Gli Stati Uniti vogliono vietare definitivamente le auto cinesi: il Senato accelera
- Postato il 24 settembre 2026
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- Di Virgilio.it
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Negli Stati Uniti la porta alle automobili cinesi potrebbe essere chiusa definitivamente per legge. Un gruppo bipartisan di senatori sta cercando di accelerare l’approvazione del Connected Vehicle Security Act of 2026, provvedimento che punta a trasformare in una norma permanente le restrizioni già introdotte sulle vetture e sulle tecnologie automobilistiche legate alla Cina.
L’iniziativa è guidata dalla democratica Elissa Slotkin, senatrice del Michigan, e dal repubblicano Bernie Moreno dell’Ohio. Il momento è particolarmente delicato: il presidente Donald Trump è atteso a un incontro con il presidente cinese Xi Jinping a Washington, con commercio e rapporti economici tra i dossier sul tavolo.
Il progetto ha già superato all’unanimità il Senate Commerce Committee lo scorso luglio. Slotkin e Moreno puntano ora a ottenere il consenso unanime del Senato, anche se Reuters riferisce che alcuni senatori repubblicani avrebbero sollevato dubbi sul testo.
Il divieto diventerebbe permanente
Il provvedimento vuole consolidare e ampliare il quadro normativo già costruito negli Stati Uniti sulle connected car provenienti da Paesi considerati avversari. Il Connected Vehicle Security Act interviene su veicoli, software e componenti hardware di origine cinese lungo l’intera catena, dalla produzione fino all’importazione e alla vendita. Le restrizioni verrebbero introdotte progressivamente, iniziando da software e veicoli nel 2027 e arrivando all’hardware nel 2030.
Uno degli obiettivi dichiarati dai promotori riguarda la sicurezza dei dati. Le automobili moderne possono infatti raccogliere grandi quantità di informazioni attraverso connettività cellulare, Wi-Fi, Bluetooth e altri sistemi, facendo emergere preoccupazioni a Washington sulla possibilità che dati sensibili possano essere trasferiti verso soggetti legati a governi stranieri. Il disegno di legge impedirebbe inoltre alla Casa Bianca di concedere deroghe che permettano ai veicoli interessati di accedere comunque al mercato.
Trump apre alle fabbriche cinesi
Il tema è diventato ancora più sensibile dopo che Trump ha manifestato disponibilità verso un’ipotesi differente: consentire ai costruttori cinesi di produrre automobili direttamente negli Stati Uniti. Una posizione che si scontra con quella dei promotori del provvedimento e di una parte consistente dell’industria automobilistica americana.
Slotkin ha sostenuto che permettere l’ingresso dei produttori cinesi attraverso stabilimenti locali rappresenterebbe un rischio per la manifattura automobilistica statunitense. Il sostegno al provvedimento attraversa infatti una parte significativa del settore. General Motors e Honda hanno espresso pubblicamente apprezzamento per l’iniziativa, mentre organizzazioni sindacali e associazioni industriali hanno appoggiato il rafforzamento delle restrizioni.
Anche l’industria dell’auto spinge per il blocco
Nelle ultime settimane è aumentata anche la pressione dei costruttori. Un gruppo che rappresenta grandi aziende automobilistiche ha chiesto al Congresso di approvare rapidamente la normativa, sostenendo la necessità di impedire l’ingresso sul mercato statunitense di veicoli, software e hardware cinesi.
La questione non riguarda soltanto le importazioni. Il nodo politico è proprio stabilire se un costruttore cinese debba poter produrre negli Stati Uniti utilizzando stabilimenti e lavoratori americani, possibilità sulla quale Trump ha mostrato maggiore apertura rispetto a diversi esponenti del Congresso.
Il confronto arriva mentre sulle elettriche cinesi restano inoltre in vigore dazi statunitensi superiori al 100%. Slotkin, alla vigilia della visita di Xi, ha ribadito pubblicamente la richiesta di mantenere le auto cinesi fuori dal mercato americano. La partita, quindi, non riguarda più soltanto quanto tassare un’automobile prodotta in Cina: il Congresso sta discutendo se renderne strutturalmente impossibile l’accesso al mercato degli Usa.