Giorgia Meloni, 20 anni dopo il Cav torna la farsa dei "girotondi"
- Postato il 3 luglio 2026
- Politica
- Di Libero Quotidiano
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Giorgia Meloni, 20 anni dopo il Cav torna la farsa dei "girotondi"
Cento iniziative, una per provincia. È quello che la Fondazione Demo, guidata dal dem Gianni Cuperlo, insieme a “Costituzione e Democrazia” di Roberto Zaccaria, ex presidente della Rai, Articolo 21 di Beppe Giulietti e tante altre associazioni - la fatidica società civile - sono pronti a organizzare già a partire dai prossimi giorni, replicando quanto fatto l’altro giorno al Teatro de’ Servi, a Roma, sulla legge elettorale. Lo ha ribadito, ieri, Zaccaria: «Noi non ci fermiamo qui. Quella di ieri è stata la prima iniziativa di informazione, sensibilizzazione e mobilitazione. Domani costituiremo una rete nazionale di organizzazioni e associazioni, ripristinando lo spirito referendario che ha portato alla bocciatura della riforma della giustizia. Si tratta già di 15 realtà, ma se ne aggiungeranno altre, per promuovere iniziative in tutta Italia. Aspettiamo che la legge elettorale venga approvata poi come costituzionalisti e avvocati solleveremo il ricorso alla Corte costituzionale. Lo faremo tempestivamente davanti a moltissimi tribunali italiani». Lo stesso Zaccaria, nel 2024, invocava già il ritorno dei girotondi contro la «minaccia del premierato».
I SOLITI NOTI
Uno schema che ricorda la stagione dei Girotondi e che, non a caso, coinvolge personalità che anche allora furono in prima linea. Parliamo di oltre venti anni fa: era il 2002 e a Milano nacque questa forma di protesta civica che si espresse in veri e propri girotondi contro il governo Berlusconi. Il nome nacque dalle catene umane formate attorno ai palazzi di giustizia e alle sedi istituzionali. Questa volta non si circonda fisicamente dei luoghi e manca un Berlusconi, ma lo schema è molto simile e le parole d’ordine simili: riattivare la società civile di centrosinistra, usando l’occasione della legge elettorale, e indicando come bersaglio la presunta volontà di Giorgia Meloni di ottenere i “pieni poteri”, stravolgendo la Costituzione, attentando alla democrazia, rovesciando la legalità.
L’occhio è alle Politiche. Del resto molti dei protagonisti sono gli stessi di allora. C’è Gustavo Zagrebelsky, che anche allora fu un protagonista della mobilitazione, c’è Zaccaria, in prima linea anche venti anni fa, c’è Giovanni Bachelet, che ha guidato anche un comitato per il No al referendum sulla giustizia, presente allora e ora, e poi Gherardo Colombo e Armando Spataro, di nuovo sul fronte, come venti anni fa, con l’associazione Costituzione e democrazia. Allora il nucleo della protesta era formato da intellettuali, magistrati, associazioni e mondo della cultura. Ma c’era una guida di eccellenza: Nanni Moretti, che diventò il volto e il leader di quella protesta. Oggi non c’è Moretti (impegnato nelle fasi finali del suo ultimo film) e nemmeno qualcuno che svolga il suo ruolo. Ma ci sono le associazioni, i costituzionalisti, i giornalisti. Oltre ad Articolo 21, Giustizia insieme, Questione Giustizia, Salviamo la Costituzione, Comitato Iniziative Popolari, Comitato Avvocati per la Costituzione, Rete Palermitana per la difesa e l’attuazione della Costituzione, Osservatorio per la Libertà e la giustizia sociale, Associazioni carte in regola. E poi ci sono 126 costituzionalisti e accademici tra cui Enzo Cheli, Ugo De Siervo, Enrico Grosso, che ha guidato anche uno dei comitati per il No alla riforma della separazione delle carriere, ma anche Gaetano Azzariti e Massimo Villone, parlamentare per 4 legislature prima con il Pds, poi con i Ds (non aderì al Pd). Non mancano giornalisti, opinionisti, attori: da Monica Guerritore a Gad Lerner, da Corrado Augias a Tomaso Montanari.
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I partiti del centrosinistra, Pd in testa, scommettono tanto in una mobilitazione autonoma della società civile, mentre si concentrano su questa lotta alle legge elettorale, nel tentativo di agganciarla alla difesa della Costituzione. «Anche oggi, come ogni giorno», ha detto ieri Elly Schlein, «i partiti di maggioranza sono concentrati unicamente a litigare sulla legge elettorale. La paralisi politica del governo èormai evidente. Una paralisi che il Paese non si può permettere. Gli italiani chiedono risposte urgenti su sanità, stipendi, bollette e caro carburanti. Ma a destra passano le notti a incontrarsi nei palazzi e le giornate a rispondersi a colpi di agenzia, sempre sullo stesso tema: come garantire sé stessi. La domanda è semplice: il tempo di occuparsi dell’Italia quando pensano di trovarlo?». LA GRANADEL NOME Intanto continua la discussione sul nome da dare alla coalizione. Angelo Bonelli, Avs, ha bocciato il nome proposto dal presidente del M5S, Giuseppe Conte, Alleanza per la Costituzione e lademocrazia, sostenendo che «è un po’ troppo lungo e con un acronimo impronunciabile: Acd». Eharilanciato proponendo “Alleanza per la pace eper il lavoro oanzi, Alleanza per la pace el’ambiente: Apa”. Più pronunciabile. Ma altre incognite preoccupano il campo largo. Ancora non si è deciso il metodo per scegliere il candidato premier. Se si vogliono fare le primarie (e nel caso la finestra èin autunno), bisogna cominciare a ragionare sul regolamento. Altrimenti, bisogna sedersi e decidere altro.Resta l’incognita Matteo Renzi: M5Se Avs ancora non hanno sciolto la riserva sull’ex premier. E si è aggiunto un altro problema: Alessandro Di Battista. A settembre l’ex volto del M5S farà una grande manifestazione con la sua associazione, Schierarsi. E l’idea di candidarsi alle Politiche-magari recuperando nomi che si sono allontanati dalM5S -è sempre più concreta. Il che rischia di creare un’emorragia nel M5S e dunque in tutto il centrosinistra. Come Vannacci a destra.
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