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Giorgia Meloni, l'affondo contro la Ue: "Adesso basta ideologia contro l'Italia"

  • Postato il 10 maggio 2026
  • Politica
  • Di Libero Quotidiano
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Giorgia Meloni, l'affondo contro la Ue: "Adesso basta ideologia contro l'Italia"
Giorgia Meloni, l'affondo contro la Ue: "Adesso basta ideologia contro l'Italia"

La crisi internazionale fa male alla nostra agricoltura e mai come in questo momento è forte l’appello all’Europa affinché consenta ai Paesi membri di sforare il Patto di stabilità. Se poi non si può più contare come prima sull’aiuto degli Stati Uniti per la nostra sicurezza, sulla Russia per le risorse energetiche e sulla Cina per le materie prime, è evidente che la situazione si complica e per questo dobbiamo rafforzare noi stessi. Dice così la premier Giorgia Meloni dal palco della Triennale di Milano, ospite d’onore della tre giorni “L’Agricoltura, il futuro”, organizzata da Confagricoltura in collaborazione con l’Università Bocconi. «Per decenni abbiamo pensato di poter vivere comodi in un’Europa nella quale appaltavamo» agli altri le nostre esigenze. Ora invece, «ci siamo dovuti svegliare in un mondo nel quale se tu non controlli le cose fondamentali, dipendi da chiunque altro. E non ce lo possiamo permettere», scandisce la leader di Fratelli d’Italia ricordando quando «ci dicevano che volevamo isolare l’Italia e l’Europa», mentre «noi volevamo solo che l’Italia e l’Europa avessero la forza propria delle grandi potenze.

Gli agricoltori lanciano l’allarme sulla «peggiore crisi alimentare» causata dalla la chiusura dello Stretto di Hormuz e dal contesto bellico, ma il governo è forte delle buone notizie che arrivano riguardo l’occupazione. Secondo i dati Eurostat/Istat, infatti, dal 2022 al 2025 la quota di popolazione a rischio povertà o esclusione sociale, è diminuita dell’1,8% e l’anno scorso si è toccato il minimo storico, grazie soprattutto all’aumento dei contratti a tempo indeterminato. Per Fdi è la prova che le politiche di Palazzo Chigi funzionano, a dispetto di chi sperava nella prosecuzione di bonus e reddito grillino. In quanto all’agricoltura, Meloni e il ministro competente, Francesco Lollobrigida, sanno bene che quanto sia importante il settore, che vive un periodo «imprevedibile» a causa delle guerre, ma può contare sul sostegno dell’esecutivo che ha stanziato «15 miliardi in tre anni mettendo a disposizione risorse che nessun altro governo nella storia repubblicana aveva stanziato», dichiara la premier.

 

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Meloni è reduce dall’incontro «franco» con il segretario di Stato americano Marco Rubio, ai cronisti che la aspettano fuori dal palazzo della Triennale si concede qualche minuto per spiegare che «l’Italia difende i propri interessi nazionali esattamente come fanno gli Stati Uniti ed è bene che su questo ci si trovi d’accordo». Di sicuro lei difende gli agricoltori italiani dalla «narrazione ideologica» di Bruxelles, che spesso, ingiustamente, li ha descritti come «nemici della natura», mentre sono «i custodi dell’ambiente.

La domanda della selva di giornalisti se è pace fatta tra Roma e Washington rimane nell’aria mentre con passo deciso la premier varca l’ingresso della Triennale accompagnata dal presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, che nel suo intervento ha ricordato come il settore con il suo peso sul Pil nazionale (700 miliardi di euro con 71 miliardi di export) rappresenti il principale comparto dell’economia italiana. In prima fila ci sono le autorità locali, il sindaco Beppe Sala e il governatore Attilio Fontana con il prefetto Claudio Sgaraglia, il ministro Lollobrigida (che oggi chiuderà l’evento) e il collega dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin; c’è la vicepresidente azzurra del Senato Licia Ronzulli, e il capo delegazione di Fdi all’Europarlamento Carlo Fidanza, oltre al capo della commissione Finanze della Camera, Marco Osnato. C’è, soprattutto, una platea piena di addetti ai lavori: produttori, sindaci, risicoltori, imprenditori, amministratori delegati e dirigenti di Tim, Enel, Edison, Arera e Ita Airways, per citarne solo alcuni.

 

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Per la presidente del Consiglio quella di ieri è stata «una giornata intensa, tanto per cambiare, ma volevo esserci». E così, se Matteo Salvini è andato alla Biennale di Venezia, Meloni è venuta alla Triennale a parlare agli agricoltori ben sapendo che il momento «non è facile» per la categoria, a causa della «concorrenza sleale» che proviene dall’estero, ma «noi ci siamo impegnati a proteggere la nostra eccellenza dall’Italian sounding», spiega, «perché dietro ogni etichetta che non dice il vero si nasconde un danno per noi». Se l’agricoltura italiana è «tornata protagonista il merito non è del governo, ma soprattutto vostro. Quello che il governo si è limitato a fare» rimarca la premier, «è individuare i meccanismi e gli strumenti più efficaci per liberare il potenziale, soprattutto quando quel potenziale rischia di essere inespresso.

Nel negoziato sul Quadro finanziario pluriennale europeo, che è ancora lungo e sarà complesso», conclude, «cerco di spiegare ai miei colleghi che è difficile difendere la competitività europea se non si riesce a difendere la Politica agricola comune e la Coesione. Senza agricoltura e coesione fra territori non avremmo neanche competitività».

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Autore
Libero Quotidiano

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