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Il capo della Uno Bianca: "Ci hanno chiesto di uccidere e l'abbiamo fatto"

  • Postato il 5 maggio 2026
  • Cronaca
  • Di Agi.it
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  • 3 min di lettura
Il capo della Uno Bianca: "Ci hanno chiesto di uccidere e l'abbiamo fatto"
Il capo della Uno Bianca: "Ci hanno chiesto di uccidere e l'abbiamo fatto"

AGI - Il capo della Banda della Uno Bianca, Roberto Savi, intervistato nel carcere di Bollate da Francesca Fagnani per la trasmissione 'Belve Crime', in onda questa sera dalle 21.20 su Rai 2, per la prima volta, dopo 32 anni di silenzio, ha rilasciato alcune dichiarazioni che stanno sollevando polemiche, soprattutto da parte dei parenti delle vittime. RaiPlay ha diffuso un'anteprima con alcuni passaggi dell'intervista, definita "intensa e complessa, con rivelazioni che potrebbero riaprire anche i processi, come da tempo chiedono i familiari delle vittime, convinti che la verita' giudiziaria accertata non coincida pienamente con quella storica". Roberto Savi sta scontando l'ergastolo.

La banda

La banda della Uno Bianca era composta quasi interamente da poliziotti e, tra il 1987 e il 1994, uccise 23 persone e ne ferì 100. L'intervista verte su uno dei fatti di sangue più controversi della storia della Uno Bianca: l'omicidio nell'armeria di via Volturno, a Bologna, il 2 maggio del 1991, vittime la titolare Licia Ansaloni e il suo collaboratore, l'ex carabiniere Pietro Capolungo. Roberto Savi, rispondendo alle domande di Fagnani, rivela che, per quanto riguarda l'assalto all'armeria, "non si tratto' di una rapina", come invece stabilito dalle sentenze. "Ma va la', la rapina - rimarca Salvi -. Chi va a rapinare pistole? Non avevamo nient'altro che pistole in quella casa". 

Il motivo dell'uccisione di Capolungo, secondo Savi, sarebbe che "lui era ex dei servizi particolari dei Carabinieri. Volevano una scusa, farlo fuori in qualche maniera. Che scusa prendiamo?". Secondo Savi, il raid all'armeria bolognese é stata una delle azioni che era stata chiesta alla banda dagli 'apparati'.

Le dichiarazioni

"Ogni tanto venivamo chiamati: 'Facciamo così, e facevamo così'", racconta l'ex poliziotto che ribadisce che sarebbe stata chiesta l'uccisione di Capolungo "perché era un carabiniere. Era tutto insieme di cose intrallazzate. Lui era un ex dei servizi particolari dei carabinieri, i servizi segreti dell'Arma". "Capitava che faceste qualcosa, qualche azione perché chiesta da altri?" gli viene dunque chiesto dalla conduttrice. "Ci sono degli uffici particolari che hanno un apparato e noi eravamo di quelli che, delle volte, appunto, abbiamo fatto quel lavoro lì", risponde Savi.

"Vi hanno chiesto di eliminarlo?", domanda Fagnani e Savi annuisce. "Tutte le settimane - dice ancora Savi -, passavo due o tre giorni a Roma". "Con chi parlava?", chiede Fagnani. "Eh, con chi parlavo, andavo giù per parlare con loro". "Loro chi? I Servizi?", insiste la conduttrice. "Ma sì - risponde il capo della Uno Bianca -. Insomma, quelli ci hanno aiutato, non ci hanno fatto prendere. E poi ci hanno fatto prendere".

Fagnani chiede ancora come mai la banda fu catturata dopo così tanto tempo. "Ce la mettevano tutta ma non ci trovavano, non ci prendevano", risponde Savi. E quando Fagnani gli ricorda alcune parole da lui pronunciate ("A un certo punto della storia si sono inseriti dei personaggi che non sono dei delinquenti, i quali ci hanno garantito la copertura della rete investigativa"), Savi risponde: "é vero". 

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Autore
Agi.it

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