Il cibo italiano alla conquista del mondo: sfide e opportunità tra dazi e nuovi mercati
- Postato il 30 giugno 2026
- Di Panorama
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Continua a conquistare i mercati esteri, il cibo italiano, ma lo fa in uno scenario sempre più frastagliato. Crescita robusta in Europa, frenata negli Stati Uniti, nuovi protagonisti che si affacciano sulla scena. È questo il quadro emerso dalle celebrazioni per i vent’anni di Italia del Gusto, il consorzio che riunisce alcune delle principali aziende del settore, andate in scena al Chiostro del Bramante di Roma.
Cosa raccontano i protagonisti del cibo italiano
Il dato che racconta meglio la crescita del Consorzio è quello del fatturato aggregato: da 5 a 35 miliardi di euro in due decenni. Per Giovanni Rana, la forza del gruppo sta nella condivisione: «Andiamo bene perché esportiamo cibo, e il cibo italiano è adorato in tutto il mondo».
Sulla stessa linea il presidente del Consorzio, Giacomo Ponti: «In questi vent’anni, Italia del Gusto ha dimostrato che fare sistema non è soltanto una scelta organizzativa, ma una vera leva strategica per competere e crescere sui mercati internazionali». E aggiunge: «La forza del Made in Italy oggi sta nella capacità di presentarsi in modo coeso sui mercati esteri, valorizzando identità, qualità e innovazione».
Secondo il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, il punto di forza italiano resta la distintività: «Abbiamo un sistema resiliente e capace di affrontare ogni dinamica commerciale e geopolitica in maniera corretta, da italiani, che sanno affermarsi nelle condizioni più difficili».
Un’economia globale a velocità diverse
I dati dell’Osservatorio Nomisma per Italia del Gusto fotografano un mondo che cresce, ma in modo disomogeneo. Il prodotto interno lordo globale è atteso al +3,3 per cento nel 2025, trainato soprattutto dalle economie emergenti, mentre l’area euro mostra un profilo più debole.
Anche i consumi alimentari seguono questa frattura: in India e Cina la spesa pro capite in cibo e bevande è cresciuta del 26 per cento tra il 2019 e il 2024, un ritmo che le economie mature non riescono a tenere.
Nel 2025 l’export agroalimentare italiano vale 59,3 miliardi di euro, sesta posizione mondiale e una quota del 4,6 per cento sul commercio globale di settore. La crescita è del 5,1 per cento, ma con luci e ombre.
L’Europa traina (più 7,3 per cento), con Polonia (più 21,6 per cento) e Spagna (più 13 per cento) tra i mercati più dinamici. Francia e Germania restano i partner più affezionati al cibo italiano, che rappresenta rispettivamente il 9,9 e il 9,3 per cento delle loro importazioni del settore.
Diverso il discorso per gli Stati Uniti, dove l’export italiano cala del 4,5 per cento, complice l’effetto dei dazi. Un segnale che la dipendenza da pochi mercati di sbocco, su cui pesano Stati Uniti, Germania, Cina, Regno Unito e Francia (circa tre quarti della domanda mondiale), resta un nodo da affrontare.
Le sfide presenti e future per l’Italia
In questo contesto, caffè, prodotti da forno, cioccolata e formaggi confermano la competitività italiana nei segmenti chiave.
A vent’anni dalla nascita, Italia del Gusto ha confermato dunque un modello che ha saputo adattarsi. La sfida, ora e in futuro, sarà presidiare nuovi mercati senza perdere terreno su quelli tradizionali, in un’economia globale che non concede più rendite di posizione.