Il monopolio su Guccini è roba da compagni
- Postato il 9 agosto 2026
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- Di Libero Quotidiano
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Il monopolio su Guccini è roba da compagni
C’è stato un tempo lontano in cui uscivano testi come Fascisti immaginari (Lanna-Rossi, Vallecchi) e alla presentazione del libro arrivava Valter Veltroni, all’epoca sindaco di Roma, e diceva: “bè signori, guardate che questo immaginario è anche il mio”. E prima ancora c’era stato un tempo in cui l’inviato di Repubblica al primo Campo Hobbit ammetteva: “qua si fanno gruppi di studio che sembrano tratti da un odg della nuova sinistra”. Tempi, insomma, in cui Cacciari anziché urlare dalla tv di Cairo dialogava col missino (ora ex) Marco Tarchi. Certo che ci si guardava lo stesso in cagnesco da una trincea all’altra, ma vi era a volte un baluginìo di curiosità e di onestà intellettuale.
Oggi l’ultimo testimone rimasto di quei tempi è Giampiero Mughini, che ideò il documentario Rai sui giovani di destra, sul nuovo radicalismo nero (Nero è bello si chiamava per l’appunto) di gente che leggeva, studiava, si occupava persino di questioni femminili. Mughini ha visto l’evoluzione di quel mondo, ne ha conosciuto i protagonisti. Ma si batte solitario contro la nuova fascioansia che è servita alla sinistra contro Giorgia Meloni e che servirà (forse) a Giuseppe Conte per tornare a Palazzo Chigi. In verità queste cose le sa bene anche Goffredo Bettini, che di Conte è il suggeritore, il quale come il suo amico in camicia nera Andrea Augello (di cui fece l’orazione funebre) sa tutto ma dice ciò che è utile al suo campo. E basta. È da quel tempo, dunque, dalla metà degli anni Settanta che lo stereotipo del fascistello ignorante, illetterato, tutto muscoli e saluti romani, intento solo ad ascoltare gli inni del Ventennio, pronto ad assaltare immaginarie fortezze gridando “Ce ne freghiamo della galera, camicia nera trionferà...” è superato. È da quel tempo che si legge Pasolini anche se oggi Ascanio Celestini se ne scandalizza. È da quel tempo che si ascolta Francesco Guccini anche se oggi arriva Scanzi a spiegarci chi, quando e come può accostarsi alle sacre note del Maestrone. A strascico arriva pure Luca Bottura che metaforicamente ballonzola sulle “prove” del disprezzo gucciniano per i fasci: «A Atreju non ci andò, tiè». Ebbene i tempi sono questi.
Sono i tempi dell’inquisitore Montanari. Della cacciatrice di streghe Mirella Serri. Sono i tempi in cui per “capire” la destra ci si abbevera ai tweet di Paolo Berizzi sui cui libri molto ci sarebbe da dire ma ci limitiamo a far notare che la copertina di uno degli ultimi pamphlet mostra che il nostro non sa nemmeno che il saluto romano si faceva col braccio destro e non con il sinistro. Quisquilie. Annotazioni marginali. Una sinistra immersa nel più nebbioso caos dottrinario si comporta come il disperato Mazzarò, il personaggio di Verga che nel suo perire vuole che la sua roba se ne vada con lui sottoterra. È tutto un giù le mani da.... Da Pasolini, da Guccini, da De André, da Nanni Moretti, da Borsellino. Addirittura la scrittrice Viola Ardone racconta che in un paese dove presentava un suo libro avrebbe scacciato via un vannacciano (il nuovo spauracchio da agitare dinanzi ai cantori di Bella ciao) solo chiedendogli che libro avesse letto ultimamente. Giù le mani anche dal compagno Gutenberg! Persino Tolkien, ha spiegato Chiara Valerio alle menti illuminate, va sottratto ai fascisti analfabeti che magari lo hanno leggiucchiato, ma mica lo hanno capito. Insomma a noi resterebbe al massimo Rossetto e caffè di Sal da Vinci. A loro tutto il resto, compresa Ditonellapiaga che improvvisa concerti per la meglio gioventù dello Spin Time. E compresa pure Raffaella Carrà simbolo di un’Italia leggera e spensierata prima che le ombre nere della decadenza meloniana si addensassero sul bel suolo natìo. Chissà se almeno, giunti a questo punto, potremo ascoltare Albano e Romina... ■.
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