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Il filo che unisce Mr Report e sinistra è la mitomania

  • Postato il 17 agosto 2026
  • Politica
  • Di Libero Quotidiano
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  • 5 min di lettura
In sintesi

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Il filo che unisce Mr Report e sinistra è la mitomania
Il filo che unisce Mr Report e sinistra è la mitomania

Cos’ha in comune la penosa vicenda Lavitola-Ranucci con le polemiche infantili di una classe politica per larghi tratti inadeguata? Che sono entrambe dominate da necessità (di non perdere uno status e uno stipendio che altrimenti non avrebbe capacità di ottenere) e mitomania (il desiderio disperato di farsi notare per uscire dall’anonimato o non tornarvi). Così la cronaca terrorizza la politica che la rincorre, anche per pigrizia della tv, unico corpo intermedio rimasto ma impegnato a creare martiri patacca. Mettendo in ombra così sogni e progetti di crescita economica che serve rabbiosa e cui servono riforme shock.

DECALOGO
Sicurezza ed economia saranno i due drive della campagna elettorale e sono connesse. Chi viene qui a lavorare e accetta le nostre leggi, impara la lingua, che le donne si vestono come vogliono, e il resto del decalogo occidentale, è benvenuto. Lui e la sua aspirazione di migliorare la propria vita, contribuendo al welfare, e non succhiandolo. Chi non accetta e dunque non vuole integrarsi, vada altrove. Non dobbiamo farci perdonare nulla. La sinistra se ne ricordi. Sulla sicurezza, anziché cianciare cavolate tipo remigrazione, chiunque abbia intenzione di delinquere anche fosse solo per necessità sappia che la cosa ha un costo certo, severo e immediato: basta denunce a piede libero che fanno uscire persone arrestate da meritori agenti qualche ora prima; carcere preventivo obbligatorio, modello Florida (dove di immigrazione ce n’è eccome, ma i reati calano). E restituiamo libertà di schiaffone alle forze dell’ordine. A volte, meglio un contrasto sul territorio tramite uno sganassone che un arresto e un lentissimo processo che non protegge la società. Ma sia chiaro: anche sull’immigrazione, la salvezza la offrono globalizzazione e sviluppo. Se crescono certi Paesi, gli immigrati qui non vengono più. Si pensi all’Albania. Ciò detto, fossi in Giorgia Meloni, attirerei l’attenzione sull’economia. Ieri un gruppo di brillanti costruttori, avvocati e albergatori 30enni, a Pineto (mica a Manhattan) mi spiegava la loro grande voglia di fare di più, e i troppi ostacoli fiscali e burocratici di cui soffre.

FOLLIE
È questa la frontiera su cui trascinare lo scontro questo autunno. Che evidenzierebbe le follie del campo largo e ci allontanerebbe da polemiche marginali in cui vale tutto e tutti valgono uno, con danno dei più bravi, e degli italiani. I quali assistono allo spreco di far finire in maggior spesa pubblica anziché in abbassamento delle imposte quanto recuperato dall’evasione fiscale (inseriamo un vincolo di destinazione?), e che sanno quanto servano riforme pro-mercato e imprese, e contro il carovita, in energia, costo e diritto del lavoro per stipendi maggiori, fisco da alleggerire, e burocrazia da abbattere.
Misure bandiera, ma concrete, sono benvenute: via il bollo. Si può mai ritenere l’auto un bene di lusso e dunque da tassare? No. Altrimenti, idea: tassiamo le cavolate di Ranucci e compagni.
Sai che gettito.

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Autore
Libero Quotidiano

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