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Sta facendo discutere in questi giorni una vicenda che ha visto coinvolte due turiste del Texas e una decina di astici liberati in mare. La discussione, però, non è tanto sulla nobiltà del gesto, quanto sulle sue conseguenze: come sempre quando si parla di reintroduzione di animali in natura (magari ricorderete il caso di Licia Colò), non è una buona idea agire senza sapere quello che si sta facendo, agli animali e all'ambiente.
Qui proviamo a spiegarvi perché, per quanto lodevole nello spirito, la liberazione di quegli astici sia stato un errore.. I problemi ambientali…
La storia la potete leggere un po' ovunque, ma in breve è andata così: due turiste statunitensi in vacanza a Pompei hanno chiesto al proprietario di un ristorante di comprare tutti gli astici che teneva nell'acquario in attesa di venire scelti e cucinati. Le due si sono fatte poi accompagnare a Castellammare di Stabia e hanno liberato gli astici nel Tirreno, ovviamente filmando tutto e chiudendo con un ringraziamento al proprietario del ristorante. La prima domanda che ci si dovrebbe fare a questo punto è: di che astici si trattava?. Nei mercati del pesce italiani, la maggior parte degli astici in vendita sono astici americani (Homarus americanus), una specie non autoctona la cui introduzione in natura potrebbe portare una serie infinita di problemi, dalla trasmissione di patogeni alla "concorrenza sleale" con le specie locali.
Certo, c'è sempre la possibilità che quegli esemplari fossero astici mediterranei (Homarus gammarus), ma ancora: qual è la loro provenienza? E il loro stato di salute? Gettare in acqua un animale che non è stato sottoposto ad alcuna analisi veterinaria espone l'intero ecosistema a patogeni e parassiti.. … e quelli sanitari
Si potrebbe obiettare che quantomeno quella decina di astici sono stati salvati dalle sofferenze del ristorante e si sono guadagnati una seconda possibilità. Anche questo, in realtà, è tutto da vedere. Parliamo di animali che hanno passato giorni o settimane in una vasca a temperatura controllata, e si ritrovano all'improvviso catapultati nel mare gelido: lo shock termico da solo potrebbe essere sufficiente a ucciderli.
Ma parliamo anche di animali che hanno abitudini notturne, e che quindi se vengono liberati di giorno (come è successo) rischiano di venire predati, e che preferiscono i fondali rocciosi e ricchi di crepacci e fessure: il fondale sabbioso di Castellammare di Stabia non è il loro ambiente ideale, anzi.. Insomma: anche al netto dei potenziali danni ecosistemici, gli astici liberati dalle due turiste non hanno avuto in regalo una vita migliore, ma più probabilmente una morte rapida e non indolore. Per questo è importante, prima ancora di condannare le autrici del gesto, spiegare tutte queste cose, e lavorare per aumentare l'alfabetizzazione scientifica, così da affiancare la buona volontà alla consapevolezza di cosa sia meglio fare, per gli animali e per l'ambiente..
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