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Genoa, parla Masini: “Amo tifosi e città: mi muovo sempre a piedi. Mio papà vuole che rimanga qua a vita”

  • Postato il 22 maggio 2026
  • Calcio
  • Di Genova24
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Genoa, parla Masini: “Amo tifosi e città: mi muovo sempre a piedi. Mio papà vuole che rimanga qua a vita”

Genova. Ci sono leader carismatici e poi ci sono quelli silenziosi. Ci sono giocatori che hanno vestito la maglia del Genoa e ci sono quelli sono nati con i colori rossoblù. Ci sono calciatori che vedono il Genoa come un trampolino di lancio verso club più blasonati e chi invece vorrebbe chiudere la carriera proprio nel Grifone: il club che lo ha lanciato nel mondo dei grandi. Patrizio Masini fa parte della seconda categoria.

Il classe 2001 ha tutto per prendersi il Genoa del futuro: testa, cuore e grinta. È uno degli ultimi ad uscire dal campo al termine dell’allenamento. E’ tra quelli che, quando impiegato, percorre più chilometri in campo. E’ nato alla Spezia ma da sempre ha Genova nel destino, grazie anche alla mamma.

Manca solo una partita al termine del Campionato e Masini, intervistato da Genova24, traccia un bilancio della stagione e ripercorre il viaggio della sua carriera, tutta con la maglia del Grifone. Definito da Vieira e De Rossi un ragazzo da grandi valori e attaccatissimo alla maglia  il numero 73 ha collezionato, in questa stagione, 27 presenze e ha fornito un assist.

Hai fatto la trafila nel Genoa, puoi raccontarci l’esperienza nelle giovanili rossoblù?

“Sono arrivato qui quando avevo 9 anni grazie a Michele Sbravati che era venuto a vedermi quando giocavo alle Pianazze, la squadra del mio quartiere. Avevo altre opportunità tra cui lo Spezia, ma viveva un brutto periodo, poi la Fiorentina ma complice il fatto che mia mamma fosse genovese ho scelto il Genoa. Venivo spesso a Genova da mio nonno e quindi la scelta mi è sembrata ovvia anche perché il Grifone ha la scuola calcio tra le due o tre migliori in Italia. Per i primi anni avevo anche il servizio pulmino quindi facevo avanti e indietro Genova-Spezia fino a quando non è caduto il Ponte Morandi. Successivamente sono venuto qua a Genova in convitto e poi sono arrivato fino alla Primavera. Dopo ho fatto vari prestiti tra la serie C e la B con l’Ascoli fino poi a rientrare al Genoa”.

Adesso vivi a Genova? Come ti trovi e che rapporto hai con la città?

“Si vivo a Genova nella casa dove viveva mia mamma quando lei era qua. Io a Genova sto bene, la conosco da quando sono bambino specie la zona dove abitava lei. Riesco a muovermi bene e dopo ogni partita al Ferraris torno a casa a piedi. Mi muovo spesso con i mezzi pubblici: treno, metro. Preferisco così”.

Sei un calciatore di Serie A ma trovi il tempo anche di studiare. 

“Si esatto, frequento la triennale di “Economia Aziendale” presso l’Università di Genova. Ero indeciso tra “Scienze Motorie”, che è più legata al mio mondo, e “Economia”, che ha fatto mia mamma. Ogni tanto è venuta a vedere come è adesso la sua facoltà rispetto a quando la frequentava lei. Mi piace studiare e ho preferito non andare in una università privata perché, finché posso, voglio continuare così”.

E’ difficile conciliare lavoro e studio?

“Ora che sono a Genova va un po’ meglio gli altri anni, ad esempio quando ero ad Ascoli, era più complicato. La distanza si è fatta sentire, non è facile studiare quando si è lontani. Il Genoa mi ha aiutato anche in questo: tramite un accordo ora ho una referente che, nel caso in cui non potessi dare esame in quella data mi aiuterebbe a trovarne un’altra. Per ora non è mai servito però so che c’è”.

Quindi frequentando questo ramo ti piacerebbe entrare nel mondo gestionale di qualche società di calcio? 

“Ancora devo capire qual è il mio sogno post calcio ma sicuramente un’idea sarebbe quella di coprire nel mondo del calcio un ruolo gestionale”.

Torniamo indietro. Quale allenatore ti ha segnato di più a livello calcistico tra le giovanili, la Serie C e la Serie B?

“Per quanto riguarda le giovanili faccio fatica a dire un nome ma fra tutti mister Luca Chiappino (attuale coordinatore tecnico delle Giovanili del Genoa ndr). Mi ha allenato sia Under 17 che in Primavera dove mi ha sempre fatto giocare, anche se avevo qualche fastidio a livello fisico. Lo vedo qualche volta qui in società e lo sento spesso, come con Sbravati. Sono figure alle quali sono legato e con cui parlo spesso. Sono in contatto anche con Gabriele Gervasi (ex allenatore delle giovanili del Genoa e ora vice direttore tecnico dell’Accademia della Dinamo Tbilisi), ho un bel rapporto con tutti. Per quanto riguarda la serie C posso dire Mauro Zironelli con cui ho lavorato sia con la Sambenedettese sia con il Lecco. Mi ha fatto fare due ruoli, è il primo che mi ha messo quinto nel mondo dei grandi. Ha avuto questa intuizione qui. Poi l’anno dopo voleva farmi giocare da quinto ma mi ha messo mediano e così ho giocato tutto l’anno in quella posizione. A 19 anni fare il mediano in Serie C non era così scontato. Mi ha dato tanta fiducia”.

Ora passiamo al Genoa dei “grandi”. Raccontaci i primi anni.

“Ho avuto la fortuna di fare il ritiro in Serie B, in Austria, e qualcuno conoscevo già. Poi alla fine di quell’anno ero in prestito al Novara e sono tornato qui per curarmi dall’operazione post infortunio e il rapporto è continuato. Poi scorso anno ho fatto il ritiro con Gilardino ma non sapevo ancora se sarei rimasto perché il livello era molto alto per me che venivo dalla serie Cadetta. Però alla fine, grazie al mister e a Ottolini, sono rimasto. All’inizio avevo un po’ di difficoltà poi, piano piano, ho trovato sempre più spazio finché non è arrivato mister Vieira”.

Ti ha svoltato la stagione?

“Si e anche la carriera. Da quando mi ha messo titolare non mi ha più tolto. È un mister a cui sono particolarmente legato anche dal punto di vista umano. Poi da quando è arrivato mister De Rossi mi ha ulteriormente aiutato a crescere”.

Cosa ti chiede De Rossi?

“Sia lui che mister Vieira erano due centrocampisti quindi sanno bene cosa dirmi e che consigli darmi. Mister De Rossi mi chiede di migliorare tanto con il possesso palla e nella pulizia del passaggio. Mi chiede di effettuare più passaggi tesi per dare velocità all’azione. Anche dal punto di vista caratteriale, essendo un trascinatore, ti stimola a dare sempre qualcosa in più”.

La stagione è terminata con una salvezza tranquilla, all’inizio del campionato secondo te cosa non ha funzionato? Il modulo? I nuovi acquisti che dovevano ingranare? Una sfortuna che ha sembrato prendere di mira solo il Genoa?

“All’inizio non riuscivamo ad esprimere le qualità che questa squadra aveva. Poi lo abbiamo dimostrato. Abbiamo raggiunto la salvezza matematica con tre giornate d’anticipo però una giornata prima eravamo già abbastanza tranquilli. Questa classifica penso che rispecchi i valori della squadra. Dispiace per come sia finita con mister Vieira però De Rossi è stato bravissimo ad invertire la rotta, non era facile. Fin da subito De Rossi è entrato in sintonia con tutti: sia calciatori che con tutto l’ambiente rossoblù. Questo ha creato un moto di emozioni che ci hanno portato alla salvezza”.

Parlaci del tuo debutto con il Genoa che avvenuto al Ferraris in una partita contro il Bologna terminata in pareggio.

“Era ottobre 2024 ed è stata la seconda cosa più emozionante della mia carriera. Al primo posto c’è il gol che però è avvenuto in trasferta, per cui il mio obiettivo è quello di fare gol in casa. Il gol con la maglia del Grifone è avvenuto all’Olimpico ora lo aspetto sotto la Nord per sentire esultare. Ci sono andato vicino nella partita con la Juventus a inizio stagione, ho scheggiato la traversa. Tornando a parlare dell’esordio è stato molto emozionante, avevo la mia fidanzata e la mia famiglia in tribuna e molti amici nella Gradinata. E’ stata una bella giornata anche perché abbiamo rimontato due gol”.

E’ evidente che la prossima stagione vestirai ancora la maglia del Genoa. Quali sono gli obiettivi?

“L’obiettivo primario è mantenere la categoria, lo dicono all’Atalanta quindi è giusto dirlo anche da noi. Poi la stagione è lunga e si evolve di partita in partita, l’obiettivo stagionale, dunque, dipende da tanti fattori. Stiamo lavorando bene, all’interno della società c’è una progettualità molto forte e ci sono tutti i buoni propositi per fare un bel percorso”.

A quale compagno sei più legato? 

“Siamo un bellissimo gruppo poi sono compagno di stanza di Marcandalli quindi è normale che parlo più con lui. Andiamo spesso a cena fuori con Sabelli, Leali, Sommariva, Ekuban e altri. Siamo un gruppo solido”.

E con i tuoi genitori che rapporto hai?

“Mi hanno sempre supportato ma non mi hanno mai obbligato a fare qualcosa o spinto così forte per giocare a calcio. Vedevano che questo sport era la mia passione quindi speravano che mi sarei realizzato sotto questo punto di vista ma non mi hanno mai forzato. Mi hanno sempre lasciato scegliere liberamente: mi hanno sostenuto ma non indirizzato. Mio padre è galvanizzato dal Genoa e spera che io rimanga qua per sempre. Gli piace tutto il pianeta Genoa, prima era molto più tranquillo adesso lo devo tenere a bada (ride ndr). Sono io che l’ho appassionato a questo mondo e lui si è fatto il suo abbonamento nei distinti, nonostante io abbia dei biglietti come tesserato della società in Tribuna”.

Torniamo al campo. In che posizione ti vedi meglio in campo?

“Nelle giovanili ho sempre fatto la mezz’ala o il mediano quindi per me il mio ruolo è quello. Penso però che nel calcio di oggi i ruoli siano un po’ meno definiti rispetto al passato e mi piace pensare di poter giocare in più ruoli. Non sento particolari differenze anche nel giocare a destra o a sinistra. Le ultime due partite con Vieira, causa emergenza, le ho giocate anche come terzino: Parma e Cremonese. Ero un terzino in fase difensiva e facevo il braccetto in costruzione, devo dire che questo ruolo non mi dispiace, magari per il futuro quando invecchierò”.

Ultima domanda usciamo dal mondo Genoa e pensiamo alla Nazionale. Ti vedi con la maglia Azzurra addosso?

“È un livello troppo alto. Sono onesto: tecnicamente vedo la Nazionale ad un livello troppo alto per i miei standard. Dovrebbero incastrarsi parecchie cose, non la vedo facile la convocazione. È un sogno ma realisticamente lo vedo di difficile realizzazione”.

 

 

 

Autore
Genova24

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