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I "terremoti lenti" innescati da Sole e Luna

  • Postato il 30 settembre 2026
  • Di Focus.it
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  • 4 min di lettura
In sintesi

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I "terremoti lenti" innescati da Sole e Luna
Non è un'attrazione fatale, ma quasi. Ogni giorno Sole e Luna sollevano e abbassano gli oceani. Meno noto è che tirano su e giù anche la roccia solida su cui camminiamo e la sottopongono a piccolissime tensioni. Ora un gruppo di scienziati ha capito meglio cosa succede quando queste tensioni incontrano una faglia ossia una frattura nella crosta terrestre già pronta a muoversi.. Terremoti che non fanno rumore Si chiamano "terremoti lenti": scorrimenti lungo le faglie che rilasciano la loro energia gradualmente, in tempi molto più lunghi di quelli dei sismi ordinari a tal punto che spesso non ce ne accorgiamo. Non fanno crollare nulla e di solito non si sentono, ma gli strumenti li registrano. Si verificano in alcune delle principali zone tettoniche del pianeta, comprese le zone di subduzione, dove una placca s'infila sotto un'altra. In luoghi come il Giappone sud-occidentale e la zona di subduzione della Cascadia, in Nord America, gli scienziati avevano già osservato che questi eventi seguono il ritmo delle maree. Restava però un enigma: come può una forza così debole avere un effetto tanto evidente?. Una faglia dentro il computer Per rispondere, un gruppo guidato da Yishuo Zhou, dell'Università PSL di Parigi, ha costruito una faglia virtuale. Lo studio, con Ankit Gupta, Hideo Aochi, Alexandre Schubnel, Satoshi Ide e Harsha Bhat tra gli autori, è uscito il 20 settembre 2026 sul Journal of Geophysical Research: Solid Earth. Il modello è volutamente semplice: un blocco che scivola lungo una superficie mentre è tirato da una molla. Per renderlo realistico, i ricercatori hanno inserito regole di attrito consolidate, che descrivono come cambia la resistenza della roccia quando è ferma o in movimento e hanno anche considerato il comportamento di rocce di tipo diverso. Poi hanno sottoposto il sistema a brevi spinte e a forze ondulatorie ripetute, pensate per imitare la trazione gravitazionale di Luna e Sole.. Il segreto è il ritmo Il risultato è che contano tre cose insieme: tempistica, intensità e attrito. Le forze di marea fanno "alterare il ritmo" di faglie che altrimenti scorrerebbero in modo costante e l'innesco scatta quando il ritmo delle spinte coincide con la velocità con cui la faglia risponde naturalmente alle sollecitazioni ossia al suo movimento legato unicamente alla geologia del luogo. Quel tempo di reazione dipende dall'attrito interno della roccia. Il meccanismo si chiama "risonanza". Se l'ampiezza della spinta è bassa, la faglia continua a scivolare in silenzio. Oltre una certa soglia e con il periodo giusto, scivola più forte. Gli autori usano un'immagine semplice per dare un'idea di ciò che avviene: spingere un'altalena al ritmo giusto la fa alzare di più.. Ma cerchiamo di capire meglio questo concetto: si immagini una faglia che si muove ogni giorno di pochissimo, in modo costante e senza scosse. È "stabile": la roccia attorno è abbastanza rigida da impedirle di creare uno scatto da sola (sarebbe un terremoto forte). Il modello di Zhou parte da qui, da una faglia che non farebbe nulla di spettacolare se la lasciassimo in pace. Ora intervengono le tre cose che contano: l'"intensità", ossia quanto è forte la spinta della marea. Parliamo di pochi kilopascal, molto meno di quanto servirebbe per rompere una faglia. Poi vi è la "tempistica": ossia ogni quanto arriva la spinta. Le maree sono cicli regolari, che vanno e vengono, e il loro periodo conta. Ed infine l'"attrito": decide il "tempo naturale" di reazione della faglia, cioè quanto ci mette a rispondere a uno stress.. L'effetto altalena: il segreto della risonanza Ogni faglia, per il suo attrito, ha un suo ritmo interno. Venendo all'esempio con l'altalena, va detto che una volta data una spinta l'altalena avrà un ritmo proprio: se la si spinge ogni volta che torna verso chi la spinge, sale sempre di più anche con spinte leggere. Se la si spinge a caso, o con un ritmo sbagliato, non va da nessuna parte. La faglia funziona così. Ha un ritmo naturale, dato dal suo attrito. La marea la spinge in modo periodico. Quando il periodo della marea coincide con il ritmo interno della faglia, le spinte si sommano e l'effetto si amplifica. Ecco la risonanza: uno stimolo debole produce una risposta molto più grande. Non tutto comunque è prevedibile: anche forze di marea regolari e uniformi a volte producono movimenti disordinati e irregolari. Le spinte più forti danno eventi più rapidi, e in certe condizioni il modello mostra che lo stesso meccanismo può innescare anche scorrimenti veloci, non solo lenti..
Autore
Focus.it

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