“I nostri figli, fratelli, padri e madri bruciati vivi”: i familiari della strage di Viareggio contro Crosetto: “Moretti non è stato condannato perché doveva stringere un bullone”
- Postato il 9 luglio 2026
- Giustizia
- Di Il Fatto Quotidiano
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“Non ci sembra sia stato condannato perché doveva stringere personalmente un bullone”. È uno dei passaggi più netti della lettera che l’Associazione Il Mondo che Vorrei, attraverso la presidente Daniela Rombi, ha inviato al ministro della Difesa, Guido Crosetti, dopo le polemiche seguite alla sentenza della Cassazione sulla strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009. Una tragedia che costò la vita a 32 persone, morte bruciate vive dopo il deragliamento di un carro cisterna carico di Gpl esploso nella stazione della città toscana. Crosetto aveva commentato il verdetto sui social sostenendo che Mauro Moretti, ora in carcere, “andava punito perché serviva un colpevole simbolico”
Una vicenda giudiziaria tra le più lunghe e complesse della storia italiana, durata quasi diciassette anni, caratterizzata da tre giudizi di appello, tre passaggi davanti alla stessa Cassazione, centinaia di udienze e dalla prescrizione di diversi capi d’imputazione maturata proprio per il lungo decorso del tempo processuale. La sentenza definitiva ha confermato le responsabilità penali degli imputati per i reati residui, portando appunto anche all’esecuzione della pena nei confronti dell’ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Mauro Moretti, nell’indignazione dell’establishment e con un vortice di commenti di sostegno al top manager.
La responsabilità accertata
Nella lettera, i familiari contestano punto per punto le dichiarazioni del ministro. “Abbiamo letto attentamente il Suo commento sulla conclusione di questa tragica vicenda e, a differenza delle sue preoccupazioni, ci è piaciuto molto perché ci dà modo di ribattere a tutte le affermazioni false.” Il primo rilievo riguarda il riferimento ministeriale a una presunta “minima responsabilità” di Moretti. I familiari replicano citando direttamente le motivazioni di una dei verdetti: “Ma basterebbe leggere la sentenza della Corte di Appello, prima sezione penale, pagina 394: ‘È accertato… come la normativa nazionale e sovranazionale imponessero… l’osservanza di specifici, puntuali e chiari adempimenti… I due imputati (riferimento a Moretti ed Elia), perfettamente a conoscenza della problematica e delle criticità… avessero in realtà deciso ed avallato… di saltare ogni forma di controllo documentale…‘”.
Da qui la conclusione dell’associazione: “Non ci sembra sia stato condannato perché doveva stringere personalmente un bullone!”. La lettera sottolinea inoltre come il processo abbia seguito un percorso lineare sotto il profilo delle contestazioni. “Gli atti del processo (cioè i fatti reali) dimostrano che i capi di imputazione sono sempre rimasti i soliti fin dal primo grado, con diversi profili di colpa; probabilmente, nella confusione, le hanno dato da commentare le carte di un altro processo.” Un altro passaggio riguarda il tema delle attenuanti generiche, anch’esso evocato nel dibattito politico seguito alla sentenza definitiva.
Le attenuanti e gli altri imputati
“Per quanto riguarda le attenuanti generiche, sono state abbondantemente discusse sia nell’udienza di Appello ter che nell’udienza di Cassazione ter e, a tutti i condannati, sono state quantificate e riconosciute in base alla legge e alla enorme gravità dei fatti accaduti.” L’associazione ricorda inoltre che il verdetto definitivo non ha riguardato esclusivamente Mauro Moretti. “Le ricordiamo che, oltre a Moretti, sono state condannate altre 10 persone, tra cui tutte le figure apicali di Fs, Trenitalia e Rfi (anch’essi in carcere), oltre ai vertici di Gatx, di Jungenthal e di Cima Riparazioni.”
Uno dei punti centrali della lettera riguarda il significato attribuito dai familiari alla lunga battaglia giudiziaria. “Esimio Ministro, se noi familiari e i cittadini di Viareggio avessimo cercato vendetta non avremmo aspettato 17 anni e non avremmo presenziato come parte civile alle oltre 250 udienze, rinunciando ad ogni forma di risarcimento delle assicurazioni.” Una precisazione con cui l’associazione respinge l’idea che il processo sia stato mosso da intenti punitivi anziché dall’accertamento delle responsabilità. I familiari rivendicano anche il ruolo svolto dalla magistratura nel corso dell’intero procedimento. “Fortunatamente nel nostro Paese vige una magistratura che giudica le persone secondo le leggi scritte dal Parlamento e i principi della nostra Costituzione, indipendentemente dal colore della pelle, se hanno i capelli o meno o, come scrive Lei, indipendentemente dal proprio portafoglio.”
La prescrizione e la responsabilità colposa
Altro tema affrontato è quello della prescrizione, sulla quale i familiari richiamano una distinzione giuridica fondamentale. “Le ricordiamo che tre dei quattro capi di imputazione (sempre quelli) sono stati estinti solo grazie alla prescrizione, che non significa assoluzione, anzi!” Un riferimento alla circostanza che il lunghissimo iter processuale, iniziato nel 2009, ha comportato l’estinzione per prescrizione di parte delle contestazioni senza incidere sull’accertamento delle responsabilità per i reati rimasti. La lettera richiama poi il principio della responsabilità colposa nella gestione del rischio, già applicato dalla giurisprudenza italiana. “Moretti è stato giudicato secondo i principi della responsabilità colposa di gestione del rischio già applicati nel processo ThyssenKrupp del 2007; anche qui, niente di nuovo.”
Per i familiari il numero delle decisioni giudiziarie intervenute nel corso degli anni rappresenta di per sé una risposta alle polemiche. “Sulla morte dei nostri figli, fratelli, padri e madri bruciate vive, si sono espressi 7 tribunali e 27 giudici: pensiamo che ciò sia sufficiente.” Da qui anche l’invito ad approfondire direttamente gli atti processuali. “Se poi qualcuno vuole provare giustamente ad approfondire il perché, consigliamo di non fermarsi a leggere le cialtronerie dei soliti giornalisti prezzolati, ma di leggersi attentamente le 7 sentenze, tutte con condanna di colpevolezza, e le relative motivazioni.”
Il passato professionale di Crosetto
Nella parte finale la lettera affronta anche il passato professionale del ministro. “Apprendiamo che nei suoi trascorsi lavorativi è stato Senior Advisor in Finmeccanica (oggi Leonardo) e presidente di AIAD, dove Finmeccanica era socio principale ai tempi di Moretti AD.” Secondo l’associazione, questa circostanza aiuterebbe a comprendere l’intervento pubblico del ministro. “Avremmo trovato normale, e anche opportuno, un commento da parte di altri dicasteri (Trasporti o Giustizia), ma adesso capiamo la sua arringa difensiva solo su Mauro Moretti.”
Una presa di posizione che viene ulteriormente rafforzata. “Arringa, a nostro avviso, sconclusionata e, come indicano alcuni passaggi di una delle sentenze che abbiamo qui evidenziato, per niente attinente ai fatti.” La conclusione è affidata a quello che i familiari definiscono il vero grande assente nelle parole del ministro: un pensiero per le vittime della strage. “Inoltre, sarebbe stato un gesto da signore se avesse espresso almeno due parole o un piccolo pensiero rivolto alle 32 vittime (bruciate vive nella sicurezza delle proprie case), ma… il finale lo scriva pure Lei.”
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