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Il cibo al microscopio: come funziona un laboratorio della filiera agroalimentare

  • Postato il 26 giugno 2026
  • Di Focus.it
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Il cibo al microscopio: come funziona un laboratorio della filiera agroalimentare
Quando un kiwi arriva sul banco del supermercato ha già attraversato una rete di controlli invisibili, cominciati molto prima della raccolta: nel suolo in cui è cresciuto e nell'acqua usata per irrigarlo. È il mestiere di un centro di analisi della filiera agroalimentare, una struttura che trasforma in numeri la qualità e la sicurezza di ciò che mangiamo. E che lavora su un presupposto poco intuitivo: la sicurezza di un alimento non si decide sul prodotto finito, ma lungo tutta la catena che lo precede. Lo ricorda anche un caso recente. A Cesena il laboratorio Sicural, attivo dal 2009 nel controllo agroalimentare, ha inaugurato una nuova sede da oltre 1.500 metri quadrati, frutto secondo l'azienda di un investimento da sei milioni di euro. È un segnale di un mercato in espansione: la stessa Sicural ha chiuso il 2025 con un fatturato di poco superiore ai due milioni di euro, in crescita del 17% sull'anno precedente, indizio di una domanda di analisi specializzate che continua a salire. Al di là del singolo annuncio, è l'occasione per guardare dentro questi laboratori e capire come funzionano. Tre sguardi sullo stesso alimento. Un centro di analisi della filiera all'avanguardia come Sicural lavora di norma su tre fronti complementari: biologico, chimico e merceologico. Tre modi diversi di interrogare lo stesso campione. Il fronte biologico cerca la vita dove non dovrebbe esserci, o ne misura la presenza dove conta. Le analisi microbiologiche rilevano batteri, lieviti e muffe in alimenti, superfici e ambienti di lavorazione, mentre la biologia molecolare aggiunge precisione attraverso la PCR in tempo reale, la stessa tecnica diventata familiare durante la pandemia. Amplificando e quantificando il DNA presente in un campione, questa metodica identifica un patogeno, riconosce la specie di un allergene nascosto o verifica se una sanificazione ha davvero eliminato il rischio di contaminazioni incrociate. Lo stesso reparto analizza le acque, presidio fondamentale anche per la prevenzione della legionellosi, e si occupa di patologie vegetali: tra queste la ricerca del batterio responsabile del cancro batterico dell'actinidia, la malattia che ha messo in ginocchio la produzione di kiwi in diverse aree italiane. Il fronte chimico è quello dell'estrema sensibilità. Qui si cercano residui di fitofarmaci, contaminanti emergenti come i PFAS, micotossine prodotte da muffe e metalli pesanti in tracce. Il cuore tecnologico è la cromatografia accoppiata alla spettrometria di massa: una sequenza di strumenti che separa le molecole di una matrice complessa e le pesa una a una, fino a riconoscerne identità e quantità. La soglia raggiunta oggi è dell'ordine della parte per miliardo, l'equivalente di qualche grammo di sostanza diluito in una piscina olimpionica. È una sensibilità che serve a rispettare limiti di legge sempre più stringenti, ma anche a intercettare sostanze di cui fino a pochi anni fa si ignorava la diffusione. È qui che si gioca buona parte della partita tecnologica, e dove un laboratorio all'avanguardia come Sicural punta su strumenti analitici ad alta capacità per reggere i picchi stagionali senza cedere sulla precisione. Il fronte merceologico, infine, mette in numeri la qualità. Sostanza secca, grado Brix (la concentrazione di zuccheri di un frutto), durezza, colore, peso e calibro diventano parametri oggettivi che definiscono lo standard di un prodotto ortofrutticolo e ne orientano il valore commerciale. È la parte meno nota del lavoro, ma quella che traduce una percezione sensoriale in un dato confrontabile. Dal dato al consiglio. La direzione verso cui si muove il settore è doppia. Da un lato l'automazione: nei reparti di biologia molecolare cominciano a comparire sistemi robotizzati per la preparazione delle piastre da analisi, come quello già operativo nella nuova sede di Sicural, e la prospettiva è integrare l'intelligenza artificiale nella gestione dei campioni, riducendo errori e tempi nei picchi stagionali. Dall'altro, l'evoluzione del servizio stesso. L'analisi del suolo, per esempio, non si limita più a restituire numeri ma punta a indicazioni agronomiche concrete, e lo studio del microbioma del terreno apre la strada a un uso più mirato della fertilità. Sul versante della valorizzazione, la nutraceutica spinge i laboratori a misurare non solo ciò che in un alimento può essere pericoloso, ma anche ciò che fa bene: i composti bioattivi come i polifenoli, sempre più richiesti dal mercato. È il passaggio di fondo: da fotografia a strumento di previsione. Un laboratorio della filiera non certifica soltanto che un prodotto è a norma in un certo momento, ma fornisce alle imprese i dati per anticipare i rischi e mantenere uno standard nel tempo. Tutto questo entro un perimetro di indipendenza garantito dall'accreditamento secondo la norma internazionale ISO/IEC 17025, che attesta la competenza tecnica e l'imparzialità di un laboratorio di prova. Perché un dato analitico, per valere qualcosa, deve essere prima di tutto credibile..
Autore
Focus.it

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