Il delirio del Pd: il governo fa parte dell'Internazionale Nera
- Postato il 11 settembre 2026
- Politica
- Di Libero Quotidiano
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Il delirio del Pd: il governo fa parte dell'Internazionale Nera
Curateli. Ancora oggi gridano all’Internazionale nera, attaccano Giorgia Meloni, diventano pazzi. Sono quelli che si offendono se ti azzardi a chiamarli comunisti, il loro è il classico doppio standard con l’avversario politico. L’ultimo della serie è Beppe Provenzano, audace dirigente del Pd, che torna a scomodare complotti planetari per attaccare la premier. Per l’esponente del Nazareno, esiste una “Internazionale nera con cui Meloni non ha mai tagliato i ponti”.
Se lo ripete per strada chiamano la neuro. Il tutto passato rapidamente da Repubblica a Facebook con una promessa: loro saranno “l’argine”. Per la vittoria di Afd in Sassonia - è il Provenzano pensiero - «Putin è stato il primo a esultare, ma non solo lui. A esultare è stato pure Trump. Tutta l’Internazionale nera è al lavoro per smantellare l’Europa e colpire le democrazie. Noi faremo da argine contro l’Internazionale nera con cui Meloni non ha mai tagliato i ponti». E appunto se li chiami comunisti si offendono. È il loro stile: se definisci Meloni o FdI “fascisti”, “neri”, “internazionale nera”, per una parte della sinistra è analisi politica. Se chiami il PD o certa sinistra “comunisti”, “rossi”, “internazionale rossa”, diventano subito vittime di un’etichetta offensiva e anacronistica. Sono fermi agli slogan.
Nessuno vuole paragonare il PD di oggi al PCI di ieri anche se fa di tutto per assomigliargli. Per loro invece Fratelli d’Italia non ha indicato la strada di una moderna, ma va mischiato ad una inesistente Internazionale nera... È proprio la sinistra che mantiene da lungo tempo l’abitudine di usare l’accusa storica come arma permanente, mentre reagisce male quando qualcuno fa lo stesso nei suoi confronti. È un giochino che non cambia mai: le etichette pesanti valgono solo in una direzione. Del resto, proprio Provenzano non tenta nemmeno un po’ di distinguersi da un tono pittoresco che mal si addice ad un dirigente politico odierno. E non si fa remore nell’usare un vocabolario pesante e tipico di una certa polarizzazione della politica italiana. Per lui l’espressione “internazionale nera” serve ad indicare la rete di rapporti tra destre sovraniste e conservatrici: Meloni, Salvini, ancora Orbán, Netanyahu, ambienti trumpiani e chi più ne ha più ne metta.
Resta epico quell’intervento del 2025 in cui aveva già detto che Meloni e Salvini «hanno partecipato negli anni alla costruzione dell’Internazionale nera” insieme a Netanyahu. La tesi di questo PD davvero vecchio è che Fratelli d’Italia, pur presentandosi come partito conservatore e molto più democratico di loro, non avrebbe mai fatto un taglio netto con certi ambienti e alleanze internazionali di destra radicale o nazionalista. Dal lato opposto, Meloni e FdI ribattono da anni che non hanno alcuna nostalgia totalitaria e che i rapporti con Trump, Orbán o Netanyahu sono alleanze politiche su temi come immigrazione, sovranità nazionale e contrasto all’islamismo, non “internazionale nera”.
Ma è evidente che “l’accusa” è il classico teorema della sinistra per delegittimare la destra al governo. Siamo di fronte allo scontro usuale a cui sono abituati per attaccare ieri Berlusconi e oggi Giorgia Meloni. È preoccupante questa tendenza alla demonizzazione della destra. Anche perché è così che si rischia di rinfocolare antichi odi che fanno solo male alla democrazia italiana. O dobbiamo chiederci se non sia proprio questo l’obiettivo di una sinistra che non riesce mai a vincere le elezioni politiche e ha bisogno di inventare teoremi? Facciano pace col cervello.
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