I vescovi lucani: «Verità e dignità per chi è nel Cpr»
- Postato il 16 agosto 2026
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- Di Quotidiano del Sud
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Il Quotidiano del Sud
I vescovi lucani: «Verità e dignità per chi è nel Cpr»
I vescovi lucani: «Verità e dignità per chi è nel Cpr». Monsignor Fanelli: «La paura è comprensibile, ma dobbiamo farci guidare dalla speranza altrimenti non avremo futuro».
Andare oltre i paradigmi e gli stereotipi che rischiano di oscurare la dignità della persona. Perché dietro i cancelli del Centro di Permanenza per il Rimpatrio di Palazzo San Gervasio non ci sono numeri o dati, ma persone. È questa la consapevolezza da cui nasce il nuovo documento dei Vescovi lucani, intitolato “La dignità della persona prima di tutto: verità e umanità per chi è trattenuto nel Cpr di Palazzo San Gervasio”. Un documento che, come ha spiegato monsignor Ciro Fanelli, vescovo di Melfi-Rapolla-Venosa, a Il Quotidiano del Sud, nasce «da un’attenzione costante da parte della Chiesa cattolica verso chi si trova in situazioni di disagio».
Non un testo «estemporaneo», dunque, sottolinea il vescovo delegato per l’Ufficio Migrantes, ma una vera e propria denuncia sociale, accompagnata da una richiesta precisa: «Una verifica piena e trasparente sulle condizioni di vita e di dignità all’interno del Cpr di Palazzo San Gervasio». Una richiesta che arriva dopo la morte, avvenuta nei giorni scorsi proprio all’interno del Cpr, di un giovane tunisino di trent’anni, Dhui Lassoued.
I VESCOVI LUCANI SUL CPR: IL DRAMMA DI DHUI LASSOUED E IL PRINCIPIO FONDAMENTALE DELLA DIGNITÀ UMANA
Il giovane, secondo le indagini della Procura, si sarebbe suicidato nella giornata di lunedì 10 agosto. Era entrato nel Centro appena quattro giorni prima.«Ne siamo immensamente addolorati», scrivono i presuli, esprimendo al contempo la loro «fiducia nelle istituzioni competenti affinché venga fatta piena luce sull’accaduto». La morte di Lassoued, avvenuta a due anni da quella di un altro giovane, Oussama, nello stesso centro, «impone una riflessione più ampia». Una riflessione che il documento, articolato in quattro paragrafi, affida a una domanda: «Chiediamoci se il punto di criticità non stia proprio nel fatto che i Cpr ancora non garantiscono la massima tutela della dignità di chi finisce dentro».
È proprio il principio della dignità della persona a costituire il filo conduttore dell’intervento dei Vescovi lucani. Una dignità che «appartiene per natura» a ogni essere umano, indipendentemente dal ruolo, dalle azioni, dal colore della pelle o dal Paese di provenienza. Da qui la richiesta di verificare, in particolare, «l’accesso alle cure sanitarie, l’esistenza di mezzi di comunicazione con l’esterno e di spazi di ascolto e di sostegno, soprattutto per le persone più vulnerabili».
IL RICHIAMO AI INSEGNAMENTI DEL PONTEFICE E LE PROPOSTE CONCRETE DI ACCOGLIENZA
Un principio che, sottolineano i Vescovi, trova un ulteriore riferimento nelle parole di Papa Leone XIV contenute nella sua prima enciclica, Magnifica humanitas. Nel testo, il Pontefice ricorda che la dignità della persona umana «non si acquisisce, non deve essere guadagnata né necessita di essere dimostrata»: è un dono che precede ed eccede ogni funzione, ogni status giuridico, ogni condizione amministrativa. Papa Prevost, osservano ancora i Vescovi di Basilicata, richiama questo principio come fondamento della Dottrina Sociale della Chiesa, affrontandolo nello specifico della questione dell’intelligenza artificiale.
Ma il principio, nella prospettiva dei presuli, non può essere circoscritto a quel solo ambito: si applica a ogni sistema umano e amministrativo che rischi di ridurre una persona a una pratica da smaltire, a un numero, a una proroga o a un problema di ordine pubblico, prima ancora che a un volto e a una storia da custodire. Da questa consapevolezza nasce anche una proposta concreta: una «apertura secondo le modalità consentite» del Cpr alle associazioni di volontariato, cattoliche e non, per garantire una presenza capace di offrire «assistenza umana e psicologica, legale e spirituale», oltre a occasioni di ascolto e di insegnamento della lingua italiana.
I VESCOVI LUCANI SUL CPR: L’INVITO DI MONSIGNOR FANELLI A SUPERARE LE PAURE E A COSTRUIRE IL FUTURO
«Dio – spiega ancora mons. Fanelli – ci chiede di non tacere di fronte alle ingiustizie. Ma, allo stesso tempo, come abbiamo scritto nel documento, urge una riflessione più ampia sull’argomento delle migrazioni, a tutti i livelli». Per il pastore della Chiesa di Melfi, infatti, anche il confronto politico e istituzionale «dovrebbe svolgersi con un linguaggio accessibile a tutti». Alla base, però, deve esserci il rifiuto di tutti quei paradigmi che «oscurano la persona», perché il valore di un essere umano, come insegna la Chiesa, «non dipende dal colore della pelle o dalla provenienza». Un principio che, secondo mons. Fanelli, trova una conferma nella stessa storia del Mezzogiorno. «Il Mezzogiorno – osserva – nasce da un incrocio di diverse etnie. I tempi della Magna Grecia e del Medioevo ce lo insegnano».
Da qui il monito: «Non si cresce chiudendosi, la diversità è una ricchezza. Certamente va gestita su principi etici. Ma non deve essere confusa con la criminalità». Infine, il tema della paura, sempre più presente nel dibattito pubblico e nella percezione delle persone. «La paura è una spia d’allarme. Quando si accende urge fare una verifica», avverte mons. Fanelli, annunciando un dibattito pubblico in Episcopio sui migranti per il 18 agosto. «La paura è comprensibile, è un’emozione ancestrale dell’uomo verso l’ignoto. Ma dobbiamo farci guidare dalla speranza e non dalla paura. Altrimenti non avremo futuro».
Il Quotidiano del Sud.
I vescovi lucani: «Verità e dignità per chi è nel Cpr»