Il futuro dei cattolici è legato a una politica di centro. Ecco perché secondo Merlo
- Postato il 4 agosto 2026
- Politica
- Di Formiche
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Tutti sappiamo che nell’area cattolica italiana, da sempre, esiste un forte e consolidato pluralismo politico ed elettorale. Non è un caso che anche nella stessa Dc, come ripeteva spesso Guido Bodrato, la cosiddetta unità politica dei cattolici non è mai stato un dogma ma sempre e solo un fatto storico. Legato, cioè, a quella particolare stagione storica che vedeva la presenza di un grande partito popolare, di massa e di ispirazione cristiana che rappresentava la vera e unica alternativa politica, culturale e programmatica al comunismo e a una società modellata sulla cultura comunista con un preciso riferimento internazionale all’Unione Sovietica.
Era del tutto naturale, di conseguenza, che la stragrande maggioranza dei cattolici si riconoscesse, per svariati decenni, nel progetto politico e nella funzione storica esercitati dalla Democrazia Cristiana. Ma non c’era, comunque sia, alcun obbligo o comandamento a votare per un solo partito. Detto questo, è altrettanto indubbio che il ruolo dei cattolici nella politica italiana – seppur nel rispetto delle oggettive diversità all’interno della stessa area cattolica – si è sempre strettamente intrecciato con un progetto centrista.
Un ”centro dinamico”, per dirla con la miglior cultura democratico-cristiana e cattolico-popolare. Un centro, cioè, che non è una banale equidistanza tra la destra o la sinistra e i relativi schieramenti. Ma un centro, al contrario, che sia realmente ed autenticamente riformista, sinceramente democratico, culturalmente plurale e, infine ma non per ordine di importanza, che sia in grado di declinare una credibile cultura di governo.
Ora, è abbastanza evidente, almeno per chi non è accecato dalla sola ipocrisia, che nell’attuale coalizione di sinistra e progressista e in quella della destra sovranista e conservatrice, la “politica di centro” – per dirla con un linguaggio caro alla storica sinistra democristiana – è del tutto assente se non addirittura incompatibile.
È noto, infatti, che la “politica di centro” interpretata dalla cultura, dal pensiero, dalla tradizione e dalla storia del cattolicesimo democratico, popolare e sociale non è affatto compatibile con qualsiasi deriva estremista, radicale, massimalista, sovranista e, men che meno, populista.
Si tratta, queste, di derive che sono strutturalmente estranee ed esterne alla storia e alla tradizione dei cattolici impegnati in politica. Ecco perché la declinazione di una vera “politica di centro” da un lato e la riscoperta di un rinnovato protagonismo politico dei cattolici dall’altro sono due elementi strettamente intrecciati l’un con l’altro. Potremmo quasi dire che sono due elementi inseparabili. E non è un caso, del resto, che la crisi di tutto ciò che è riconducibile al centro è coincisa anche con la caduta della partecipazione e del ruolo dei cattolici nella cittadella politica italiana. Ma questa doppia presenza si rende possibile solo se viene concretizzata in un progetto politico coerente, lungimirante e capace di incidere realmente nel dibattito politico complessivo. Cioè nei partiti e nelle rispettive coalizioni di marca centrista.
Per queste ragioni, semplici ma oggettive, il futuro del centro e il ruolo dei cattolici sono strettamente intrecciati. E senza il rilancio di un progetto politico centrista, riformista, democratico e di governo la stessa presenza politica dei cattolici rischia di essere debole, pallida e politicamente irrilevante e insignificante.