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"Hobbit" di Flores: sciacalli dei draghi di Komodo
Postato il 29 luglio 2026
Di Focus.it
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4 min di lettura
In sintesi
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Per anni li abbiamo immaginati come piccoli cacciatori intraprendenti, capaci di abbattere prede enormi e di dominare il fuoco nonostante la statura minuta. Ma un nuovo studio pubblicato su Science Advances ridimensiona drasticamente questa immagine dell'Homo floresiensis, il misterioso ominide soprannominato "hobbit" vissuto sull'isola indonesiana di Flores.
Altro che abili predatori: sembra che questi antichi parenti dell'uomo si limitassero a raccogliere gli scarti lasciati da un ben più temibile concorrente, il drago di Komodo.. Un esperimento insolito
Per capire chi avesse davvero la meglio sugli elefanti nani dell'isola, i ricercatori guidati da Elizabeth Grace Veatch, paleoantropologa dello Smithsonian's National Museum of Natural History di Washington, hanno ideato un esperimento tanto semplice quanto efficace.
Presso lo zoo di Atlanta, in Georgia, il team ha lasciato in pasto una carcassa di capra a Rinca, un drago di Komodo ospitato nella struttura, osservando con precisione i segni che le sue fauci lasciavano sulle ossa. «Ricreare un elefante intero sarebbe stato impossibile, dato che gli Stegodon sono estinti da tempo», spiega Veatch. Al termine del pasto, delle 72 ossa rimaste, 26 mostravano complessivamente 192 impronte di denti, un archivio di riferimento preziosissimo da confrontare con i reperti fossili.. Il confronto con le ossa della grotta di Liang Bua
I ricercatori hanno poi messo a paragone quei segni con oltre 3.000 frammenti di ossa di Stegodon florensis insularis – una specie di elefante nano ormai estinta – rinvenuti nella grotta di Liang Bua, lo stesso sito in cui nel 2003 furono scoperti i primi resti dell'Homo floresiensis. Per completare il quadro, hanno analizzato anche quasi 7.000 ossa di ratti giganti, molto più recenti e legate invece all'Homo sapiens che occupò la grotta in epoche successive.
I segni di denti individuati nell'esperimento con la capra assomigliavano moltissimo a quelli trovati sulle ossa di Stegodon e non a marchi tipici di macellazione umana con strumenti litici. Il drago, come oggi fa con i bufali d'acqua, avrebbe abbattuto gli Stegodon con il suo morso velenoso; solo in un secondo momento gli hobbit sarebbero intervenuti per recuperare quanta più carne possibile dalle carcasse già aggredite.. Gli scarti agli hobbit
Il drago di Komodo, durante l'esperimento, ha preferito le parti più ricche di carne della capra, come le zampe anteriori e posteriori. I segni di taglio prodotti dagli strumenti in pietra dell'Homo floresiensis, invece, si concentravano soprattutto sulle porzioni meno pregiate degli Stegodon: ossa craniche e vertebre toraciche.
Un dato paradossale, se si pensa che gli umani avrebbero dovuto avere accesso prioritario alle carcasse — a meno che, appunto, non arrivassero sempre per ultimi, dopo il passaggio del predatore.. Nessuna traccia di fuoco
Lo studio smentisce anche l'idea che questi ominidi sapessero controllare il fuoco. Su oltre 3.000 ossa di Stegodon associate all'Homo floresiensis, una sola presentava segni di esposizione al calore, e con ogni probabilità si tratta di una contaminazione dovuta a strati della grotta rimaneggiati in epoche successive da esseri umani moderni.. Le ossa di ratto lasciate dall'Homo sapiens nello stesso sito raccontano tutt'altra storia: circa un quinto di esse reca evidenti segni di cottura.
«Le ossa di ratto dimostrano con chiarezza lo schema che abbiamo osservato: nessuna traccia di combustione negli strati riferibili all'Homo floresiensis, centinaia di ossa bruciate in quelli dell'uomo moderno», sottolinea Veatch. «Le ipotesi su comportamenti evoluti attribuiti agli hobbit erano già state ridimensionate negli ultimi anni, ma il nostro lavoro conferma direttamente il sospetto che non usassero il fuoco né cacciassero grandi prede, contrariamente a quanto si credeva in origine».. Un tassello per capire l'evoluzione umana
Per Adam Brumm, della Griffith University di Brisbane, lo studio dimostra "in modo convincente" che l'Homo floresiensis non cacciava attivamente gli Stegodon, ma ne sfruttava le carcasse già abbattute da altri predatori. Anche Martin Porr, dell'Università dell'Australia Occidentale, osserva che le precedenti ipotesi sulla caccia e sull'uso del fuoco erano da tempo controverse. «In un certo senso, queste nuove scoperte avvicinano l'Homo floresiensis a quanto sappiamo su altri ominidi di piccola taglia, come gli australopitechi: un'ipotesi coerente con le loro dimensioni cerebrali e la massa corporea ridotta», afferma Porr.. Resta però aperta una domanda cruciale sull'origine di questi ominini. Se piccoli ominini simili sono stati trovati finora solo in Africa, non è chiaro se l'Homo floresiensis discenda da progenitori di piccola taglia con una capacità di spostamento molto più ampia di quanto ipotizzato finora, oppure se derivi da una forma più grande — come l'Homo erectus — che nel tempo si sarebbe rimpicciolita, perdendo insieme alla statura anche alcune capacità comportamentali più complesse. «Credo che entrambe le ipotesi restino plausibili al momento», conclude Porr. «Serviranno ulteriori ricerche a Flores e nelle isole circostanti per fare chiarezza»..
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