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Giro d'Italia, Vingegaard critica le tappe bulgare: "Strade strette, asfalto scivoloso e hotel rumorosi..."

  • Postato il 11 maggio 2026
  • Di Virgilio.it
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Giro d'Italia, Vingegaard critica le tappe bulgare: "Strade strette, asfalto scivoloso e hotel rumorosi..."

La carovana rosa è in viaggio per la Calabria, da dove domani si riparte per la prima tappa su suolo italiano di un Giro che per ora ha disseminato dietro di sé pochi luci e qualche ombra di troppo. Anche se proprio il ritorno nel bel paese si spera che possa servire a cancellare polemiche e malumori nella pancia del gruppo, pensando a quello che è successo nelle tre frazioni bulgare, segnate da cadute, problemi logistici (ma qui si sapeva che non sarebbe stata una passeggiata) e qualche voce che si è levata fuori dal coro. Compresa quella di Jonas Vingegaard, che ha ammesso candidamente che della 3 giorni in terra di Bulgaria avrebbe fatto volentieri a meno.

Le critiche di Vingegaard: “Avrei evitato di partire dalla Bulgaria”

Il danese non le ha mandate a dire all’organizzazione, che a suo dire era perfettamente consapevole delle difficoltà che i corridori avrebbero incontrato. I punti più critici? L’asfalto scivoloso, gli alberghi “chiassosi” (non si riusciva praticamente a riposare) e poi soprattutto la difficoltà nello spostare tutte le squadre da Sofia a Catanzaro nel breve volgere di meno di 24 ore.

L’atmosfera che abbiamo incontrato era buona, con tanta gente a bordo strada e un clima di allegria e spensieratezza”, ha spiegato Vingo al quotidiano danese Feltet. “Però ci sono state cose che non mi sono piaciute, a cominciare dalle strade strette che non hanno certo aiutato il nostro lavoro. L’asfalto in molti punti era scivoloso e non a caso ci sono state cadute che hanno funestato la corsa un po’ più del dovuto. E poi ammetto che soltanto l’ultimo giorno sono riuscito a dormire bene, perché nel primo albergo c’era un frastuono molto fastidioso che ci ha impedito di riposare bene”.

Vingegaard però ha superato indenne la tre giorni in terra bulgara: 19esimo in classifica generale, a soli 10 secondi dalla maglia rosa, considerato il terreno a lui non troppo favorevole (ma l’attacco sulla salita del Monastero ha comunque pagato dividendi) è tornato in Italia forte di nuove certezze acquisite. “Penso che stia andando tutto abbastanza bene, anche perché di pericoli ne ho visti tanti, ma sono riuscito a schivarli bene”. Il viaggio in Italia apre un’altra corsa: “Mi sono portato dietro mascherina e disinfettante, perché non voglio correre rischi. Il Giro deve ancora entrare nel vivo e non vedo l’ora di affrontare le prime tappe italiane”.

Tra cadute e sorprese, il Giro è pronto a ripartire dalla Calabria

Le tre tappe in Bulgaria hanno sorriso soprattutto a Paul Magnier, che vincendo i due arrivi in volata ha subito fatto capire a Jonathan Milan quanto sarà dura la via che conduce verso la maglia ciclamino. Milan che avrebbe voluto prendere la maglia rosa alla prima tappa, ma che ha dovuto accontentarsi di vedere che fosse il giovane francese a indossarla per primo, salvo poi consegnarla il secondo giorno di gara all’uruguayano Guillermo Thomas Silva, la vera rivelazione (impronosticabile) della prima parte della corsa rosa.

Pesano però nel giudizio generale delle prime tappe le due cadute che hanno prodotto anche scossoni rilevanti, vedi il ritiro di Adam Yates che rappresentava la carta più importante di casa UAE Team Emirates XRG, già orfana oltre che di Pogacar di Del Toro e Almeida. Peraltro il team mediorientale è stato quello più falcidiato di tutti dalla sfortuna: anche Jay Vine e Marc Soler hanno dovuto abbandonare il Giro, di fatto lasciando l’UAE con pochissime carte da giocare e senza più capitani nelle tappe di salita (resta solo Christen come uomo da classifica, ma con ben pochi gregari attorno).

In ottica top ten, pesa anche il ritiro di Santiago Buitrago. In un Giro che già si presentava povero di alternative a Vingegaard, favorito d’obbligo della corsa, a un settimo del cammino si sono persi già pezzi importanti. Resta la sensazione però di una corsa che deve ancora esplodere, con Giulio Pellizzari e Thymen Arensman come principali rivali del danese, con la tappa di venerdì 15 sul Blockhaus primo vero giudice di una corsa che in tanti sperano possa rivelarsi quantomeno un po’ più incerta di quanto visto sinora.

Autore
Virgilio.it

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