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Secondo una diffusa teoria, gli ominini vissuti durante il Pleistocene Superiore (126.000-11.700 anni fa) si nutrivano di enormi quantità di carne, al pari di animali ipercarnivori come leoni e lupi, e per questo i loro resti avevano valori elevati di isotopi dell'azoto. Ora uno studio pubblicato su Science Advances mette in discussione questa teoria, sostenendo che i Neandertal che vivevano in Eurasia in quel periodo non erano ghiotti di carne, ma di larve di ditteri.. Troppe proteine
Finora gli archeologi avevano ipotizzato che la dieta dei Neandertal fosse ricca di carne di grandi specie animali, come i mammut, e che da lì derivassero le inusualmente alte quantità di azoto ritrovate nei loro resti.. Tuttavia, sottolinea la coordinatrice della nuova ricerca Melanie Beasley, «gli ominini non possono tollerare livelli di proteine in quantità pari a quelle consumate dai grandi predatori». Per questo motivo hanno analizzato un'altra possibile fonte di azoto: le larve di insetto.. Piatti gourmet
Sapevamo già da quanto riportato nei documenti etnografici che alcune culture indigene erano solite consumare cibo in decomposizione pieno di larve per avere una fonte di nutrimento extra. L'ipotesi di Beasley e colleghi è che i Neandertal facessero lo stesso: le analisi condotte su 389 larve provenienti da tre famiglie di mosche (Calliphoridae, Piophilidae e Stratiomyidae) raccolte da carne putrefatta hanno rivelato che i livelli di azoto erano molto elevati:
«Erano dunque le larve, più che la carne della carcassa, a fornire agli ominidi del tardo Pleistocene una ricca fonte di grasso e di proteine molto ricca di azoto», concludono gli autori..
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