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Giustizia, innovazione e metodo: la sfida del presidente Mariano Sciacca per il Tribunale di Catania

  • Postato il 23 luglio 2026
  • Società
  • Di Paese Italia Press
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Giustizia, innovazione e metodo: la sfida del presidente Mariano Sciacca per il Tribunale di Catania

di Luisa Trovato

CATANIA – Una giustizia più rapida, moderna e capace di dialogare con il territorio. È questa la direttrice lungo la quale si sviluppa il progetto del presidente del Tribunale di Catania, Mariano Sciacca. Insediatosi lo scorso 21 marzo, ha già avviato un programma di riorganizzazione che punta a coniugare innovazione tecnologica, efficienza amministrativa e collaborazione istituzionale.

A poco più di cento giorni dall’inizio del mandato, il presidente traccia un primo bilancio che non guarda ai risultati come a un punto di arrivo, ma come a una verifica del percorso intrapreso. «Una verifica di direzione, non un consuntivo», afferma, sottolineando come fin dall’insediamento sia stato adottato un “metodo” fondato sulla programmazione, sulla definizione di obiettivi e sul confronto costante con magistrati, personale amministrativo, Procura della Repubblica e Avvocatura.

Intervento di Sciacca alla Cerimonia dell’immissione in possesso del neo presidente del Tribunale di Catania, Mariano Sciacca 21.03.2026

Tra le iniziative già avviate, figurano i tavoli tecnici dedicati al processo penale telematico, l’analisi dei flussi di lavoro del settore penale, la predisposizione di nuovi protocolli operativi e la valorizzazione dell’Ufficio per il processo, ritenuto un elemento essenziale per sostenere il cambiamento organizzativo.

L’intelligenza artificiale come strumento, non come sostituto del giudice

Uno dei temi più significativi della nuova fase del Tribunale etneo riguarda l’impiego dell’intelligenza artificiale.

Su questo punto, il presidente Sciacca mantiene una posizione molto netta: l’intelligenza artificiale può rappresentare un prezioso supporto all’attività giudiziaria, ma la decisione giurisdizionale resta esclusivamente affidata al giudice. Su questo fil rouge, un principio coerente con il quadro normativo europeo e nazionale: il Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act), recepito nel contesto della disciplina introdotta dalla legge 23 giugno 2025, n. 132, classifica come ad alto rischio i sistemi di IA destinati all’amministrazione della giustizia e, pertanto, ne impone un controllo umano effettivo.

Per il presidente, la tecnologia deve dunque rimanere uno strumento al servizio della giurisdizione, senza trasformarsi in un meccanismo decisionale autonomo. Accanto al quadro normativo, Sciacca richiama un altro elemento ritenuto imprescindibile: la formazione. Magistrati e personale amministrativo devono acquisire competenze adeguate, al fine di utilizzare consapevolmente questi strumenti.

In questa prospettiva, solo una reale conoscenza dei sistemi di intelligenza artificiale, delle loro potenzialità e dei loro limiti costituisce il presupposto indispensabile per un impiego consapevole di tali strumenti e per garantire quel controllo umano effettivo richiesto dalla normativa europea.

In questa prospettiva nasce Lexintel, progetto interistituzionale dedicato allo sviluppo di strumenti di supporto all’attività giudiziaria. L’iniziativa punta a migliorare la gestione documentale e la ricerca giurisprudenziale, riducendo i tempi delle attività ripetitive e consentendo ai magistrati di dedicare maggiore attenzione all’analisi dei procedimenti, con ricadute positive anche sull’efficienza del servizio reso a cittadini e professionisti.

La Cittadella giudiziaria: un’opera strategica per Catania

Tra i progetti strategici più rilevanti figura la futura Cittadella giudiziaria di Viale Africa, destinata a ridisegnare l’organizzazione della giustizia catanese.

Il presidente invita tuttavia alla prudenza sui tempi del trasferimento, ricordando che la consegna dell’immobile dipende da soggetti esterni all’amministrazione giudiziaria. Nel frattempo, è già in fase di predisposizione il piano operativo che consentirà di trasferire gli uffici senza interrompere l’attività giudiziaria.

La nuova organizzazione prevede un sistema articolato su due poli: Viale Africa ospiterà il settore civile, mentre Piazza Verga continuerà a rappresentare il punto di riferimento della giurisdizione penale, in stretta connessione con la Procura della Repubblica.

Per Sciacca, la qualità degli spazi non costituisce soltanto un’esigenza organizzativa, ma rappresenta anche un segnale concreto del rapporto tra Stato e cittadini, attraverso ambienti più funzionali, accessibili e adeguati alle esigenze della giurisdizione.

Il progetto “Catania 2030”

Il filo conduttore dell’intero programma è racchiuso nel Piano strategico “Catania 2030”, che integra innovazione tecnologica, formazione, edilizia giudiziaria e collaborazioni istituzionali.

Particolare rilievo assume il protocollo d’intesa con l’Università degli Studi di Catania, destinato a sviluppare attività di ricerca, formazione e sperimentazione organizzativa. Accanto all’Ateneo, un ruolo centrale è riconosciuto all’Ordine degli Avvocati, alla Regione Siciliana e agli altri soggetti istituzionali chiamati a contribuire al miglioramento del servizio giustizia. Per il presidente, infatti, una giustizia efficiente costituisce anche un fattore di sviluppo economico, poiché tempi certi e organizzazione efficace rafforzano la fiducia di cittadini e imprese nel territorio.

Una parola chiave: metodo

Tra i concetti che ricorrono con maggiore frequenza nel pensiero di Mariano Sciacca ce n’è uno che sintetizza l’intera impostazione della sua presidenza: metodo.

Non slogan né annunci, ma risultati misurabili, procedure condivise e innovazioni capaci di consolidarsi nel tempo. Per il presidente, affinché un’esperienza locale possa trasformarsi in un modello nazionale non basta introdurre nuove tecnologie: servono dati affidabili, formazione diffusa, protocolli condivisi e una costante verifica dell’efficacia delle scelte organizzative.

la formazione diffusa: un’innovazione padroneggiata da pochi pionieri non è un modello, è un’eccezione; per questo investiamo sulla alfabetizzazione di magistrati e personale amministrativo”.

La prospettiva delineata è quella di un Tribunale capace di diventare un laboratorio di innovazione organizzativa replicabile anche in altri distretti italiani. Un obiettivo che, secondo Sciacca, richiede anche un dialogo stabile con l’Università, l’Avvocatura, il Ministero della Giustizia e il Consiglio superiore della magistratura, affinché le sperimentazioni locali possano tradursi in buone pratiche condivise nel rispetto del quadro normativo nazionale ed europeo.

Accanto a queste condizioni, il presidente ne richiama una ulteriore, forse la più significativa: la sobrietà. Un modello organizzativo – osserva il presidente Sciacca – non si afferma attraverso la comunicazione, ma attraverso risultati concreti e verificabili. Per questo, preferisce che il lavoro del Tribunale di Catania venga giudicato tra qualche anno, sulla base dei numeri e dell’efficacia delle innovazioni introdotte, piuttosto che attraverso annunci o definizioni enfatiche.

Una visione che guarda oltre l’immediato e punta a costruire una giustizia più moderna, senza rinunciare ai principi fondamentali della giurisdizione: indipendenza, responsabilità e centralità della persona.

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