Gianni Alemanno esce dal carcere e si scatena: "Farò politica con Vannacci"
- Postato il 24 giugno 2026
- Politica
- Di Libero Quotidiano
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Gianni Alemanno esce dal carcere e si scatena: "Farò politica con Vannacci"
Oggi, mercoledì 24 giugno, Gianni Alemanno è uscito dal carcere di Rebibbia dopo aver scontato un anno, cinque mesi e 24 giorni di detenzione. Raggiunto dai cronisti, l'ex sindaco di Roma ha denunciato gli orrori della vita in pigrone e il "razzismo verso gli italiani" dei detenuti stranieri. E ha fatto sapere che incontrerà il generale Vannacci a cena. "Io non chiedo posti o incarichi, porterò soltanto la mia esperienza al movimento di Vannacci", ha detto l'ex primo cittadino della Capitale. Di seguito vi proponiamo l'articolo a firma Daniela Mastromattei sul periodo di detenzione di Gianni Alemanno pubblicato su Libero di mercoledì 24 giugno..
Oggi, alle dieci in punto, si aprirà un portone. Per Gianni Alemanno non sarà solo l’uscita dal carcere di Rebibbia dopo un anno, cinque mesi e 24 giorni di detenzione. Sarà il momento in cui un ex ministro, un ex sindaco di Roma e un protagonista della destra italiana proverà a trasformare la propria esperienza personale in una battaglia politica. Perché il lungo messaggio affidato ai social alla vigilia della liberazione non è il diario di un detenuto che ritrova la libertà. È un atto d’accusa contro la giustizia. Contro la macchina penitenziaria. Contro quella che lui definisce, più volte, «il muro di gomma» dello Stato. L’incipit è quasi una dichiarazione di innocenza. «Questa esperienza non doveva mai cominciare», scrive Alemanno.
«Sono innocente. Il reato per cui sono stato condannato è stato abolito e molto ci sarebbe da dire anche sulle circostanze che hanno portato alla revoca del mio affidamento in prova». Parole destinate inevitabilmente a dividere. Perché c’è chi leggerà nello sfogo la reazione comprensibile di un uomo che ha conosciuto la luce tagliata dalle sbarre. E chi, invece, vi vedrà il tentativo di trasformare una vicenda giudiziaria personale in una denuncia politica. Ma il passaggio più interessante arriva subito dopo, quando l’ex sindaco smette di parlare di sé per raccontare di celle progettate per quattro e occupate da sei detenuti, di sovraffollamento, condizioni igieniche definite degradate, di attività di studio e lavoro ridotti a privilegio per pochi. Di burocrazia lenta. E ancora: magistrati di sorveglianza sommersi dalle pratiche, procedure che trasformano ogni decisione in mesi di attesa.
Uno dei passaggi più significativi riguarda una vicenda apparentemente marginale: tre camion di attrezzature sportive donate dall’azienda Matrix per le palestre del carcere. Scaricate il 21 maggio. «Un mese dopo», racconta l’ex ministro, «erano ancora ferme nei magazzini». Le palestre continuavano a essere «preistoriche, scassate e arrugginite». Trecento metri di distanza, trenta giorni di immobilismo: il dettaglio che vale più di qualsiasi statistica. Alemanno descrive una macchina amministrativa che sembra incapace perfino di spostare qualche bilanciere da un deposito a una palestra. Poi c’è la storia di Antonio Russo, 88 anni, malato, sei anni di carcere. Il Presidente Mattarella gli concede una grazia parziale. E invece tra relazioni sanitarie mancanti, magistrati non informati, documenti incompleti e procedure interminabili, neppure un provvedimento di clemenza firmato dal Capo dello Stato riesce a produrre effetti immediati.
«Non tutti sono come Nicole Minetti», sottolinea. Eppure il suo non è soltanto un racconto di degrado. Nel post trovano spazio anche gli agenti della Polizia penitenziaria, definiti spesso “fratelli” dei detenuti perché costretti a condividere gli stessi problemi di organico e di sovraffollamento. Le infermiere del reparto, lodate per la dedizione con cui cercano di compensare le carenze della sanità carceraria. Educatrici e psicologhe che, scrive, «mettono il cuore e la testa nel loro lavoro». È una distinzione importante, Alemanno separa il sistema dalle persone. Critica la struttura, non chi ogni giorno cerca di farla funzionare. Ed è forse questo il passaggio più politico dell’intero intervento. L’ex sindaco promette di continuare la battaglia anche da uomo libero. Intanto già stasera incontrerà Vannacci a cena per parlare di politica...
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