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Hantavirus: quarantena per i contatti dei malati?

  • Postato il 8 maggio 2026
  • Di Focus.it
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Hantavirus: quarantena per i contatti dei malati?
Quando domenica 10 maggio a mezzogiorno, la nave da crociera MV Hondius arriverà alle Canarie, dopo aver ospitato a bordo un focolaio di hantavirus, si imporrà con urgenza la questione di come gestire i quasi 150 passeggeri che trasporta. I turisti di 12 diverse nazionalità, che per un po' hanno condiviso - ignari - spazi e ritrovi con chi è risultato contagiato, andranno messi in quarantena? O è sufficiente che, rimpatriati con tutta la prudenza del caso, rimangano a casa monitorando i sintomi?. Una situazione inedita. La questione è spinosa anche per gli esperti. Gli hantavirus sono virus poco conosciuti perché difficili da instaurare in modelli animali, perché richiedono laboratori di massima sicurezza e perché hanno tempi di incubazione molto lunghi (fino a 6-8 settimane). Finora non erano mai stati un pericolo reale per i Paesi industrializzati e i fondi per studiarli sono scarsi. Senza contare che, nella maggior parte dei casi di infezione umana, il contagiato era un "binario morto", non in grado di trasmettere il virus a sua volta.. Con il virus delle Ande, il ceppo di hantavirus confermato in almeno due passeggeri della nave, le cose sembrano andare diversamente. Scoperto nel 1995 nel sud dell'Argentina, è trasmesso dal contatto con escrementi o saliva di un piccolo roditore endemico del Sud America, l'Oligoryzomys longicaudatus, ma sembra anche capace di propagarsi da uomo a uomo. Se però la possibilità di trasmissione interumana è, per il virus delle Ande, appurata, c'è ancora molta incertezza sulla facilità con cui questo contagio può avvenire.. Due focolai precedenti. Nel 1996 il contagio partì da un 41enne in Patagonia; tre settimane dopo si ammalò la madre 70enne, quindi il suo medico, seguito, un mese dopo, dalla moglie. Anche un dottore che aveva assistito la moglie del primo medico in ospedale rimase contagiato. Quel primo evento, descritto sulla rivista Emerging Infectious Diseases l'anno seguente, fu un campanello d'allarme della trasmissione del virus delle Ande da uomo a uomo. Questo ceppo causa una sindrome polmonare da hantavirus, che si manifesta inizialmente con sintomi di tipo influenzale come febbre, dolori muscolari, cefalea, seguiti da problemi gastrointestinali (dolore addominale, vomito e diarrea), che in seguito precipitano in una malattia respiratoria grave, con accumulo anomalo di liquido nei polmoni e insufficienza respiratoria. Il virus delle Ande ha un tasso di mortalità che può raggiungere il 50%.. Il secondo focolaio cui spesso si fa riferimento in questi giorni si verificò nel 2018 ad Epuyén, un villaggio di 2100 abitanti nella provincia di Chubut, ai piedi delle Ande, in Argentina. Il caso è stato descritto nel dettaglio in un articolo sul New England Journal of Medicine nel 2020. Un uomo che aveva contratto il virus presenziò per 90 minuti, già febbricitante, a un compleanno dove erano riunite un centinaio di persone. Cinque persone furono infettate dall'hantavirus in quella festa, ma poiché il tempo medio di incubazione fu, in quell'evento, di 22 giorni, tutte e cinque continuarono per tre settimane a fare la vita di sempre, in un paesino in cui la vita si basava su strette interazioni sociali. Altri contagi successivi portarono il numero di contagiati ad almeno 34, di cui 11 deceduti, finché il sindaco di Epuyén decise di mettere in quarantena l'intero villaggio, sospendendo ogni attività comune al chiuso, inclusi i funerali, per 40 giorni. Una decisione difficile, accompagnata da un capillare lavoro di ricostruzione dei contatti, che entro febbraio 2019 mise fine all'epidemia.. Il contributo dei superdiffusori. Come spiega il virologo Roberto Burioni su Substack, l'episodio ha insegnato almeno tre caratteristiche importanti dell'hantavirus delle Ande. La prima è che la via di trasmissione più probabile tra uomo e uomo è l'inalazione di droplet (goccioline respiratorie che si emettono starnutendo, tossendo o parlando) o aerosol (particelle ancora più piccole, che rimangono a lungo sospese nell'aria al chiuso). La seconda è che il ceppo si trasmetteva presumibilmente, quasi sempre nel primo giorno di febbre, talvolta quando il paziente non sapeva neanche di essere ammalato. La terza è che la diffusione del virus è favorita dalla presenza di alcuni "super-diffusori": un termine che abbiamo imparato a conoscere in era covid e che identifica persone con alta carica virale nelle loro secrezioni. Il primo contagiato di Epuyén era tra questi: con uno dei cinque infettati si era semplicente incrociato, senza fermarsi, sulla strada per andare al bagno.. Per altri studi la trasmissione interumana è rara. La questione dei super-diffusori potrebbe forse spiegare perché altri lavori riportino una visione diversa. Nel 2018 furono rintracciati 51 contatti di una persona rimasta infettata in Argentina ma con i primi sintomi avvertiti solo al ritorno, negli Stati Uniti. Nessuno era rimasto infetto. Una revisione degli studi precedenti sull'hantavirus delle Ande pubblicata nel 2021 concludeva che non c'erano prove a supporto di una trasmissione da uomo a uomo. Oggi comunque gli esperti sono concordi nel dire che la possibilità di trasmissione interumana di questo virus è reale, specialmente per chi ha contatti lunghi e ravvicinati con una persona infettata.. Come si procederà quindi?. Diversamente dal caso di Epuyén, la gestione dell'isolamento dei passeggeri sarà più frammentaria e in carico - oltre che alla Spagna, responsabile della prima accoglienza - ai singoli Paesi di origine. Secondo un articolo pubblicato su Science, è probabile che si decida di far trascorrere ai passeggeri un periodo di quarantena a casa, con test ripetuti per l'hantavirus. Intanto, le autorità sanitarie sono al lavoro per rintracciare i 29 passeggeri sbarcati in anticipo il 24 aprile sull'isola di Sant'Elena, alcuni dei quali sono poi rimpatriati in autonomia. Ma c'è almeno una buona notizia: la hostess della compagnia Klm che aveva fatto scendere dal volo da Johannesburg ad Amsterdam la donna olandese moglie della prima vittima, è risultata negativa al virus. Dopo il contatto con la donna, poi deceduta per l'hantavirus in Sudafrica, l'operatrice aveva accusato lievi sintomi respiratori..
Autore
Focus.it

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