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I nuovi dettagli sul caso di presunto stupro alla Cornell University: spuntano le chat del...

  • Postato il 30 settembre 2026
  • Estero
  • Di Agi.it
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I nuovi dettagli sul caso di presunto stupro alla Cornell University: spuntano le chat del...
I nuovi dettagli sul caso di presunto stupro alla Cornell University: spuntano le chat del...

AGI - La storia di un possibile stupro di gruppo in una delle università più prestigiose d'America sta appassionando i media americani perché contiene molti elementi controversi e, allo stesso tempo, agghiaccianti.

Il presunto stupro alla Cornell University e l’indignazione social

La storia risale al 19 ottobre 2024 quando una studentessa della Cornell University, Ithaca, nord dello Stato di New York, entra nella casa della confraternita Chi Phi, nel campus, invitata da uno dei suoi membri. Quella che inizia come una serata tra studenti si trasforma, secondo il racconto della ragazza, in una lunga notte di sesso, alcol e ketamina, durante la quale nella stanza entrano progressivamente altri ragazzi.

La studentessa, oggi indicata dagli investigatori con il nome di fantasia Jane Doe, corrispondente alla nostra Maria Bianchi, sostiene di essere stata drogata e sottoposta per ore a violenza sessuale da parte di almeno sette membri della Chi Phi. La sua versione è al centro di una causa civile presentata contro i sette e ha portato il procuratore della contea di Tompkins, Matthew Van Houten, a riaprire un'indagine che nel 2024 non aveva portato ad alcuna incriminazione.

Il racconto della giovane e l'uso del termine coercizione

All'epoca, la ragazza aveva descritto quello che era successo alla polizia del campus in una dichiarazione giurata di sei pagine, firmata il 15 novembre 2024. Nel documento non aveva utilizzato l'espressione "stupro di gruppo", ma "coercizione", e aveva anche raccontato di aver avuto rapporti consensuali con due dei ragazzi. Ma descriveva anche una serie di episodi nei quali aveva detto più volte "no" e spiegato di essersi sentita sempre più incapace di controllare ciò che stava accadendo. A un certo punto, racconta, un membro della confraternita le propose di fare sesso a quattro. Lei si era rifiutata, ma poi ricorda di aver visto altri uomini entrare nella stanza. "Sono rimasta immediatamente inorridita e ricordo di aver emesso un urlo e di essere corsa dall'altra parte della stanza, nascondendomi sotto le coperte di un altro letto", aveva dichiarato alla polizia.

Nella denuncia la ragazza racconta anche di essere stata sempre più alterata dalla droga e dall'alcol. A un certo punto pensò addirittura che l'unico modo per mettere fine alla situazione fosse perdere conoscenza. "Mi ero sentita estremamente a disagio per come stava andando quella notte, quindi ho pensato che, se avessi preso di nuovo ketamina, forse sarei svenuta". E aggiunge: "Pensavo che, se fossi svenuta e questi uomini avessero fatto sesso con me, allora avrebbero potuto essere accusati di stupro". Secondo la sua testimonianza, i ragazzi della confraternita non si erano fermati. "Ricordo che era completamente disgustata, mi sentivo molto stanca e intossicata", racconta. "Era intossicata come mai ero stata in vita mia", aveva aggiunto. Poi una frase che oggi assume un peso centrale nel caso: "Per me, quella era una forma di coercizione. Inoltre, a causa del mio stato di intossicazione, ritenevo che avrebbero dovuto rendersi conto di quanto fossi alterata, anche dal modo in cui biascicavo le parole".

 La chat Snapchat e i "blandi" provvedimenti dell'Università

La ragazza racconta anche un episodio nel quale alcuni membri della confraternita le avevano chiesto se potevano sniffare ketamina dal suo corpo. Lei, ormai "estremamente stanca", aveva risposto "certo".

La mattina dopo, il risveglio e l'incubo vissuto la notte prima riemerso con tutti i particolari. Nel campus la storia si era già diffusa. Alcuni studenti si erano vantati di aver partecipato a un rapporto sessuale "a otto". Ma non ci furono sviluppi giudiziari rilevanti. Quella dichiarazione rilasciata alla polizia dalla ragazza era stata uno degli elementi presi in considerazione dal procuratore Van Houten, che nel 2024 aveva deciso di non procedere penalmente. Secondo il procuratore, la versione fornita allora dalla studentessa lasciava emergere elementi di consenso e, aveva aggiunto: "Quando lei aveva espresso preoccupazione, i ragazzi si erano fermati". La vicenda è però tornata alla ribalta dopo la causa civile presentata da Doe, nella quale sono comparsi nuovi elementi, tra cui messaggi di una chat Snapchat della confraternita che, secondo l'accusa, mostrerebbero alcuni membri parlare della presenza nella casa di una ragazza priva di sensi e disponibile per rapporti sessuali.

Van Houten ha riaperto l'indagine e definito le accuse "moralmente inquietanti", pur sostenendo che il racconto iniziale della studentessa non consentisse allora di stabilire con sufficiente chiarezza la presenza di un reato. La Cornell, che aveva già sospeso la sezione Chi Phi dopo l'episodio, è ora nuovamente sotto pressione. La governatrice di New York Kathy Hochul ha chiesto un'indagine esterna sul campus e sulla gestione iniziale della denuncia. Nessuno dei sette ragazzi è stato incriminato penalmente. La ragazza ha affermato che i vertici della Cornell si limitarono ad assegnare ai sette il compito di "scrivere un elaborato per mitigare la loro posizione", ma l'Università ha respinto questa versione, dicendo di aver anche preso provvedimenti più duri. Due studenti, ha dichiarato il board, vennero espulsi. Due vennero sospesi per almeno due semestri. Uno si era già laureato e due furono giudicati non responsabili di violazioni sessuali.
 

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Autore
Agi.it

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