Giro d'Italia, Vingegaard ha tutto sotto controllo, ma Eulalio stupisce. L'Italia s'è persa: male Pellizzari e Milan
- Postato il 18 maggio 2026
- Di Virgilio.it
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La sorpresa è rappresentata tutta in un colore: l’azzurro al posto del rosa, cioè quello che Jonas Vingegaard indossa dopo la prima settimana “lunga” della 109esima edizione del Giro d’Italia. Azzurra come quella che finisce sulle spalle del leader della classifica dei gran premi della montagna, perché in rosa c’è un portoghese di cui nessuno sapeva l’esistenza (se non tra gli addetti ai lavori), un ragazzo che ha indovinato l’azione giusta per garantirsi un tesoretto che potrebbe fruttargli qualcosa in più di una settimana di gloria.
- Eulalio in rosa, ma non così tanto per caso...
- Vingegaard senza assilli, Pellizzari paga il carico di attese
- Gall è l'anti Vingo (almeno per ora). Narvaez come Re Mida
- Italiani male male: Milan s'è perso, Ganna si deve mostrare
Eulalio in rosa, ma non così tanto per caso…
Afonso Eulalio è una sorpresa fino a un certo punto, perché se è vero che nessuno avrebbe scommesso un euro sul fatto che si sarebbe presentato al via della seconda settimana con la maglia di leader, è altrettanto vero che qualcosa in lui s’era visto già prima di sbocciare definitivamente nella tappa di Potenza. Dove è finito nella fuga buona (o “bidone”, come si dice in casi del genere) riuscendo a tenere i big a distanza piuttosto pronunciata, tanto che Vingegaard paga al momento 2’24”, destinati comunque a tramutarsi presto in un gap ancora più sottile.
Probabile (ma non scontato) che Eulalio lasci la maglia rosa già dopo la crono Viareggio-Massa che aprirà il programma della seconda settimana, ma anche se a Roma non sarà lui a salire sul gradino più alto del podio, vederlo in un’ipotetica top ten non è poi così azzardato, considerato il modo con cui s’è difeso in salita (Blockhaus prima, Corno alle Scale poi) e i minuti di vantaggio su chi insegue (Storer è a oltre 5 minuti ed è in decima posizione).
Vingegaard senza assilli, Pellizzari paga il carico di attese
Debitamente incensato il leader della generale, è giusto anche far sapere al mondo intero che Jonas Vingegaard ha tutto sotto controllo. Le due vittorie di tappa sui primi due arrivi in salita sono un segnale abbastanza evidente di quanto in montagna non ci siano avversari in grado di reggere il suo ritmo. Non Giulio Pellizzari, che c’ha provato sul Blockhaus ma è stato rimbalzato indietro, forse anche a causa di un eccesso di aspettative e carichi che non sembrano aver giovato al marchigiano, staccatosi nel finale anche nella tappa dei muri marchigiani (che poi a fare la selezione è stato il compagno di squadra Hindley, cosa che ha lasciato perplessi e nemmeno poco) e finito abbastanza indietro anche sul Corno alle Scale.
Pellizzari ha ancora tempo e modo per rialzare la testa, in ritardo di poco meno di 3’ da Vingegaard e di una quarantina di secondi da Hindley (quarto, ma di fatto terzo se si pensa che Eulalio difficilmente finirà in top 5), con Felix Gall al quale paga 2’16”. Giulio dovrà lavorare sulla testa per ritrovarsi, oltre che nel fisico che è sembrato anche un po’ debilitato da problemi intestinali. A cronometro è migliorato tanto e a cronometro potrebbe switchare e far cambiare direzione al vento.
Gall è l’anti Vingo (almeno per ora). Narvaez come Re Mida
Felix Gall ad oggi è il primo antagonista reale di Vingegaard, e anche qui la sorpresa c’è, ma fino a un certo punto. L’austriaco ha sempre bazzicato le top ten nei grandi giri (quinto al Tour lo scorso anno: vanta anche un ottavo posto sempre al Tour nel 2023 e alla Vuelta nel 2025) e stavolta ha motivo di ritenere che un posto sul podio lo possa occupare per davvero.
Se Hindley il suo lo sta facendo, vincendo soprattutto il confronto interno alla Red Bull con Pellizzari, Arensman aspetta soltanto la crono per decollare e dare l’assalto a sua volta al podio. Più indietro Gee e Van Eetvelt, chiamati a dare una svolta al loro Giro.
Se però un uomo copertina si deve trovare per la seconda settimana, allora citofonare a casa di Jhonatan Narvaez: due vittorie di tappa sono tanta roba, pensando anche al fatto che la UAE è rimasta con soli 5 corridori in gruppo.
Italiani male male: Milan s’è perso, Ganna si deve mostrare
Quanto all’Italia del pedale, il bilancio per ora è in saldo negativo e lo tengono un po’ su Scaroni (quinto nella generale in virtù anche del fatto che era presente nella fuga di Potenza) e Piganzoli, che qualche segnale di crescita l’ha mandato. Ciccone s’è preso la soddisfazione di indossare la maglia rosa per un giorno, prima di perderla proprio nella tappa con arrivo a Potenza (per fare da scudiero a Gee, che pure non sembra meritarsi troppo tutta questa considerazione…), poi però è uscito di classifica e ora spera di conquistare qualche tappa.
Jonathan Milan è sprofondato nel caos delle volate tra cadute, scivolate e treni persi sul più bello: Magnier gli ha dato la paga e ha messo già una bella ipoteca sulla maglia ciclamino. Filippo Ganna è rimasto nascosto, anche troppo: aspettava con ansia la crono con la quale punta a conquistare una vittoria di tappa utile anche a far ripartire il Giro degli italiani con uno spirito un po’ più alto. Perché sin qui, tolta la vittoria di Ballerini a Napoli, c’è stato poco da salvare.