Il ciclismo è messo male, come il calcio: è il peggior Giro d'Italia di sempre. E il futuro è pieno di incognite
- Postato il 1 giugno 2026
- Di Virgilio.it
- 0 Visualizzazioni
- 4 min di lettura
Una volta eravamo i grandi dominatori, oggi siamo ridotti a semplici comparse. Che brutta fine che ha fatto, il ciclismo italiano: fino a una ventina d’anni fa tutti venivano da noi per imparare e provare a carpire i segreti della nostra scuola, oggi invece all’estero dimostrano di andare molto più forte e semmai siamo noi quelli che necessitano di trovare un modo per rialzare la testa. Ma quanto successo nelle ultime tre settimane al Giro non è che la punta dell’iceberg: l’elite del pedale ci ha respinti, un po’ come successo da qualche anno a questa parte nel calcio. Che col ciclismo è appunto la disciplina più “boccheggiante” di questa era storica sportiva.
- Mai così indietro nella generale: il ricambio non c'è
- Pellizzari, un Giro da incubo: "Voglio cancellare tutto"
- Peggior risultato di sempre nella generale in 109 edizioni
- Tra poco torna Finn, ma il confronto con Seixas è impietoso
Mai così indietro nella generale: il ricambio non c’è
Un dato balza agli occhi nello scorgere i nomi della classifica generale dell’edizione 109 della corsa rosa: per trovare un italiano bisogna scorrere all’ottavo posto, con Davide Piganzoli attardato di quasi 11’ dal suo capitano Jonas Vingegaard. Che poi anche questo è un altro dato di cui tener conto: Piganzoli è un gregario, è andato al Giro per aiutare a vincere il danese, e benché abbia mostrato un’ottima condizione generale, lui in quella top ten nemmeno ci sarebbe dovuto andare.
E lo stesso dicasi di Damiano Caruso, nono assoluto nell’ultimo Giro corso in carriera (ha fatto secondo nel 2021, terzo nel 2023 e quinto nel 2025). Il siciliano avrebbe dovuto lavorare per Buitrago, che però s’è ritirato presto per una caduta, e poi ha fatto la corsa per cercare di tenere Afonso Eulalio il più in alto possibile (alla fine ha chiuso sesto, tenendo la maglia rosa per 9 giorni).
Comunque sia, due corridori chiamati a svolgere un compito in funzione di qualche altro compagno, e dunque non gente che avrebbe potuto puntare deliberatamente a fare corsa per se stessa. Un po’ come Giulio Ciccone, che invero aveva spiegato di voler puntare alla maglia azzurra (che ha portato a casa) e a un vincere almeno una tappa (proposito rimasto inascoltato, sebbene c’abbia provato).
Pellizzari, un Giro da incubo: “Voglio cancellare tutto”
Insomma, gli italiani non erano liberi di fare corsa per sé stessi, e in fondo sapeva di non esserlo nemmeno Giulio Pellizzari, che doveva far valere le proprie ragioni nel confronto diretto interno alla Red Bull Bora Hansgrohe con Jai Hindley (ottimo terzo).
Pellizzari era però la grande speranza italiana di questa edizione: battere Vingegaard sarebbe stato impossibile per chiunque, ma puntare a un podio e a una top 5 non era poi un traguardo irraggiungibile. Pellizzari però ha dovuto fare i conti con un virus che l’ha debilitato a tal punto da togliergli energie fisiche e (soprattutto) mentali, finendo per ammainare in fretta la propria bandiera e lasciandosi andare a un Giro totalmente anonimo.
“Di queste tre settimane voglio dimenticarmi tutto, brucerò maglie e dorsali”, ha commentato il marchigiano, evidentemente deluso dall’andamento della sua corsa. La carta d’identità nel suo caso aiuta (non ha ancora 23 anni), ma intanto un primo esame ha visto il marchigiano pesantemente respinto. Sperando che non finisca per condizionarlo in futuro.
Peggior risultato di sempre nella generale in 109 edizioni
Insomma, per la prima volta in 109 edizioni di storia, nessun italiano ha chiuso tra i primi 7 nella gara (da sempre) più amata, partecipata e desiderata dai corridori italiani. Il peggior risultato risaliva al 2020, al settimo posto di Nibali in un Giro però condizionato dal fatto che si corsa a ottobre, causa pandemia.
Si potrà dire che comunque un po’ di Italia in questo Giro s’è vista, da Ciccone maglia rosa per un giorno alle 4 vittorie di tappa firmate da Ballerini, Ganna, Bettiol e Milan, ma il bilancio resta in rosso. Lo stesso Milan era partito con l’intenzione di riconquistare la maglia ciclamino della classifica a punti e ha mancato l’obiettivo, sovrastato dal francese Magnier.
Tra poco torna Finn, ma il confronto con Seixas è impietoso
Ecco, i francesi: loro rappresentano l’esatto opposto di ciò che stanno vivendo gli italiani, visto che Magnier è solo uno dei tanti che vanno forte, pensando soprattutto a Paul Seixas che a neanche 20 anni fa cose che a quell’età nessuno ha mai fatto prima.
Noi un giovane forte lo abbiamo: Lorenzo Mark Finn ha la stessa età di Seixas e tra tre settimane sarà impegnato anch’esso in un Giro d’Italia, ma quello Next Gen, cioè quello dei giovani. Tornerà dopo la caduta che l’ha messo fuori gioco al Tour of the Alps, ma la differenza reale con Seixas è proprio questa. Perché mentre il francese ha già vinto una Freccia Vallone, Finn nei grandi non ha lasciato traccia.
Un po’ come sta facendo l’Italia del ciclismo da qualche anno a questa parte: un exploit di tanto in tanto, due punte in volata (Milan) e a cronometro (Ganna), poi però tanti buoni propositi (Tiberi e Pellizzari su tutti) ma per ora poche risposte.