Hydra, la perizia medica “tarocca” del referente politico-mafioso dei Senese. “Ora interviene il nostro cardiologo”
- Postato il 21 maggio 2026
- Cronaca
- Di Il Fatto Quotidiano
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La politica ce l’ha in testa, ogni sua scelta criminale è declinata in questo senso. Che sia da trovare agganci nel cerchio magico di Fratelli d’Italia, fino al soglio della Presidenza del consiglio, o che sia dove stabilire la residenza per svernare ormai da oltre un anno ai domiciliari nella casa di una nota politica di centrodestra, sia, infine, che ci sia da scegliere l’avvocato, di destra dichiarato, di quella destra milanese che ogni anno onora con il “presente” la morte di Sergio Ramelli, strizzando l’occhio prima alla Lega e poi a FdI. Giancarlo Vestiti, nato a Benevento nel 1968, è così. La sua figura lo impone. Lui raccordo del clan Senese in terra lombarda. Lui uomo di regia, vero capo del Consorzio di mafie al Nord. Lui che giustappunto ai “compari” si presentava come “Giancarlo Senese” per segnare il confine di un potere politico-mafioso assoluto. Lo stesso fedelissimo di Michele Senese, che tra i suoi contatti mafiosi poteva mettere anche Giuseppe Calabrò, detto U Dutturicchiu, eminenza grigia della ‘ndrangheta al Nord.
La perizia medica “tarocca”
Vestiti oggi sverna sereno agli arresti domiciliari, grazie a quella che la Procura di Milano, il pm Alessandra Cerreti e ben due sentenze del Tribunale del Riesame – oggi al vaglio della Cassazione, dopo il ricorso di Mario Marino, legale di Vestiti – definiscono “una documentazione sanitaria” precostituita “per ottenere artatamente la modifica della misura cautelare detentiva domiciliare”. Insomma una perizia medica “tarocca”, la cui vicenda inedita rende ancora più inquietante la figura di Vestiti. Se è vero, come sostiene il Riesame, che dai domiciliari Vestiti-Senese “non ha mai smesso di svolgere la sua attività delittuosa, utilizzando i colloqui con i familiari per impartire direttive per la prosecuzione della attività criminali, sollecitando i pagamenti dei soggetti estorti, promuovendo le attività dell’associazione nei diversi settori economici” e delegando tutto a Gioacchino Amico, suo pupillo ed erede per i rapporti politici con Lega e FdI e il clan di Michele Senese.
“Ha problemi cardiaci”
Quella consulenza medica, dunque, rileva problemi cardiaci definiti incompatibili con il carcere, seppur per il Riesame “allo stato il detenuto non presenta segni di malattia acuta in atto”, sottolineando “la gestibilità in regime carcerario delle condizioni di salute del prevenuto”. E però Vestiti dal 6 marzo 2025 è ai domiciliari, qui arrivato dal carcere prima di Opera e poi di Siracusa, recluso dopo che prima il Riesame e poi la Cassazione hanno sconfessato l’ordinanza del gip del 2023 che aveva bocciato l’esistenza dell’Unione delle mafie. Vestiti così nel 2025 finisce in galera per associazione mafiosa con un ruolo apicale all’interno del Consorzio. Detenzione che dura poche settimane perché sempre lo stesso giudice, senza disporre perizie, ma solo appoggiandosi su ciò che riferiva il carcere di Siracusa, lo mette ai domiciliari a Cologno Monzese nell’appartamento di Rosalia Brasacchio, sua nuova compagna, avvocato, e consigliere comunale (oggi autosospesa) nella lista Rocchi sindaco.
Ora dovrà decidere la Cassazione
Nel frattempo l’uomo dei Senese si fa difendere dall’avvocato Marino (legale anche di Emanuele Gregorini, alias Dollarino, braccio armato e trafficante dei Senese, ndr) che ben conosce non solo per questioni legali, ma anche per mettere in piedi progetti politici targati Fratelli d’Italia fino al sogno di un club di partito con uffici nella sede centrale di FdI in corso Buenos Aires. Intercettato con Vestiti, l’avvocato Marino spiega: “Ho, diciamo, le mie amicizie all’interno del partito, il presidente del partito la Santanchè e Mario Mantovani”, svelando una lunga storia di avvocatura fin dai tempi dell’omicidio del neofascista Sergio Ramelli. È l’avvocato Marino che farà per ben due volte ricorso in Cassazione dopo che per altrettante il Riesame ha accolto l’appello della Procura sulla perizia medica ritenuta “artatamente precostituita”. In un caso l’alta corte gli ha dato ragione, e ora, dopo una secondo Riesame, la Cassazione dovrà decidere il prossimo 25 maggio.
L’intercettazione: “Interviene il nostro cardiologo”
Nel ricorso della Procura di Milano contro la prima decisione del gip sono citate delle intercettazioni dalle quali emerge chiaramente come le perizie siano state pilotate. Si tratta di un dialogo tra il boss della ‘ndrangheta Massimo Rosi, anche lui organico al Consorzio, e l’ex compagna di Vestiti. Rosi lo spiega chiaramente: “Interviene il nostro cardiologo (…) se poi deve, deve mettere che il cuore va a 1000 (…) no guardi che il cuore va a 20 non è un problema. Devi solo al margine di un compenso da dare a queste persone qua è solamente un pensiero non di sold , ma lì ci pensiamo noi, non è che sono i soldi, gli dico, vuoi l’orologio? Ti compro l’orologio, perché così poi non ti sgamano”.
Vestiti in carcere continuava a delinquere
Intercettazioni che, al contrario di quello milanese, porteranno il gip romano a rimettere in carcere in Vestiti coinvolto in un fascicolo del 2015 sugli affari della famiglia Senese. Testualmente il Tribunale del Riesame: “Il pm lamenta inoltre che il nome del cardiologo emerso nell’ambito delle conversazioni intercettate, sia lo stesso cognome del cardiologo che, il 30 gennaio 2015, ha attestato l’asserita incompatibilità delle condizioni di salute dell’indagato. Proprio sulla base delle conversazioni all’epoca intercettate e prontamente trasmesse all’autorità giudiziaria di Roma, quella istanza di libertà era stata respinta; e le asserite patologie pregresse, comunque, non avevano impedito all’indagato di realizzare le allarmanti condotte criminose riconosciute dal Tribunale per la Libertà di Milano e confermate dal rigetto del ricorso difensivo da parte della Corte di Cassazione”. Tuttavia i rimpalli tra Riesame di Milano e giudici della Cassazione stanno tenendo Vestiti fuori dalla galera. Nell’ultima sentenza, i giudici dell’Alta Corte hanno accolto il ricorso dell’avvocato Marino perché non è stata “garantita l’interlocuzione con il consulente tecnico della difesa”. Il prossimo 25 maggio si replica e, in caso di ricorso respinto, il vero capo del Consorzio di mafie al Nord, garante degli interessi politico-mafiosi dei Senese, potrebbe tornare in carcere.
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