“I ladri si sono pentiti e le hanno spedite in Comune con un pacco anonimo”: ritrovate le cinture di Raffaella Carrà rubate dalla mostra a San Benedetto del Tronto
- Postato il 15 maggio 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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“Riconoscere un errore e trovare la forza di tornare sui propri passi è qualcosa che appartiene alla parte più autentica della coscienza umana“. È con questa riflessione sul pentimento che Giovanni Gioia e Vincenzo Mola, proprietari di Collezioni Carrà, hanno commentato la notizia che temevano di non ricevere più: le due cinture rubate dagli storici abiti di scena di Raffaella Carrà sono state ritrovate e restituite. La conferma è arrivata giovedì 14 maggio 2026, quando i carabinieri di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) hanno contattato i due curatori per comunicare l’esito positivo della vicenda.
Il pacco anonimo in Comune
La risoluzione del caso non è passata attraverso un’operazione di polizia, ma tramite un gesto di ravvedimento da parte di chi aveva sottratto gli oggetti. Un pacco anonimo è stato infatti recapitato direttamente presso gli uffici comunali della cittadina marchigiana. Al suo interno, perfettamente intatte, vi erano le due cinture rubate nei giorni scorsi dalla Palazzina Azzurra, la struttura che aveva ospitato la mostra gratuita intitolata “Rumore“. Il furto era stato scoperto domenica 10 maggio, proprio durante le fasi di smantellamento dell’esposizione, che contava un totale di 30 vestiti. Gli investigatori avevano subito escluso l’ipotesi di un’effrazione notturna, deducendo che il furto (messo a segno da una o più persone) fosse avvenuto in pieno giorno, approfittando dell’orario di apertura al pubblico per sottrarre gli accessori dalle sagome espositive.
Il valore storico degli accessori
Le due cinture recuperate rappresentano un pezzo tangibile della storia della televisione italiana. Nello specifico, una completava l’abito indossato da Raffaella Carrà nel programma “Amore” del 2006, mentre l’altra faceva parte del costume di scena sfoggiato durante la prima puntata della quarta edizione di “Carramba che fortuna”, trasmessa nel 2008. “Per noi questa collezione non è un lavoro, ma un gesto d’amore verso Raffaella e verso ciò che ha rappresentato per la cultura italiana”, hanno spiegato Gioia e Mola. “Sapere che questi pezzi sono stati restituiti ci riempie di gioia e ci restituisce serenità”.
Il perdono dei curatori
La restituzione chiude un caso che aveva sollevato l’indignazione non solo degli organizzatori, ma anche dei tanti visitatori e cittadini che in questi giorni avevano manifestato solidarietà ai collezionisti. Al di là del valore oggettivo dei costumi, i curatori hanno voluto sottolineare l‘importanza morale del gesto conclusivo. “Pur restando il rammarico per quanto accaduto, siamo riconoscenti verso chi ha scelto di restituire le cinture”, hanno concluso i due proprietari di Collezioni Carrà. “È un segnale importante, che dimostra come il senso di responsabilità possa ancora prevalere”.
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