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Giuseppe Sempio, parole choc a Quarto Grado: "Se tornassi indietro chiederei la fattura"

  • Postato il 9 ottobre 2026
  • Italia
  • Di Libero Quotidiano
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Giuseppe Sempio, parole choc a Quarto Grado: "Se tornassi indietro chiederei la fattura"
Giuseppe Sempio, parole choc a Quarto Grado: "Se tornassi indietro chiederei la fattura"

 "Se tornassi indietro l'unica cosa che farei è farmi fare la fattura. Solo quello. Quello che hanno fatto gli avvocati in quel periodo, secondo me, non l'hanno fatto male. Hanno fatto bene, sono stati pagati per il loro lavoro". A pronunciare queste parole è Giuseppe Sempio, padre di Andrea, in una anticipazione dell'intervista a 'Dentro la notizia' che andrà in onda questa sera a 'Quarto Grado' su Retequattro. L'uomo è indagato per corruzione insieme all'avvocato Federico Soldani e all'ex carabiniere Silvio Sapone. L'ipotesi è che abbia pagato per ottenere l'archiviazione della prima inchiesta nei confronti del figlio, quella del 2017, sull'omicidio di Garlasco.

"Non credo che i soldi dati agli avvocati siano finiti in qualche modo alla polizia giudiziaria - aggiunge - Quando ho letto dell'archiviazione di Venditti ho sperato che, contestualmente, venissi archiviato anche io. Non ho capito come mai è stata girata questa cosa e non lo capisco neanche adesso, perché io quella gente lì non la conosco neanche (Giuseppe Spoto e Silvio Sapone, ndr), non so chi sono". Intanto, sul fronte della bufera che si è abbattuta sulle indagini del 2007 emergono altri dettagli.  In "tre ore", dalle 15.34 alle 18.37 del 19 settembre 2007, le analisi sul profilo genetico trovato sui pedali della bici di Alberto Stasi passarono da indicare "un profilo parziale", non attribuibile, a fornire il match con il Dna di Chiara Poggi, tra l'altro poi contrastante con le due "corse nulle" del giorno seguente mai messe a disposizione delle parti. Ed è anche su questo intervallo temporale che si concentrano gli accertamenti dei pm di Pavia nelle nuove indagini sul caso Garlasco, che ipotizzano uno scambio di provette col Dna del cucchiaino della colazione. Come si evince dalle domande poste il 10 settembre dall'aggiunto Stefano Civardi al capitano del Ris Alberto Marino, che conduceva gli accertamenti biologici, l'ipotesi è che gli investigatori dell'epoca siano partiti "dal presupposto che sui pedali della bicicletta di Stasi" ci fosse il Dna di Chiara e che, poi, una serie di irregolarità abbiano restituito proprio quel dato, che portò al fermo dello studente (scarcerato dopo 4 giorni). Poco dopo le 15 del 19 settembre i primi esami sul campione "bu_p" restituirono un "tracciato parziale".

Nei commenti del file fu annotato il "termine 'evaporato'" in riferimento a quel profilo. Marino ha spiegato ai pm che quel tracciato, però, "necessitava" a quel punto di essere "approfondito, migliorato". Così tre ore dopo arrivò quella che l'aggiunto Civardi chiama "la svolta", tutta da chiarire. Ossia si ottenne il profilo della vittima, che "nessun genetista" avrebbe messo più in dubbio tanto era "perfetto". Quel dato, però, insistono i pm nel verbale, non venne caricato da Marino, come il precedente, ma da un operatore con sigla "Port". Marino ha detto, tra molti "non ricordo", che la "ri-amplificazione" del campione genetico, per "migliorare" il dato, presumibilmente la fece lui, mentre "il caricamento a questo punto presumo Portera", anche lui ex Ris. E in questa fase, per gli inquirenti, potrebbe esserci stato lo" scambio di campionamento" con il Dna del cucchiaino della colazione di Chiara, che registrava proprio la "stessa quantificazione in centesimi di nanogrammi per microlitri". 

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Autore
Libero Quotidiano

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