Hantavirus, l’azienda Moderna vola in borsa dopo l’annuncio dell’avvio di “ricerche precliniche”
- Postato il 12 maggio 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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I nuovi casi di hantavirus, oltre ad aumentare i timori tra la popolazione per il diffondersi del focolaio, provocano anche delle conseguenze nei marcati azionari. Ad esempio, Moderna è tra i titoli farmaceutici che più stanno beneficiando dall’allerta sui casi di hantavirus che si sono verificati a bordo della MV Hondius, salpata ieri in direzione Rotterdam.
L’azienda statunitense di biotecnologia ha, infatti, guadagnato al Nasdaq quasi 7 punti percentuali negli ultimi 5 giorni: registrando +6,22% solo nella giornata di ieri. Dai 45 dollari ad azione del primo maggio oggi viaggia intorno a 54 dollari e ha toccato picchi oltre i 57 dollari.
Gli investitori la valutano, al momento, come l’azienda meglio posizionata per affrontare un’epidemia. La società, che ha sviluppato uno dei principali vaccini contro il Covid, ha recentemente annunciato l’avvio delle “ricerche precliniche sugli hantavirus in collaborazione con l’Istituto di ricerca medica sulle malattie infettive dell’Esercito degli Stati Uniti (Usamriid), a testimonianza – ha spiegato – del continuo impatto regionale di questi patogeni”.
Si tratta di “iniziative in una fase iniziale e tuttora in corso” che “riflettono la più ampia responsabilità di Moderna nello sviluppare contromisure contro le malattie infettive emergenti”, viene fatto presente. Di certo, comunque, è bastato questo annuncio per fare schizzare il titolo in borsa.
Oltre all’interessamento di Moderna c’è comuqnue chi sul filone del vaccino contro i diversi hantavirus ci sta già lavorando. È Jay Hooper, virologo dell’Us Army Medical Research Institute of Infectious Diseases di Frederick (Maryland), che ha parlato con Nature spiegano come “i dati di Fase I del vaccino sono promettenti ma ci sono diversi ostacoli per arrivare a produrlo”. “Poiché questi virus sono trasmessi dai roditori e rappresentano un rischio per le truppe sul campo, l’esercito punta da tempo ad avere un vaccino”. Il virologo ha spiegato che l’Istituto di Ricerca Medica per le Malattie Infettive dell’Esercito degli Stati Uniti “si occupa di vaccini contro l’hantavirus dagli anni ’80 circa” e lui è entrato a far parte del team negli anni ’90. Ma per arrivare alla Fase III c’è ancora da fare. “Poiché i casi umani di infezione da virus Andes sono rari e geograficamente dispersi, non esiste una regione specifica in cui condurre un classico studio di Fase III sull’efficacia del vaccino; pertanto, per soddisfare i requisiti di autorizzazione all’immissione in commercio, sono necessari approcci più innovativi. Da qui l’enfasi sugli anticorpi neutralizzanti come indicatore di protezione”, avverte il virologo che punta anche sulle risorse, “un altro ostacolo importante per i vaccini contro l’hantavirus è rappresentato dai finanziamenti per la fase di sviluppo avanzato”.
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