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I gelatieri italiani accusati in Germania di sfruttamento

  • Postato il 24 agosto 2026
  • Esteri
  • Di Libero Quotidiano
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  • 6 min di lettura
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I gelatieri italiani accusati in Germania di sfruttamento
I gelatieri italiani accusati in Germania di sfruttamento

Di solito erano i francesi che ci davano lezioni di bon ton. Ora ci si mettono anche i teutonici. Solo che l’argomento stavolta riguarda i gelati. Noi, che il gelato in Germania ce l’abbiam portato.
Rewind. Venerdì scorso sul giornale tedesco Süddeutsche Zeitung, guarda caso uno dei riferimenti principali dell'area sinistra liberale, è apparso un reportage che accusa i gelatieri italiani in Germania di sfruttare il personale. Ambiente tossico. Lacrime finché servi il gelato. Ottanta ore di lavoro a settimana. Un giorno di riposo. Per 1.800 euro. Un attacco pesantissimo, soprattutto perché secondo il giornale tedesco, che non fa né nomi e manco cognomi, né di sfruttati e manco di sfruttatori, i gelatieri attivi in Germania arriverebbero proprio dal Bellunese, Val di Zoldo, Longarone. Guarda un po’. «L’attacco è fatto proprio a noi», dice a Libero, Camillo De Pellegrin, sindaco di Val di Zoldo.

TRADIZIONE
E chi meglio di lui conosce la storia, dato che la sua famiglia ha attiva in Baviera una gelateria dal 1959. Ma secondo De Pellegrin questa vicenda si intreccia con la recente stretta del governo al riconoscimento della cittadinanza data per discendenza agli oriundi. Occorre fare un passo indietro. De Pellegrin è stato il primo a denunciare gli abusi sul mercato dei passaporti. E per questo venne anche minacciato di morte. Prima, infatti, per avere la cittadinanza, si poteva risalire fino ai trisnonni o agli avi lontani. Ora la cittadinanza automatica si ferma ai nonni. «Fatalità citano proprio il nostro comune - spiega De Pellegrin da dove è partita la prima grande sommossa contro il mercato delle cittadinanze date a chiunque. Non è che questa sia una ritorsione contro la recente stretta normativa?». Negli anni Ottanta e Novanta, i figli dei figli dei figli di chi era migrato in Argentina o in Brasile, hanno iniziato a tornare in Italia e a chiedere la cittadinanza. Molti oriundi poi si trasferirono in Germania e alcuni aprirono delle gelaterie. «Non si può dire - spiega De Pellegrin - che le gelaterie italiane schiavizzano il personale, perché negli ultimi dieci anni molte gelaterie son state acquistate o rilevate da oriundi brasiliani o argentini.

 

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Non si capisce come due o tre persone possano arrivare a diffamare una intera categoria di gelatieri. Questo è proprio un attacco a noi italiani che abbiamo bloccato quel mercato dei passaporti». Secondo il settimanale tedesco Die Zeit si stima che in Germania, tre gelatieri italiani su quattro provengano dalla provincia di Belluno. E che l’85% delle gelaterie artigianali siano gestite da italiani. Dietro il marchio nostrano però bisogna far attenzione, perché fa sapere Augusto De Pellegrin, presidente di Uniteis (associazione gelatieri artigiani italiani) «molte gelaterie non sono più gestite da noi, sono state rilevate da oriundi brasiliani o argentini, o da albanesi». Sul punto si è espresso anche Luca Zaia. «Giù le mani dai nostri gelatieri». Zaia ha parlato di «accusa grave che, se riferita a singoli casi, va verificata fino in fondo». Perché «trasformarla in un giudizio su un’intera categoria è profondamente ingiusto». Sono «famiglie venete - spiega - che hanno costruito in Germania una storia di lavoro, sacrificio e integrazione. Oggi danno lavoro a circa 22mila persone e hanno contribuito in modo importante anche all’economia tedesca. Chi sbaglia deve risponderne. Ma non si possono infangare migliaia di persone perbene».

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Autore
Libero Quotidiano

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