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“Il proiettile dell’Ice conficcato a ridosso del midollo spinale”: così un migrante venezuelano rischia la paralisi

  • Postato il 23 settembre 2026
  • Mondo
  • Di Il Fatto Quotidiano
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“Il proiettile dell’Ice conficcato a ridosso del midollo spinale”: così un migrante venezuelano rischia la paralisi

Il proiettile è ancora conficcato nella schiena, incastrato a ridosso del midollo spinale. I medici l’hanno lasciato lì per evitare che Wilber Rafael Garcés Pérez rimanesse paralizzato a vita. Per il giovane 28enne – migrante venezuelano, ferito domenica ad Austin (Texas) da un colpo da arma da fuoco – servivano riposo assoluto e ulteriori accertamenti, ma l’Ice (Immigration custom enforcement) non glielo ha concesso. “Ascolta, loro hanno molta fretta: vogliono portarti via da qui”, gli ha confidato il personale dell’ospedale universitario Dell Shelton. Garcés è stato dimesso quattro ore dopo il suo ingresso in ospedale e trasferito in cella, presso il centro di detenzione Ice del Texas meridionale. Ha affrontato due ore di viaggio, senza antidolorifico. Poi, i primi cenni di paralisi sono arrivati. “Ha perso la mobilità e la sensibilità sull’intero lato sinistro del corpo”, ha spiegato lunedì la sua avvocata, Kate Lincoln-Goldfinch. “L’Ice ha messo a repentaglio la vita di Pérez – ha denunciato – trasferendolo per 100 miglia in un centro di detenzione con un proiettile ancora conficcato nella schiena, senza farmaci per il dolore e sanguinante”. Una volta in cella, Garcés è stato costretto a dormire sul pavimento, al freddo, senza cure mediche adeguate. “Per questo – insiste la legale – ha perso mobilità e sensibilità su tutto il lato sinistro del corpo”. In seguito, il 28enne è stato riportato in ospedale, sempre al Dell Shelton, sotto stretta custodia federale. La sua condizione è “seria ma stabile, aggravata da un forte deficit neurologico”. Ha la clavicola fratturata e il proiettile tuttora lì, conficcata nella schiena.

Garcés è stato intercettato domenica – mentre lavorava come rider per la piattaforma DoorDash – da un Suv non identificato dall’Ice che ha speronato il suo furgone per ben due volte. Sirene spente, nessun segnale preventivo. Stando alla sua testimonianza: una volta fermata la macchina, un agente dell’Ice gli avrebbe sparato attraverso il finestrino. “Quando mi hanno sparato – racconta Garcés – non sapevo nemmeno che si trattasse dell’Ice”. Il proiettile, entrato dalla sua spalla, si è fermato accanto alla colonna vertebrale. E sanguinava mentre gli agenti lo ammanettavano a terra, sull’asfalto, prima di chiamare i soccorsi.

A sua volta, l’Ice ha provato a ridimensionare l’accaduto. L’agenzia parla di un “regolare controllo stradale”, poiché Garcés aveva un “ordine di espulsione” dagli Usa, considerata la sua “permanenza illegale” nel territorio federale. L’Ice parla addirittura di un “inseguimento a piedi” dopo il blocco dell’auto, ma la legale di Garcés nega: “Era già ferito”. Mentre si scrive non si registrano passi indietro da parte dell’amministrazione di Donald Trump, che più volte ha ribadito il suo pieno sostegno agli agenti dell’Ice, artefici di un “ottimo lavoro” nonché “amati e rispettati in America”.

In corso accertamenti dell’Homeland security investigations (Hsi), branca investigativa del Dipartimento nazionale della Sicurezza. Tuttavia l’indagine interna non convince il sindaco di Austin, Kirk Watson. “Non sarebbe appropriato – dice – che l’Ice conducesse autonomamente una qualche forma di indagine su sé stessa, escludendo gli altri”. A tale riguardo, il Dipartimento di polizia di Austin sta raccogliendo prove in modo indipendente e i Texas Rangers si sono detti disponibili a dare supporto alle indagini.

Anche il congressista dem Greg Casar chiede indagini indipendenti, attraverso una lettera formale inviata al segretario del Dipartimento della sicurezza nazionale. “Non mi importa se sei democratico o repubblicano – denuncia Casar, insinuando il tentativo Ice di espellere Garcés in tempo record –, crediamo tutti che al governo federale non dovrebbe essere permesso di spararti e poi farti sparire dal Paese in modo che nessuno possa essere ritenuto responsabile”. L’argomento sarà affrontato al briefing congressuale convocato lunedì 28 settembre.

Il malcontento si fa sentire anche nelle strade di Austin: per due notti consecutive, cittadini e rappresentanti di associazioni sono in piazza, senza cedere alla violenza. Un manifesto sul muro: “Non abbiamo paura”. I manifestanti temono anche l’ormai diffusa profilazione etnica eseguita dall’Ice. “Se a un agente dell’Ice non piace il mio colore della pelle vorrà dire che sono a rischio – esclama Alfredo Campos, studente 19enne –. Potranno quindi spararmi mentre sarò alla guida, andando a scuola o a lavoro”.

Da gennaio 2025, l’Ice ha arrestato oltre 582mila persone, con un picco mensile di 50.925 detenzioni ad agosto. Nello stesso periodo l’agenzia è stata responsabile di 42 sparatorie, risultate in 11 vittime letali sempre. Inoltre, sotto la sua custodia sono morte 33 persone, di cui 26 durante l’anno in corso.

(immagine d’archivio)

L'articolo “Il proiettile dell’Ice conficcato a ridosso del midollo spinale”: così un migrante venezuelano rischia la paralisi proviene da Il Fatto Quotidiano.

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Il Fatto Quotidiano

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