I fan di Conte protestano ma i giochi li ha voluti lui
- Postato il 24 agosto 2026
- Politica
- Di Libero Quotidiano
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I fan di Conte protestano ma i giochi li ha voluti lui
La strategia è sempre la stessa: fare il danno e poi, per cercare di nascondere le responsabilità, attaccare furiosamente chi prova a rimediare, scaricandogli addosso ogni colpa. Esattamente come è successo per il super bonus, tanto per intendersi, ideato dal governo giallorosso e gestito dagli esecutivi Draghi e Meloni, che per scongiurare fallimenti a catena non hanno potuto smettere di finanziarlo.
Con i Giochi del Mediterraneo, in corso a Taranto fino al 3 settembre, è la medesima solfa. Giuseppe Conte, Michele Emiliano e Rinaldo Melucci, ai tempi rispettivamente presidente del Consiglio, governatore della Regione Puglia e sindaco di Taranto: è questa la trimurti che, correva l’anno 2019, ha fortissimamente voluto la manifestazione, garantendo che sarebbe costata due spiccioli. Lo scopo era, ufficialmente, lanciare quella che è la provincia meno turistica della Puglia, malgrado la sue bellezze; più prosaicamente, la finalità era anche spostare l’attenzione dalla crisi endemica dell’Ilva, purtroppo e immeritatamente la sola cosa per cui si parla della città affacciata sullo Ionio.
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Il metodo era quello tipico dei grillini, in particolare quando sono in versione giallorossa: fare le nozze con i fichi secchi. Fatto sta che, dopo un paio d’anni di nulla di fatto e micro-stanziamenti, spedito a casa Giuseppi cuore di Puglia, tra gli altri scheletri nell’armadio, disgrazie e inefficienze, Mario Draghi si trova sul tavolo anche il dossier Giochi del Mediterraneo. L’ex banchiere capisce in un attimo che non è stato fatto nulla, che è il momento di iniziare a correre e che, per evitare figure di palta, bisogna rendere inoffensivo Emiliano e compagni e servono un sacco di soldi; quindi stanzia 150 milioni di euro e pone le premesse per un commissariamento.
Giunge dunque il turno di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, la quale non può far altro che procedere alla nomina del commissario. Tocca a Massimo Ferraresi, industriale locale con precedenti sportivi di successo come proprietario della squadra di basket di Brindisi e un passato di impegno politico nelle forze civiche di ispirazione centrista con tanto di elezione a presidente di provincia sconfiggendo il candidato del centrodestra. Nomina tecnica che porta alla ridefinizione del piano di investimenti, includendo infrastrutture pubbliche e progetti di viabilità, oltre agli impianti sportivi. Il costo sale così a oltre 250 milioni, che diventano 370 se si comprendono le spese per l’organizzazione e la gestione della manifestazione.
Da segnalare che, per una volta, la magistratura non ha avuto da che ridire. È saltato su però, a denunciare la supposta sprecopoli meloniana con i consueti toni da Savonarola, lo smemorato quotidiano, ovverosia il giornale diretto da Marco Travaglio, specializzato nel raccontare sempre solo una parte della storia, stando bene attento a lasciar perdere quella che può mettere in difficoltà il suo pupillo, Conte. Il nostro, costretto a malavoglia a riconoscere che la prova del recupero del tempo perso dai giallorossi e della chiusura dei cantieri a velocità record è stata superata con successo, profetizza che tra un anno nessuno utilizzerà gli impianti sportivi costruiti a Taranto. È la tesi in parte sostenuta anche da Milena Gabanelli, nel suo Data Room, che paventa una ricaduta sul territorio dell’investimento che rischia di essere significativamente inferiore alle aspettative.
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Morale della vicenda? Tre considerazioni. La prima è che i Giochi di Taranto, come lo sono stati i Giochi invernali di Milano e Cortina, sono l’ennesima occasione per mettersi in mostra del partito del No, in larga parte sovrapponibile al partito dei grillini, che pur avendo il sindaco della Capitale si opposero fortemente alle Olimpiadi a Roma. È il parto di chi, forse perché ogni cosa in cui si cimenta si traduce in uno spreco di denaro, è per principio contrario a qualunque lavoro o iniziativa sia fatto da altri. La seconda è che c’è un solo modo per rilanciare un’area depressa, ed è investirci sopra: il progetto iniziale di Conte ed Emiliano era un diversivo, rispondeva alla logica panem et circenses in salsa di Puglia, quello del governo guarda al futuro di Taranto, a cosa dovrà essere dopo i Giochi del Mediterraneo. Infine, lo spreco nella città ionica non sono i cento milioni in più o in meno che si potevano spendere per la manifestazione, che pure sono tanti, ma i cinque miliardi che la paralisi dell’Ilva è costata all’Italia di sole spese vive, senza considerare le opportunità economiche svanite con i provvedimenti della magistratura. Su questi, Travaglio e Conte non hanno nulla da dire?
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