Giro d'Italia, Jonathan Milan "prenota" la prima maglia rosa. Ma il Red Bull KM potrebbe rovinargli i piani...
- Postato il 7 maggio 2026
- Di Virgilio.it
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Sarà un tutti contro uno: Jonas Vingegaard da una parte e la restante carovana del Giro dall’altra, perché se davvero ci fossero dubbi su chi sia l’uomo da battere nella corsa rosa che domani prenderà il via dalla Bulgaria, beh, allora verrebbe da chiedersi a chi si è posta la domanda. Vingo contro tutti sarà la ragione d’essere di un Giro pronto al decollo tra mille auspici e speranze, al netto di chi non ci sarà (Pogačar, ma non solo: Seixas che lo “sfida” al Tour sarebbe stato comunque un bel personaggio da scoprire) e al netto soprattutto di una concorrenza che dovrà dimostrarsi all’altezza del compito che la strada le ha assegnato.
- Perché vincere la tappa potrebbe non bastare per la maglia rosa
- Milan favorito d'obbligo negli sprint: Magnier il rivale da temere
- Pellizzari anti Vingegaard? Se Hindley è dello stesso parere...
Perché vincere la tappa potrebbe non bastare per la maglia rosa
Vingegaard è venuto al Giro con un obiettivo: indossare la maglia rosa ai Fori Imperiali il prossimo 31 maggio, cosa che lo proietterebbe in una cerchia che più esclusiva non potrebbe essere, quella cioè dei corridori capaci di vincere in carriera tutti e tre i grandi giri (ad oggi sono soltanto in 7, il danese è il papabile più immediato a diventare l’ottavo, mentre Pogačar magari sarà il nono quando deciderà di andare a correre la Vuelta).
Non gli interessa necessariamente conquistare il simbolo del primato nelle prime tappe, tantomeno nella prima, dove potrebbe accadere qualcosa che al Giro (così come anche nei GT) ancora non si è mai visto: un corridore capace di indossare la maglia rosa pur senza risultare vincitore di tappa. Un paradosso bello e buono, ma reso possibile dalla novità della passata stagione, confermata anche nell’attuale: il Red Bull KM, un traguardo volante che mette in palio un abbuono di 6 secondi per chi transiterà per primo (e poi 4 al secondo e due al terzo).
Esiste quindi una combinazione che prevede che a indossare la maglia rosa potrebbe essere un corridore in grado di vincere il Red Bull KM e poi arrivare secondo all’arrivo di tappa, accumulando 12 secondi di abbuono. Visto che al vincitore delle frazioni in linea ne vanno 10, se non dovesse guadagnare abbuoni nel traguardo volante precedente ecco che si ritroverebbe giocoforza indietro di due secondi. Come recita il detto: i “soldi” mandano l’acqua… all’insù.
Milan favorito d’obbligo negli sprint: Magnier il rivale da temere
La prima tappa, quella che da Nessebar porterà la carovana a Burgas, inevitabilmente strizza l’occhio ai velocisti. Con Jonathan Milan che ha messo gli occhi sulla prima maglia rosa del Giro: di sprinter in grado di tenerne le ruote in condizioni “normali” se ne contano pochi, forse soltanto Paul Magnier e Dylan Groenewegen, pensando che Arnaud De Lie si ritrova già alle prese con una fastidiosa gastroenterite che ha colpito diversi corridori in casa Lotto, mentre Tobias Lund Andresen sarà battitore libero e potrebbe essere il classico rompiscatole.
Milan però la rosa la vuole indossare come desiderio principe: nel 2023 e nel 2024 vestì la ciclamino, ma mai quella del primato. E a Burgas vuole rompere il tabù.
Pellizzari anti Vingegaard? Se Hindley è dello stesso parere…
Tornando alle questioni per la generale, di Vingegaard si dice che potrebbe essere Giulio Pellizzari il corridore che più di altri (Adam Yates, Ben O’Connor, Santiago Buitrago, Enric Mas e Thymen Arensman) potrebbe risultare il vero contendente per la classifica generale.
Pellizzari però si ritrova a fare i conti anche con le ambizioni (legittime) di Jai Hindley, che un Giro l’ha vinto (quello del 2022) e che ha parole ha spiegato di essere tornato a correre in Italia con l’intenzione di provare a fare le cose in grande. “Io e Giulio partiamo alla pari. Avere un compagno di squadra così forte è un grande stimolo, ma soprattutto è una grande opportunità perché come squadra potremo ambire a fare qualcosa di veramente importante. Entrambi punteremo a ottenere al massimo e insieme potremo fare grandi cose”.
Insomma, la strada dovrà stabilire chi sarà capitano e chi farà da gregario, consapevoli che per battere Vingegaard potrebbe non bastare impegnarsi al 110% delle proprie possibilità.