Il Barolo delle Langhe che per un anno è rimasto sul fondo del mare Artico
- Postato il 21 settembre 2026
- Cuneo
- Di Quotidiano Piemontese
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SERRALUNGA D’ALBA – Un Barolo delle Langhe ha trascorso un anno a 34 metri di profondità, nelle acque dell’Artico norvegese. È l’esperimento realizzato dalla cantina Rivetto di Serralunga d’Alba insieme a Hurtigruten, storica compagnia norvegese di navigazione, che ha portato 1.002 bottiglie di Barolo 2021 al largo di Kirkenes, nel nord della Norvegia.
Le bottiglie sono state immerse a circa 70 gradi di latitudine Nord, dove sono rimaste per dodici mesi in condizioni molto diverse da quelle di una normale cantina: una temperatura pressoché costante tra i 5 e i 6 gradi, oscurità completa e una pressione di circa 4 bar.
Il progetto, chiamato Arctic Barolo, nasce dalla volontà di osservare come un vino già arrivato alla fine del proprio tradizionale percorso di affinamento potesse evolvere in un ambiente completamente differente.
Dal vino di Serralunga alle acque di Kirkenes
Il vino scelto per l’esperimento è il Barolo 2021 del Comune di Serralunga d’Alba di Rivetto, prodotto da un’azienda certificata biologica e biodinamica.
Prima di essere portato in Norvegia, il Barolo aveva seguito il normale processo di vinificazione e affinamento della cantina, compresi 24 mesi trascorsi in grandi botti di rovere. Solo successivamente le bottiglie sono state trasferite nelle acque artiche, dove sono rimaste per un anno.
A settembre 2026 è arrivato il momento del recupero. Le 1.002 bottiglie sono state riportate in superficie e confrontate con altre bottiglie dello stesso vino rimaste per i dodici mesi nella cantina di Rivetto.
L’obiettivo era capire se le particolari condizioni del fondale marino potessero produrre differenze percepibili nell’evoluzione del vino.
Il confronto tra le due bottiglie
La degustazione comparativa è stata guidata da Henrik Dahl Jahnsen, presidente della Norwegian Sommelier Association, che ha riferito di aver riscontrato differenze evidenti tra il Barolo rimasto in cantina e quello trascorso nelle acque artiche.
Secondo la sua valutazione, l’Arctic Barolo presentava un colore rubino più brillante, insieme a un profilo aromatico più fresco e preciso, con richiami ai frutti selvatici e ai fiori. Anche i tannini sono stati descritti come più freschi e croccanti, con un’impressione generale di maggiore giovinezza.
Si tratta, naturalmente, delle prime osservazioni emerse dalla degustazione e non di una dimostrazione scientifica dell’effetto dell’ambiente marino sull’affinamento del vino.
«La parte più interessante per me era proprio non sapere cosa sarebbe successo», ha spiegato Enrico Rivetto. «Il vino è vivo e continua a evolvere nel tempo. Portare un Barolo nato sulle colline di Serralunga in un ambiente completamente diverso come il mare artico significava uscire dai nostri riferimenti abituali e osservare la sua reazione».
Per il produttore, il confronto diretto tra le due bottiglie è stato particolarmente significativo proprio perché provenivano dallo stesso vino, sottoposto però a condizioni di conservazione differenti per un anno.
Un esperimento tra Langhe e Artico
L’esperimento mette così a confronto due territori molto lontani: da una parte le colline di Serralunga d’Alba e delle Langhe, dall’altra la costa settentrionale della Norvegia.
«Ci piace l’idea che un vino profondamente legato al proprio luogo di origine possa diventare anche uno strumento di esplorazione», ha aggiunto Rivetto. «Il Barolo resta espressione di Serralunga e delle Langhe, ma questa esperienza ci permette di guardarlo da una prospettiva diversa».
Per Hurtigruten, invece, il progetto rappresenta un modo per raccontare l’ambiente artico attraverso un prodotto profondamente legato alla cultura e al territorio italiano.
Le bottiglie recuperate saranno infatti servite in esclusiva a bordo delle navi Hurtigruten che percorrono la costa norvegese, permettendo ai passeggeri di degustare il Barolo proprio nelle acque nelle quali ha trascorso un anno.
Tutte le strutture sono state recuperate dal fondale
Nel progetto è stata prevista anche una particolare attenzione all’impatto ambientale. L’installazione utilizzata per mantenere le bottiglie sul fondale è stata progettata per poter essere completamente recuperata e realizzata con materiali adatti all’ambiente marino.
Al termine dei dodici mesi, secondo quanto comunicato dai promotori, tutte le bottiglie e le strutture impiegate sono state rimosse dal fondale.
Arctic Barolo diventa così il primo capitolo della collaborazione tra Rivetto e Hurtigruten: un esperimento che porta un vino delle Langhe in un ambiente estremo e che, soprattutto, apre una domanda sul rapporto tra tempo, temperatura, pressione e condizioni di affinamento.
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