio spazio su Walker Street, contribuendo a delineare il perimetro simbolico del futuro polo artistico. Pochi anni dopo arrivò una nuova ondata di trasferimenti: Kaufmann Repetto, Andrew Kreps, James Cohan, Luhring Augustine e P·P·O·W consolidarono la presenza del quartiere sulla mappa dell’arte internazionale. In questa trasformazione fu determinante la figura di Jonathan Travis, agente immobiliare e collezionista, tra i primi a intuire il potenziale dell’area come alternativa a Chelsea. “Molti pensavano che le gallerie si trasferissero per gli affitti”, ha raccontato, “ma in realtà era una questione di sensazioni: Tribeca offriva carattere, storia e metrature ideali per l’arte contemporanea”.
Dal 2019 la crescita non si è arrestata. Shrine aprì nello stesso anno un nuovo spazio, seguita nel 2021 da 52 Walker, la sede di David Zwirner diretta da Ebony L. Haynes. Nel 2022 Pace inaugurò un satellite curatoriale su Newbury Street, confermando l’interesse dei grandi dealer internazionali per la zona. Nel 2023 lo sviluppo ha assunto una dimensione ancora più ampia, con l’arrivo di Timothy Taylor, Stephen Friedman e Almine Rech, che hanno ulteriormente rafforzato il profilo globale del contesto. Per Almine Rech, osserva Ermanno Rivetti, direttore della galleria a New York, la nuova sede su Broadway ha rappresentato “un salto di scala”, offrendo la possibilità di organizzare mostre che richiedono maggiore libertà espositiva: “Tribeca ci permette di lavorare con opere più grandi, più complesse, talvolta difficili da mostrare negli ambienti più tradizionali dell’Upper East Side”. L’apertura dello spazio ha inoltre rafforzato il dialogo della galleria con la scena americana, che dal 2016 ha visto l’ingresso di oltre venti artisti statunitensi nel programma. “Molti di loro cercano proprio la possibilità di esporre a Tribeca”, aggiunge Rivetti, “attratti da soffitti alti, luce naturale e un contesto ormai riconosciuto dalla comunità artistica”. Il 2024 ha segnato il trasferimento simbolico di Marian Goodman Gallery nel Grosvenor Building, progettato da studioMDA, mentre il 2025 ha visto l’apertura di Jack Shainman e il completamento del trasferimento di Blum.

Chiusure, transizioni e nuove sfide: l’arte contemporanea a Tribeca
Dopo anni di espansione continua, l’ecosistema locale sembra ora avviarsi verso una fase più matura. Negli ultimi due anni hanno chiuso realtà che avevano contribuito alla fase pionieristica della zona: David Lewis Gallery, JTT, Queer Thoughts, Denny Gallery e, più recentemente, Cloud Gallery. “È normale”, osserva Repetto. “I cicli fanno parte della vita dei quartieri. Ma Tribeca rimane un ecosistema vivo, che si rigenera”. Queste chiusure, pur senza intaccare la vitalità del distretto, hanno riacceso il dibattito sulla sostenibilità del segmento intermedio del mercato, compresso tra mega-gallerie globali e progetti indipendenti. Ciò che distingue Tribeca, secondo molti addetti ai lavori, è la dinamica collaborativa che permea l’intera comunità. “All’inizio ci piaceva l’idea di un’alternativa a Chelsea, più libera e meno istituzionale”, racconta Repetto. “Ma presto abbiamo capito che l’unione fa la forza: coordinare gli opening, condividere strategie, sostenersi a vicenda”.
The Campus a Tribeca
Da questo spirito è nato anche The Campus, un progetto condiviso da Bortolami, James Cohan, Kaufmann Repetto, Anton Kern, Andrew Kreps e Kurimanzutto, che ha trasformato un’ex scuola a Hudson, Upstate New York, in uno spazio espositivo comune. “È stata un’esperienza intensa”, afferma Repetto, “quasi un’estensione naturale di questa modalità collaborativa”. Anche per Ermanno Rivetti, l’atmosfera di Tribeca rimane uno dei suoi punti di forza: “Si respira un’energia diversa, meno prevedibile. È un mix tipicamente newyorkese di artisti affermati, giovani voci, curatori e collezionisti che tornano regolarmente”. Guardando al futuro, Repetto mantiene un ottimismo misurato: “Forse non ci sono più molti spazi disponibili, ma la voglia di collaborare resta fortissima. Finché ci sarà questa energia condivisa, Tribeca continuerà a essere un luogo dove l’arte si muove davvero”.
Beatrice Caprioli
L’articolo "Il quartiere di Tribeca è la nuova destinazione dell’arte contemporanea a New York" è apparso per la prima volta su Artribune®.