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Grazia a Minetti, Meloni difende Nordio: “Mi fido, escludo le sue dimissioni. Le indagini le fa la magistratura, non il ministero”

  • Postato il 28 aprile 2026
  • Politica
  • Di Il Fatto Quotidiano
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In sintesi

Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ribadisce il sostegno al ministro della Giustizia Carlo Nordio, scartando categoricamente la possibilità di dimissioni nonostante le critiche sulla concessione della grazia a Nicole Minetti. Durante la conferenza stampa post-consiglio dei ministri, Meloni sottolinea come le indagini rimangono competenza esclusiva della magistratura e non dell'amministrazione governativa, tracciando una linea netta sulla separazione dei poteri.

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Grazia a Minetti, Meloni difende Nordio: “Mi fido, escludo le sue dimissioni. Le indagini le fa la magistratura, non il ministero”

Giorgia Meloni conferma la fiducia nel ministro Carlo Nordio e, nonostante le nuove polemiche per la gestione del caso della grazia a Nicole Minetti, per il momento non gli chiederà di fare un passo indietro: “Escludo le sue dimissioni“, ha detto rispondendo in conferenza stampa dopo il Cdm alle domande de il Fatto quotidiano. “Ho parlato con il ministro ieri al telefono, quando è uscita questa lettera del Quirinale, per chiedere che cosa fosse accaduto, mi sono messa nelle ultime ore a ricostruire come funziona questo iter e vi ho detto quello che emerge”. Nelle scorse ore infatti, il Colle ha chiesto al Guardasigilli ulteriori verifiche dopo che da più di due settimane il Fatto quotidiano racconta tutte le incongruenze e contraddizioni del processo.

A proposito della procedura, la presidente del Consiglio ha respinto ogni responsabilità, sostenendo di aver saputo della notizia di grazia dalla stampa: “Il ministero non ha gli strumenti per svolgere indagini“, ha precisato. “Spero che sia chiaro a tutti: non abbiamo la polizia giudiziaria, non facciamo noi le indagini. Il ministero si avvale della magistratura per le indagini, e la magistratura si avvale della polizia giudiziaria. Quindi è evidente che il ministero difficilmente possa sapere qualcosa che non sapeva la Procura Generale. Poi possiamo sempre dire che in Italia c’è un capro espiatorio, che è il governo. Sicuramente, se è vero quello che emerge dall’inchiesta giornalistica qualcosa manca nel lavoro che è stato fatto, però insisto questo lavoro qui non è un lavoro che fa il Ministero”. Quindi alla domanda se la colpa sia della magistratura, la premier ha replicato con una battuta provocatoria: “Guardi, no, è colpa di Nordio come sempre, è sempre colpa nostra…”.

Secondo Meloni comunque, per il momento non ci sono stati errori nel processo: “Non posso dire”, ha detto sempre nel corso della conferenza stampa, “che ci sia stato qualcosa di errato, di particolare rispetto quello accaduto per le altre 1.245 richieste elaborate in queste anni. Questo provvedimento non ha seguito in niente un iter diverso dagli altri, nel rispetto della legge e della prassi, sono poi emersi altri elementi“. Sulla base di questi, “il presidente della Repubblica ha chiesto – per il nostro tramite – a chi deve fare le verifiche, cioè alle Procure Generali, di svolgere ulteriori accertamenti. E io sono d’accordo sul fatto che questi accertamenti vadano fatti“.

A chi le chiedeva commenti sull’operato del Colle, Meloni ha infine replicato: “Non mi faccia fare il lavoro del Presidente della Repubblica”, ha detto, “poi domani scrivete ‘Meloni dice al presidente della Repubblica cosa farei’: se vuole beviamo un bicchiere di vino e le dico cosa penso ma non è il mio ruolo dire cosa il Presidente della Repubblica dovrebbe fare rispetto alla concessione di una grazia, mi mette in difficoltà”.

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Il Fatto Quotidiano

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