Hormuz, servono tregua vera e quadro giuridico. Formentini sostiene la linea del governo
- Postato il 13 maggio 2026
- Esteri
- Di Formiche
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Paolo Formentini, vicepresidente della Commissione Esteri della Camera ed esponente della Lega, ha appoggiato le condizioni indicate dal governo per un eventuale contributo italiano.
“Siamo soddisfatti – commenta con Formiche.net – delle condizioni elencate dai ministri Crosetto e Tajani: una vera tregua e un quadro giuridico internazionale perché le nostre navi possano riportare la pace a Hormuz”, ha dichiarato dopo l’audizione odierna davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato.
Formentini ha anche collegato la crisi nello Stretto di Hormuz a una competizione geopolitica più ampia, sostenendo che Iran e Cina stiano cercando di “riscrivere l’ordine internazionale”. “Trovo fuorviante dare tutte le colpe all’Occidente. Questo non ricorda quanto succede a Taiwan, e non vuole vedere la verità: se si fa appello all’Iran e alla Cina, loro vogliono riscrivere l’ordine internazionale. Noi non dobbiamo consentirlo. Se non ci fosse la Cina la guerra in Ucraina sarebbe già finita, e l’Iran ha visto quadruplicare i treni dalla Cina in queste settimane. Non bisogna dimenticare chi è l’aggressore e chi è l’aggredito”.
Il deputato della Lega invita a non perdere di vista le responsabilità dell’Iran nella crisi regionale e nel confronto con Israele, criticando quelle letture che descrivono Teheran esclusivamente come parte aggredita nel conflitto. Esprimendo anche preoccupazione per i rischi che minacciano i principali “colli di bottiglia” marittimi, Formentini sostiene che la crisi in corso vada letta anche nel quadro della crescente assertività geopolitica di Iran e Cina.
Durante l’audizione, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha escluso qualsiasi missione immediata nel Golfo, chiarendo che un eventuale contributo italiano potrà avvenire solo dopo “la cessazione definitiva delle ostilità”, con autorizzazione parlamentare e una precisa cornice giuridica internazionale. Tajani ha definito la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz un interesse strategico “dell’Italia, dell’Europa e del mondo”.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha invece illustrato gli aspetti operativi della preparazione italiana, confermando il pre-posizionamento precauzionale di due unità cacciamine tra Mediterraneo orientale e Mar Rosso nell’ambito delle missioni già esistenti. Una misura che il governo considera necessaria per non farsi trovare impreparato nel caso in cui maturino le condizioni per una futura iniziativa internazionale di sicurezza marittima.
Le parole di Formentini mostrano anche come il dossier Hormuz stia ormai uscendo dai confini della sola crisi mediorientale per intrecciarsi con la competizione strategica più ampia tra Occidente, Cina e Iran. Ed è proprio su questo terreno — tra sicurezza energetica, libertà di navigazione e nuovi equilibri globali — che Roma prova a costruire la propria linea, mantenendo aperto il doppio binario della prudenza politica e della preparazione operativa.