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Ha attraversato tutta la Sicilia in bici in 20 giorni: “Ecco l’isola che i turisti non vedono”

  • Postato il 15 agosto 2026
  • Interviste
  • Di SiViaggia.it
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  • 8 min di lettura
In sintesi

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Ha attraversato tutta la Sicilia in bici in 20 giorni: “Ecco l’isola che i turisti non vedono”

Venti tappe, più di 1.200 chilometri e circa 8.000 metri di dislivello… tutto in bicicletta attraversando la Sicilia nel pieno dell’estate, con temperature che hanno reso ancora più impegnativa un’avventura già di per sé tutt’altro che semplice: è il viaggio suggestivo di Fred Casadei, musicista, insegnante di musica e appassionato ciclista di Pachino che, dal 20 luglio all’8 agosto, ha attraversato la sua isola pedalando da un capo all’altro, con l’obiettivo di raccontare soprattutto quella Sicilia che spesso rimane lontana dagli itinerari più conosciuti. Non soltanto le località da cartolina, dunque, ma anche piccoli centri, strade secondarie, paesaggi inattesi, luoghi della memoria e storie capaci di sorprendere anche chi vive quotidianamente l’isola.

Il viaggio di Fred, nato anche grazie al sostegno di alcuni sponsor che gli hanno permesso di prenotare in anticipo i pernottamenti, è nato soprattutto dalla voglia di vivere la Sicilia lentamente, pedalando e fermandosi ogni volta che qualcosa cattura la sua attenzione. Noi di SiViaggia lo abbiamo raggiunto al termine della sua avventura per farci raccontare cosa ha visto, cosa lo ha sorpreso, cosa lo ha deluso e perché, nonostante la fatica e il caldo, ha già iniziato a pensare al prossimo viaggio.

Fred, come è nata l’idea di attraversare la Sicilia in bicicletta?

“Nasce soprattutto dall’amore per la Sicilia e per la bicicletta. Io la vivo in maniera molto poco agonistica: mi piace fermarmi, guardare un panorama, scoprire una strada nuova. Se trovo delle arance sugli alberi, mi fermo, ne mangio una, faccio qualche foto e riparto. Mi piace viverla così, non di corsa”.

Fred, che vive a Pachino e gestisce una scuola di musica, ha dovuto però fare i conti con il proprio lavoro per scegliere il periodo della partenza.

“La scuola è attiva fino alla fine di giugno e poi in estate sono libero. Per questo ho dovuto scegliere luglio, anche se sapevo che sarebbe stato molto caldo. Alcune mattine mi alzavo alle cinque e partivo alle sei, ma già alle otto era difficile stare in sella”.

Quanto è stato difficile pedalare con temperature così elevate?

“Alcune tappe sono state veramente dure per il caldo. Però non ho mai pensato di mollare. L’ho sempre presa come una sfida personale: magari fai una salita di tre chilometri arrampicandoti in maniera disperata, ma poi vieni premiato perché in cima ti trovi con il mare e le isole 300 metri più sotto. Sono panorami pazzeschi”.

E proprio il paesaggio è stato uno degli elementi più sorprendenti del viaggio.

“Nella zona settentrionale della Sicilia, soprattutto nel Palermitano, percorrevo strade di montagna e la vegetazione cambiava completamente. Sembrava di essere davvero in montagna. Nel giro di pochi chilometri passi dalla costa, dove mangi una granita con la brioche in spiaggia, a zone dove puoi incontrare anche i cinghiali. È sorprendente”.

Come hai organizzato un viaggio di 20 tappe senza giorni di riposo?

“Ho sempre pensato a un massimo di 70-80 chilometri al giorno. Avrei potuto farne anche di più, ma non avendo giorni di riposo avevo bisogno di recuperare. Meglio 70 chilometri al giorno piuttosto che farne 120 e poi non riuscire a pedalare il giorno dopo. Già a marzo/aprile avevo tutti i b&b prenotati e pagati. In Sicilia a luglio e agosto, più vai avanti, più diventa difficile trovare posto e i prezzi aumentano”.

Qual è stato il paesaggio che ti ha colpito maggiormente?

“Credo quello nella costa settentrionale dell’isola, andando verso Palermo. È tutta una zona di salite e discese: fai due o tre chilometri di salita, arrivi alla curva e improvvisamente sotto di te puoi vedere le Eolie oppure Favignana. Questo tipo di panorama mi ha colpito tantissimo”.

C’è un luogo che non ti aspettavi potesse colpirti così tanto?

“Dal punto di vista architettonico mi ha colpito moltissimo la casba di Mazara del Vallo. Sapevo della storia araba della città, ma non immaginavo di trovare una vera e propria medina. In alcuni punti sembra davvero di essere a Tunisi: porte, finestre, costruzioni, serrande e locali hanno un aspetto completamente diverso”.

Durante il viaggio hai scoperto anche luoghi poco conosciuti persino da chi vive in Sicilia?

“Sì, per esempio a Catania ho scoperto che c’è un fiume sotterraneo che praticamente nessuno conosce. Si può vedere in tre punti diversi della città, anche se in maniera piuttosto limitata. Io sono entrato in uno di questi attraverso un locale, un pub che ha proprio un ingresso per la grotta: paghi un euro, scendi e trovi il fiume che scorre sotto la città. È una cosa impensabile, soprattutto perché quando pensi a Catania pensi al vulcano, al centro storico, a mille altre cose, e non certo a un fiume che scorre nel sottosuolo”.

Hai trovato anche qualche luogo che ti ha deluso?

“Sì, purtroppo Taormina, per quanto sia bellissima sulla carta, mi ha deluso: immagina un paesino siciliano grazioso, con un corso centrale dove il 90% dei negozi è composto da grandi marchi di lusso. Tutta la gente sembrava uscita da una sfilata di moda e io ero l’unico “disgraziato” in bermuda, ciabatte e maglietta. A Taormina tornerei magari per un concerto al Teatro Greco”.

Qual è stato il momento più emozionante del viaggio?

“Sicuramente la tappa di Cinisi. Sono andato a visitare la casa museo di Peppino Impastato. Conoscevo la sua storia, avevo visto I cento passi, ma entrare nella sua casa e vedere le sue poesie manoscritte, la sua camera rimasta intatta, i libri, lo stereo e i primi giornali che scriveva negli Anni Settanta è stato molto forte. Ho chiesto a una ragazza dell’associazione se la storia dei cento passi fosse vera. Me lo ha confermato facendomi vedere delle mattonelle colorate con frasi di Impastato: partono dalla sua casa e ti conducono fino a quella di Tano Badalamenti”.

Il percorso conduce infatti verso quella che fu la casa del boss mafioso.

“Entrare nella casa di Badalamenti e vedere le fotografie di Impastato bambino insieme al padre e alle altre persone è stato commovente“.

Consiglieresti questa tappa a chi visita la Sicilia?

“Assolutamente sì. Tornerei a Cinisi solo per quello. È una storia che va conosciuta e approfondita, ma vedere e quasi toccare certe cose te la fa entrare ancora più dentro”.

Durante il viaggio hai conosciuto persone che ti sono rimaste impresse?

“Sì, diverse. Ho conosciuto per esempio un signore norvegese di più di 70 anni che ha deciso di trasferirsi in Sicilia perché la vita che conduceva in Norvegia era diventata troppo frenetica. L’uomo continua a costruire barche e mi ha spiegato che le fondamenta sono norvegesi, ma unite a usanze e tecnologie navali siciliane. Era un personaggio pazzesco“.

Se qualcuno volesse intraprendere un viaggio simile, qual è il consiglio più importante che ti senti di dare?

“Ce ne sarebbero diversi. Una cosa che ho imparato, e che può sembrare banale, è che il b&b deve essere in centro. Se hai appena fatto 80 chilometri in bici, arrivi, fai stretching, ti fai una doccia e devi riposare. Non puoi poi scoprire che il tuo alloggio è a 30 chilometri dal paese”.

A Fred è capitato proprio durante la tappa di Milazzo.

“Avevo il b&b a 30 chilometri da Milazzo. Dopo aver pedalato tutto il giorno, mi sono fatto la doccia e poi ho dovuto riprendere la bici per andare in città a raccontare la tappa. Sono arrivato al museo del mare che volevo visitare e poi sono dovuto tornare indietro”.

Qual è il tratto più facile per chi vuole provarci anche se non è un ciclista esperto?

“La costa est, da Pachino verso Siracusa, Catania e Messina, è quella più pianeggiante. È forse meno spettacolare dal punto di vista paesaggistico, ma è sicuramente più facile. La costa nord, da Messina verso Palermo, e poi la zona da Trapani ad Agrigento hanno paesaggi più belli, ma sono anche più impegnative”.

Il dato rende bene l’idea della fatica affrontata da Fred: quasi 8.000 metri di dislivello complessivi.

Come si può capire se un percorso è adatto alle proprie capacità?

“Ormai ci sono tante app che ti permettono di vedere che tipo di percorso è, quanto dislivello c’è, il chilometraggio e anche una stima del tempo. Puoi scegliere una tratta e capire prima se è alla tua portata”.

Dopo questa esperienza rifaresti un viaggio simile?

“Sì. In realtà pensavo già a quello successivo prima ancora di partire. Con i risultati di questa esperienza so che lo rifarei in maniera diversa, evitando alcune località e organizzando meglio gli alloggi”.

Ma il prossimo viaggio potrebbe avere anche uno scopo solidale.

“Mi piacerebbe riuscire a organizzare una raccolta fondi. Vorrei aiutare famiglie bisognose di Pachino, per esempio. Vorrei fare qualcosa di concreto per le realtà locali. Se io già ho quello che mi serve, mi chiedo: che altro posso fare? Ci sono persone che sono davvero in difficoltà. Perché non provare ad aiutarle?”

È un sogno che ti fa onore. Quindi la prossima estate sarai ancora in sella?

“Pazienza se sarà di nuovo luglio e farà caldissimo. Magari sarà un’estate più clemente. Ma sì, voglio rifarlo“.

Durante i 20 giorni di viaggio, Fred ha raccontato quotidianamente le proprie tappe attraverso fotografie e video pubblicati sulla sua pagina Instagram Fred in bici, mostrando luoghi, incontri e scorci della Sicilia incontrati lungo il percorso.

È proprio questa, in fondo, la filosofia che ha accompagnato l’intera avventura: non attraversare semplicemente la Sicilia, ma fermarsi a guardarla, scoprire tragitti secondari, ma anche borghi e realtà sospese nel tempo e allo stesso tempo proiettate verso il futuro.

Un’esperienza del genere ti cambia“. È con queste parole che Fred ha scelto di raccontare, sulla sua pagina, ciò che resta davvero dopo 20 giorni e oltre 1.200 chilometri in sella:

“Non è turismo.
Non è pedalare.
È la somma delle emozioni che ho vissuto, dei colori che ho visto, dei profumi che ho sentito, delle persone che ho incontrato e conosciuto”.

Autore
SiViaggia.it

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