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I concept album negli anni Ottanta: Marillion, Roger Waters, Frank Zappa…

  • Postato il 10 maggio 2026
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  • Di Blitz
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I concept album negli anni Ottanta: Marillion, Roger Waters, Frank Zappa…

Come abbiamo già visto nell’articolo sui concept album negli anni Settanta, c’è una certa confusione su cosa indichi esattamente l’espressione “concept album”. Se è vero che di base si tratta di album incentrati su un unico tema che dà unità alla sequenza di brani che li compongono, bisogna anche ammettere che questa generica definizione si basa più sui testi e sui titoli che sulla musica: forse sarebbe più corretto parlare di album a tema, in questi casi. Già nel precedente articolo, ho proposto di approfondire questa definizione, sia per limitare il campo di indagine dell’articolo, sia per renderla più aderente alla musica, che è il principale oggetto di questi articoli. Quindi, i concept album di cui si parlerà in questo articolo sono quelli che portano avanti una narrazione musicale, spesso collegando i brani fra loro, a volte con temi melodici ricorrenti, ma sempre con la netta sensazione che la musica stia portando avanti un racconto, anche senza l’aiuto dei testi. È con questo spirito che vi invito perciò alla scoperta dei concept album negli anni Ottanta.

Se gli anni Settanta sono spesso descritti come gli anni del progressive e delle lunghe cavalcate musicali descrittive e narrative, gli anni Ottanta in genere vengono liquidati come gli anni del pop, delle tastiere e della ricerca spasmodica delle hit da classifica. Eppure, a ben guardare, si tratta anche in questo caso di una definizione piuttosto superficiale. E se si cercano i concept album negli anni Ottanta, si scopre una fotografia completamente diversa di quel decennio.

I concept album negli anni Ottanta sono molti di più di quanto ci si aspetterebbe e arrivano da ambiti musicali molto diversi fra loro, a volte anche imprevedibili. Avreste mai pensato di poter ascoltare un concept album punk? Ovviamente no, sembra una contraddizione in termini. Ma, come vedremo più avanti, gli anni Ottanta ci hanno regalato anche questo! Intanto entriamo nell’atmosfera, prendendo in considerazione il primo album dei Chumbawamba, Pictures of Starving Children Sell Records. I Chumbawamba non sono propriamente punk, in realtà abbracciano diversi stili e generi musicali a seconda della necessità, pur mantenendo un atteggiamento di base che oserei definire punk. In questo album del 1986, esplicitamente critico nei confronti di progetti come Live Aid, i brani sono attaccati fra loro e spesso collegati da voci e suoni campionati, proprio come dovrebbero essere in un vero concept album.

Ma la costruzione di album intorno a un tema che dia rigore artistico ed etico alla successione dei brani che lo compongono, utilizzando tecniche che diano l’idea di una narrazione musicale attraverso le diverse canzoni, ha contagiato anche ambiti musicali più lontani negli anni Ottanta. Così, proprio nel 1980 esce Gideon, un album country inciso da Kenny Rogers che narra, ovviamente, la storia di un cowboy texano. La breve introduzione iniziale Goin’ Home to the Rock viene ripresa alla fine, a concludere il ciclo narrativo.

Gli anni Ottanta sono anche gli anni dell’esplosione del metal, altro genere che è sempre andato a nozze con l’idea degli album tematici. In alcuni casi, si è andati anche oltre, costruendo veri e propri concept album, con brani attaccati fra loro e un racconto spesso affidato a una voce narrante. È il caso, ad esempio di Maggots: The Record, pubblicato nel 1987 da Wendy O. Williams and the Plasmatics.

Nel decennio di cui ci occupiamo in questo articolo, si trovano anche esempi di musica folk che strizzano l’occhio alle modalità tipiche del concept album. I cileni Los Jaivas pubblicano nel 1981 Alturas de Macchu Picchu, album ispirato a una poesia di Neruda.

Per quanto riguarda gli ambiti più sperimentali, basterà citare qui gli album pubblicati dai Negativland, caratterizzati da un’enormità di campionamenti e suoni registrati che fanno da filo conduttore e uniscono i diversi brani fra loro. A titolo di esempio, basti citare A Big 10-8 Place del 1983.

La nostra definizione di concept album è chiaramente molto vicina a quella che in genere viene definita opera rock, un tipo di album che condivide molti aspetti con il musical. In effetti, molti sono gli esempi di musical pubblicati su vinile come concept album, e altrettanti sono gli esempi di concept album da cui successivamente è stato realizzato un musical, teatrale o cinematografico. Vale la pena qui citare Chess (musical), album del 1984 con musiche di Bennt Andersson e Bjorn Ulvaeus e testi di Tim Rice, lo stesso che aveva già scritto i testi per Jesus Christ Superstar.

Ma ora tenetevi forte, perché questi esempi erano solo un riscaldamento prima di entrare nel vivo!

Menzioni speciali

Negli anni Ottanta, sembra scontato dirlo, erano attivi moltissimi artisti che avevano raggiunto la fama nel decennio precedente. Molti di loro sono attivi ancora oggi. Chi negli anni Settanta aveva iniziato a sperimentare con la forma del concept album, negli anni Ottanta ha spesso messo a frutto la propria esperienza, producendo concept album per certi versi più maturi, o anche più sperimentali. I Pink Floyd sono dei pilastri nella storia dei concept album. Nel 1983, pubblicano The Final Cut, l’ultimo album con la partecipazione di Roger Waters. Il tema, la storia raccontata dall’album, è piuttosto vago, legato forse più ad aspetti psicologici che a una vera e propria trama. Eppure la musica sviluppa una narrazione, con brani collegati fra loro che acquistano senso nella sequenza proposta nell’album.

Un caso un po’ particolare è poi quello di The Adventures of Kaptain Kopter & Commander Cassidy in Potato Land, uscito nel 1981 e inciso da Randy California e Ed Cassidy. Si tratta di una storia strampalata, raccontata dalla musica quanto dal testo, registrata per la verità fra il 1972 e il 1973, ma pubblicata solo agli inizi del nuovo decennio, quasi a confermare che nel 1981 i tempi erano più maturi per un concept album rispetto agli inizi degli anni Settanta. Nel 2006 ne è uscita una nuova edizione, erroneamente attribuita agli Spirit, la band di Randy California.

In molti casi, la necessità di trovare una storia che attraversi le canzoni di un album ha portato gli artisti a cercare ispirazione nella narrativa. 1984, romanzo di George Orwell uscito nel 1949, è stato la base per tanti concept album, anche negli anni Ottanta. Nel 1981, in particolare, escono a distanza ravvicinata, sia l’omonimo album di Anthony Phillips che quello, sempre omonimo, di Rick Wakeman, entrambi costruiti anche musicalmente come concept album.

Rimanendo in ambito progressive, vi segnalo anche Nude, uscito sempre nel 1981 ad opera dei Camel, che già nel decennio precedente si erano cimentati con la forma del concept album.

Ma facciamo un doppio salto carpiato e torniamo a parlare di punk, o quantomeno di un ambito musicale molto vicino al punk. Death Church è un album del 1983 pubblicato dai Rudimentary Peni. Non solo è presente un tema centrale, una storia, ma i brani sono attaccati uno all’altro, pratica già comune negli album punk, qui però utilizzata a sottolineare la narrazione musicale. In Germania, troviamo una band definita punk, ma che onestamente ha poco a che vedere con il punk della fine degli anni Settanta: Die Toten Hosen pubblicano nel 1988 l’album Ein kleines Bisschen Horrorschau, in cui si ripercorre a grandi linee la storia di Arancia meccanica di Kubrik.

Sempre del 1988 è Doug, album inciso dai Coolies. Qui siamo ancora più lontani dall’ambito punk “classico”: i Coolies sono in realtà una band di rock alternativo americano. La storia narrata nell’album, però, è quella di uno skinhead punk che ruba un libro di ricette a una drag queen dopo averla uccisa, le rivende e diventa ricco e famoso, ma con gravi sensi di colpa. Nel 1997 questo album diventa anche un musical teatrale.

Nell’ambito del glam rock, invece, è davvero difficile trovare concept album che non possano essere semplicemente definiti come “album a tema”. Un’eccezione importante è però Music from “The Elder” dei Kiss. Uscito nel 1981, l’album presenta brani uniti fra loro e uno stile teatrale in pieno stile glam. Allo stesso tempo, la musica è anche un po’ lontana dai Kiss più classici, con una tendenza a farsi pomposa. Qualche critico lo ha anche definito “l’album più brutto della storia”, ma indubbiamente merita un posto nella storia dei concept album.

A metà fra glam rock e gusto per l’horror, che ha caratterizzato anche tanto metal, c’è DaDa, album del 1983 di Alice Cooper, in cui i brani sono collegati fra loro. Mentre, in ambito più propriamente metal anni Ottanta, meritano una menzione speciale i danesi King Diamond, anche loro profondamente legati al mondo dell’horror. In particolare, vi segnalo Abigail del 1987 e Them del 1989.

Per concludere, prima di passare agli album scelti per questo articolo come più rappresentativi dei concept album negli anni Ottanta, vorrei proporre ai più curiosi anche l’ascolto di Moss Side Story, concept album strumentale pubblicato da Barry Anderson nel 1989. Si tratta quasi di una colonna sonora per un thriller senza immagini, con le voci registrate e le urla incise da Diamanda Galas.

Marillion, Misplaced Childhood

Terzo album dei Marillion, pubblicato nel 1985, Misplaced Childhood è probabilmente il concept album per eccellenza. La storia raccontata in sé è piuttosto vaga e frammentata, con molti risvolti più psicologici che narrativi. Ma dal punto di vista musicale l’intero album è costruito come una progressione narrativa, con brani che si susseguono senza soluzione di continuità, finendo uno nell’inizio del successivo. Siamo ancora nel periodo in cui Fish era il cantante della band, oltre che l’autore dei testi, e Misplaced Childhood è probabilmente l’album che ha portato i Marillion alla fama internazionale. Almeno due singoli ebbero un successo planetario, anche grazie alle sonorità vicine a generi di più facile ascolto: Kayleigh e Lavender, secondo e terzo brano dell’album, raggiunsero entrambe le vette delle classifiche britanniche. Ma nell’album ci sono anche tre piccole suite, costituite da brevi brani: cinque nel caso di Bitter Suite e Blind Curve, due nel caso di Heart of Lothian, composta da Wild Boys e Curtain Call. Di seguito il video ufficiale proprio di Heart of Lothian.

Roger Waters, Radio K.A.O.S.

Dopo l’uscita di The Final Cut, del 1983, Roger Waters lascia i Pink Floyd, portando con sé una grande esperienza nella costruzione di concept album. Così, nel 1984 esce con il primo album solista, The Pros and Cons of Hitch Hiking, che, nella sua stranezza, è già un concept album a tutti gli effetti. Ma è con il secondo album solista, Radio K.A.O.S. del 1987, che Waters realizza un vero e proprio capolavoro. Qui la storia è complessa e dettagliata: Billy è un ventitreenne del Galles mentalmente e fisicamente disabile, ma che ha sviluppato la capacità di sintonizzarsi sulle onde radio. Le ingiustizie economiche del governo Thatcher portano il fratello a perdere il lavoro e poi a finire in prigione. Billy viene mandato da uno zio negli Stati Uniti. Lì riesce a connettersi con una stazione radio di Los Angeles, Radio K.A.O.S., attraverso la quale racconta la sua storia. In seguito, riesce ad hackerare un satellite e a far credere a tutto il mondo che l’apocalisse nucleare si sta materializzando. L’album si conclude con una nota di speranza, quando la gente si rende conto, dopo aver creduto di morire, che la paura e la competizione promosse dai mass media valgono molto meno della solidarietà umana. Nell’album troviamo anche Clare Torry, la celebre corista di The Great Gig in the Sky. Radio Waves è il brano di apertura dell’album.

Pete Townshend, The Iron Man: The Musical by Pete Townshend

Pete Townshend è un altro musicista molto esperto di concept album e opere rock. Dopo aver realizzato Tommy e Quadrophenia con gli Who negli anni Settanta e dopo aver progettato un’altra imponente opera dal titolo The Lighthouse che non vide però mai la luce, nel 1989 Pete Townshend incide il suo sesto album solista, The Iron Man: The Musical by Pete Townshend. La storia è ispirata al racconto di fantascienza per ragazzi L’uomo di ferro, pubblicato da Ted Hughes nel 1968. Un uomo di ferro compare dal nulla in Inghilterra e semina terrore e distruzione, divorando macchinari agricoli, finché non fa amicizia con un ragazzo, prima di combattere una battaglia per salvare l’umanità da un drago venuto dallo spazio. Il drago alla fine si rivela pacifico. Anzi, in realtà fa parte del coro della musica delle sfere e porterà per la prima volta allo scoppio di una pace duratura sulla Terra. Townshend coinvolge nell’operazione anche gli Who, in particolare Roger Daltrey, che impersona il padre del protagonista. Ma la singolarità di questo album sta anche nella presenza di John Lee Hooker nella parte dell’Uomo di ferro e di Nina Simone nella parte del Drago spaziale. I Won’t Run Anymore è la traccia che apre l’album, nel video eseguita dal vivo in uno studio televisivo tedesco nel 1989.

Mars and DNA, John Gavanti

John Gavanti è un singolarissimo album, pubblicato nel 1980 dai Mars insieme ad Arto Lindsay dei DNA. Entrambe le band facevano parte della scena sperimentale newyorchese degli anni Ottanta, che in genere prende il nome misterico di “no wave”. L’album è basato sulla storia del Don Giovanni di Mozart, o se preferite del Don Juan di Tirso da Molina: la figura di Don Giovanni, dal 1600 ad oggi, è diventata una sorta di archetipo moderno, tanto da entrare anche nel linguaggio quotidiano come un’espressione comune. John Gavanti è un album dalle sonorità strampalate, un gioco continuo di precari equilibri fra dissonanze, strutture sbilenche e tessuti sonori rarefatti. I Awake è la prima traccia, subito dopo l’Overture iniziale.

Queensryche, Operation: Mindcrime

I Queensryche sono una band metal americana. Il metal, in tutte le sue forme, ha sempre avuto un rapporto privilegiato con l’idea di album a tema, concept album e opere rock. Operation: Mindcrime, terzo album dei Queensryche pubblicato nel 1988, è un caso particolare, che ha senza dubbio lasciato il segno, venendo spesso citato come influenza e riferimento da band metal successive. Ha visto anche la pubblicazione di un seguito, Operation: Mindcrime II, con Ronnie James Dio alla voce nel 2006. La storia segue le vicende di un drogato, emarginato dalla società che, disgustato dalla corruzione del mondo intorno a lui, si ritrova, sebbene riluttante, a diventare un sicario per un’organizzazione rivoluzionaria guidata dal Dr. X, con il compito di assassinare politici. Si tratta di una storia ciclica, che inizia e finisce con il protagonista su un letto di ospedale, quasi in un gioco a specchio. I brani, come in quasi tutti gli album di cui vi parlo qui, sono collegati fra loro e si susseguono senza soluzione di continuità. Di seguito, il video ufficiale della title track.

Styx, Paradise Theatre

Nel 1981, gli Styx decidono di pubblicare un album che racconti la storia, per quanto romanzata, di un teatro, il Chicago’s Paradise Theatre, dal 1928 al 1956, anno della sua chiusura. Paradise Theatre è un concept album in tutti i sensi, con temi che ritornano in maniera piuttosto esplicita in canzoni diverse. Gli Styx sono la tipica band americana anni Ottanta, ma la scelta del racconto in forma di concept album, insieme all’atmosfera da cabaret, li porta senza dubbio a inserire elementi teatrali, a tratti un po’ glam, che rendono Paradise Theatre un album da ascoltare. Rockin’ the Paradise è la traccia che apre l’album dopo una breve introduzione. Nel video, un’esecuzione live in uno studio televisivo di qualche anno più recente.

Planet P Project, Pink World

Planet P Project è il nome dietro il quale si nasconde Tony Carey per le sue produzioni di rock più sperimentale, per distinguerle da quelle più pop che pubblica con il suo nome. Nel 1984, Planet P Project fa uscire Pink World, un concept album che racconta la storia distopica di un mondo devastato dalla guerra nucleare, in cui un ragazzino ha acquisito poteri soprannaturali, fra i quali la capacità di generare una zona protetta da una barriera, all’interno della quale è possibile sopravvivere. Il ragazzo, Artemus, è però sotto il controllo di un governo centrale, che ne teme le potenzialità ma allo stesso tempo cerca di sfruttarle a proprio vantaggio. Alla fine Artemus se ne andrà, lasciando dietro di sé un puntino rosa e un cesto alla porta di un orfanotrofio, e anche la barriera sparirà, cosicché gli abitanti della zona si rendano conto che non ne avevano bisogno. I brani sono collegati fra loro e ci sono diversi temi ricorrenti nell’album, caratterizzato da una grande presenza di tastiere. Il video promozionale di Pink World proponeva due brani in sequenza, What I See e Behind the Barrier, che in realtà non si susseguono nell’album.

Frank Zappa, Thing-Fish

Frank Zappa è senza dubbio un altro artista che ha saputo dare all’idea del concept album una dimensione tutta particolare. Thing-Fish viene pubblicato nel 1984 come triplo album: si potrebbe dire una consuetudine per Zappa! I brani sono attaccati fra loro, collegati spesso da una voce recitante, anche questa una consuetudine zappiana. I testi sono densi di satira molto pungente, con temi che spaziano dal femminismo all’omosessualità, dalle teorie della cospirazione alla cultura afro-americana, con un critico teatrale razzista che crea una malattia per eliminare gli afro-americani e gli omosessuali. Ma c’è anche una storia nella storia, con una coppia di bianchi protestanti che si ritrova a confrontarsi con il proprio passato e con l’ipocrisia delle proprie convinzioni attuali. La traccia che chiude il lato B del primo album è You Are What You Is.

Nigel Planer, Neil’s Heavy Concept Album

Pubblicato nel 1984, Neil’s Heavy Concept Album è una ironica parodia di un attore inglese celebre per l’interpretazione di personaggi in sitcom come The Young Ones e Filthy, Rich and Catflap. Qui Nigel Planer veste il ruolo di Neil, personaggio di The Young Ones. Nell’album si trovano molti riferimenti a brani famosi e addirittura alcune cover, un po’ modificate soprattutto nel testo, inclusa Golf Girl dei Caravan e Hurdy Gurdy Man di Donovan, nell’arrangiamento di Steve Hillage. I brani sono uniti fra loro, a raccontare una strampalata storia, una situazione comica con diversi interventi recitati. Le musiche e gli arrangiamenti sono opera di Dave Stewart, tastierista del circuito della scena Canterbury. Tra i musicisti, oltre a Dave Stewart, troviamo Gavin Harrison e Pip Pyle dei Gong alla batteria, Jimmy Hastings ai fiati, Annie Whitehead al trombone, Barbara Gaskin alle seconde voci: tutti nomi famosi della scena Canterbury che contribuiscono a questa bonaria presa in giro degli hippie. Nel video, due brani collegati fra loro: Cosmic Jam e Golf Girl.

 

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Autore
Blitz

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