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In sintesi
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Dopo una settimana turbolenta, segnata da un annullamento pochi istanti prima del lancio e un rinvio per maltempo, SpaceX è finalmente riuscita a portare in volo la missione Starship Flight 13.
Il decollo, con il booster 20 e la navicella 40, è avvenuto alle 00:51 ora italiana del 25 luglio dalla rampa di Starbase.
Il primo tentativo del 16 luglio si era concluso con uno sto automatico a T-0, cioè un istante prima del lancio: solo 29 dei 33 motori Raptor si erano accesi correttamente, bloccando il conteggio. Elon Musk, fondatore e CEO di SpaceX, aveva spiegato che l'interruzione era scattata automaticamente a causa della mancata accensione di alcuni propulsori. Si è trattato della prima interruzione di questo tipo nel programma Starship ad avvenire con la sequenza di lancio già impostata.
Nei giorni successivi, l'azienda ha chiarito che il problema riguardava sei motori del booster. Un calo di pressione nelle turbopompe dell'ossigeno liquido, causato probabilmente da infiltrazioni di umidità, aveva impedito l'avvio di quattro propulsori.
Riparazioni e sfida contro il meteo
SpaceX ha quindi smontato navicella e booster per effettuare le necessarie riparazioni. Dopo la sostituzione di sei motori — tra cui le unità E4, E5, E6, E12 ed E13 — il razzo è stato rimontato e i test di tenuta sui nuovi Raptor sono stati superati con successo.
Il nuovo tentativo era stato fissato per il 23 luglio. Tuttavia, il passaggio della tempesta tropicale Bertha nel Texas meridionale ha costretto l'azienda a rinviare le operazioni di 24 ore, in attesa che le condizioni meteo migliorassero.
Il volo e l'impatto del booster
Al terzo tentativo, tutti i 33 motori Raptor si sono accesi regolarmente, permettendo il decollo. La separazione degli stadi e il ribaltamento del booster (primo stadio) sono avvenuti senza intoppi. La manovra di rientro del primo stadio si è conclusa correttamente e il razzo si è diretto verso il punto di ammaraggio nel Golfo del Messico.. In fase di atterraggio, però, i Raptor del booster si sono spenti progressivamente — passando da otto a cinque. Questo ha portato il veicolo a toccare l'acqua a una velocità superiore al previsto, provocando un impatto piuttosto violento. Si tratta di un aspetto da perfezionare, poiché in futuro il booster dovrà ritornare integro alla rampa di lancio per essere riutilizzato.
I successi della navicella e il futuro verso Artemis
La navicella 40 ha invece completato un volo pressoché impeccabile, raggiungendo tutti gli obiettivi previsti:
Il dispiegamento di 20 satelliti Starlink V3, i primi di questa nuova generazione mai inviati nello spazio.
La riaccensione in volo di un motore Raptor.
Un ammaraggio di precisione nell'Oceano Indiano, fornendo ampie immagini delle condizioni dello scudo termico durante il rientro.
I 20 satelliti Starlink, pur avendo stabilito il contatto con il centro di controllo a terra, non erano progettati per rimanere in orbita. Trattandosi di un test dimostrativo e non di un rilascio operativo, ciascun satellite è rientrato bruciando nell'atmosfera circa 20 minuti dopo il rilascio.
Anche il neo amministratore della NASA, Jared Isaacman — che in passato aveva volato nello spazio a bordo di una Crew Dragon di SpaceX — ha commentato con una battuta il successo del test. Isaacman sta seguendo da vicino i progressi di Starship, tappa cruciale per il programma Artemis, che prevede l'uso di una variante della navicella come lander lunare.
Prospettive per Flight 14
Nonostante l'atterraggio duro del booster, il bilancio complessivo della missione è molto positivo. SpaceX porta a casa risultati fondamentali per la configurazione Starship V3 e per l'affidabilità dei nuovi motori Raptor 3, aggiornati con giunti saldati per prevenire le perdite di propellente verificate nei test del marzo 2025.
La prossima missione, Starship Flight 14, dovrebbe spingere la navicella direttamente in orbita terrestre, superando la traiettoria suborbitale dei voli precedenti..
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