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Giro d'Italia, Ciccone realizza il sogno di una vita: "Maglia rosa inattesa, ma me la sono meritata". Narvaez, che volata!

  • Postato il 12 maggio 2026
  • Di Virgilio.it
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Giro d'Italia, Ciccone realizza il sogno di una vita: "Maglia rosa inattesa, ma me la sono meritata". Narvaez, che volata!

L’ha sognata una vita intera, inseguita vanamente tra cadute e imprevisti vari che non gli hanno mai permesso di metterci sopra qualcosa che non fosse più degli occhi. Ma stavolta Giulio Ciccone la maglia rosa se l’è messa addosso per davvero: l’ha fatto nel modo forse più inconsueto, battagliando in una prima frazione in territorio italiano che s’è dimostrata piuttosto imprevedibile, con tante sorprese e colpi di scena in serie, ma anche con la certezza che seppur menomata negli uomini (appena 5 corridori rimasti in gara) e con assenze pesanti come quelle dei tre potenziali capitani come Pogacar, Del Toro e Almeida, la UAE un modo per vincere lo trova sempre. Specie se c’è in giro Jhonatan Narvaez.

L’attesa più bella: “Dopo tanti anni, bello vestire la rosa così”

L’ecuadoriano è un habitué di tappe vinte al Giro (questa è la terza, alla sesta partecipazione) e ha vinto su un terreno a lui particolarmente favorevole, perché l’arrivo di Cosenza era posto in lieve salita, quindi adatto a coloro che hanno gambe esplosive ma anche resistenti. Ed è la ragione per la quale anche Giulio Ciccone s’è buttato nella volata che ha deciso la tappa: lo scalatore della Lidl Trek ha fatto tutto senza alcun indugio, anche perché al Red Bull KM s’era portato avanti col lavoro, conquistando due secondi di abbuono che sommati ai 4 colti al traguardo gli hanno permesso di mettere da parte quel tesoretto che s’è poi tradotto nella conquista della maglia rosa.

“Questo è un momento davvero speciale per me, perché mi ripaga di tanti momenti dove la fortuna non ha girato dalla parte sperata. Se ripenso ad esempio alla caduta dello scorso anno mi dico che qualcosa mi è tornato dietro in questa giornata. Avevamo studiato un piano al mattino, poi in corsa come sempre le cose cambiano in fretta, ma si è presentata l’occasione per andare a conquistare la maglia e sono contento di averla sfruttata. Certo, ammetto che mi sarebbe piaciuto anche vincere la tappa, ma mi tengo stretto la maglia rosa”.

In effetti sul podio l’emozione dell’abruzzese (grande amico di Jannik Sinner: entrambi vivono a Montecarlo) è stata tangibile: ha atteso questo momento una vita, e non sarà certo una volata persa di un’incollatura a rovinargli la giornata.

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Narnaez fa felice l’UAE, Pellizzari rosicchia 4 secondi

Narvaez la vittoria l’ha voluta con tutto se stesso, anche per dare una sorta di messaggio forte alla squadra, segnata dai ritiri di Adam Yates, Marc Soler e Jay Vine (tutti caduti nelle tremende frazioni bulgare). Ciccone la rosa se l’è presa forse nell’anno dove meno se la sarebbe vista addosso: quest’anno l’abruzzese punta a fare da gregario nelle tappe di montagna a Derek Gee, che pure ha faticato e nemmeno poco a tenere le ruote del gruppo dei migliori sulla salita di Cozzo Tunno, tanto da rientrare soltanto nel finale (e con lui c’era anche Egan Bernal, che in classifica generale è secondo assieme a Stork e Christen, staccati di 4 secondi dalla maglia rosa).

La causa della selezione nella pancia del gruppo è diretta conseguenza del ritmo forsennato imposto dagli uomini della Movistar, che hanno provato a fare la corsa per lanciare poi allo sprint Aular, che lo sprint l’ha lanciato per primo ma che alla fine s’è dovuto arrendere al gran finale di Narvaez, chiudendo al secondo posto. Jan Christen aveva provato ad anticipare tutti ai 1.500 metri dall’arrivo, ripreso un chilometro dopo grazie soprattutto all’ottimo lavoro di Sobrero, compagno di squadra di Ciccone. Per l’Italia, peraltro, buone nuove anche dal quinto posto di Pinarello, il settimo di Raccagni Noviero e il nono di Ulissi.

Quanto a Vingegaard, se n’è rimasto buono senza dannarsi troppo l’anima, mentre Giulio Pellizzari ha conquistato 4 secondi di abbuono nel Red Bull KM. Giornataccia per Guillermo Silva: la maglia rosa uruguayana ha speso troppo nella salita di Cozzo Tunno e ha lasciato diversi minuti su strada. Ma la storia lui l’aveva già fatta in Bulgaria, mentre adesso che il Giro è sbarcato in Italia è parso evidente a tutti che la musica è cambiata. E per ora, dirige il maestro Ciccone.

Autore
Virgilio.it

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