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Gasolio sporco alla pompa, aumentano i casi: cosa fare

  • Postato il 11 luglio 2026
  • Notizie
  • Di Virgilio.it
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Gasolio sporco alla pompa, aumentano i casi: cosa fare

Fare il pieno e ritrovarsi con il motore da buttare è uno scenario che, fino a poco tempo fa, poteva sembrare un episodio isolato e sfortunato. Invece, nelle province di Belluno e Treviso, in sole due settimane si sono accumulate cinque segnalazioni di gravi guasti ai motori riconducibili, secondo le perizie tecniche, a gasolio contaminato erogato direttamente alle pompe di rifornimento. Adiconsum Treviso Belluno ha lanciato l’allarme, e il tempismo non potrebbe essere peggiore: siamo a luglio, le partenze estive sono già iniziate, e almeno in alcuni dei casi documentati le famiglie colpite hanno dovuto rinunciare alle vacanze già prenotate perché l’auto è rimasta a terra.

Cinque auto in due settimane

Le segnalazioni arrivate ad Adiconsum sono cinque: quattro riguardano automobilisti della provincia di Belluno, una della provincia di Treviso. In tutti i casi, secondo le prime verifiche tecniche, il danno risulterebbe collegato alla presenza di carburante sporco, non raffinato adeguatamente.

Le diagnosi dei meccanici raccontano sempre la stessa storia: acqua e agenti contaminanti all’interno del filtro del carburante, che hanno compromesso il sistema di iniezione. Gli interventi necessari includono la pulizia del serbatoio, lo smontaggio e il montaggio della pompa ad alta pressione, la sostituzione degli iniettori e della pompa rotativa. Non si tratta di riparazioni di routine: le prime stime indicano un costo medio per le famiglie compreso tra 3.000 e 4.000 euro a veicolo, con punte oltre i 4.500 euro nei casi più pesanti che richiedono la sostituzione del motore.

Stefano Bellotto, responsabile di Adiconsum Treviso Belluno, sottolinea come ridurre i controlli o ricorrere a filiere poco trasparenti per contenere i costi può aumentare il rischio di immettere sul mercato carburante di scarsa qualità. I consumatori pagano il carburante a peso d’oro e in cambio ottengono un prodotto difettoso che distrugge i loro beni. L’associazione ha già raccolto tutta la documentazione, comprese le perizie delle officine del territorio, e ha aperto i fascicoli per avviare le richieste di risarcimento.

Come comportarsi

La prima cosa da sapere è che non bisogna pagare da soli. Molti distributori e compagnie petrolifere sono assicurati contro la responsabilità civile per danni derivanti da prodotto difettoso o contaminato. Questo significa che esiste una strada percorribile per ottenere il rimborso, ma richiede di muoversi con metodo fin dalle prime ore.

Il punto di partenza è la documentazione. Per avviare correttamente una richiesta di risarcimento è importante conservare la ricevuta del rifornimento, richiedere una perizia scritta al meccanico o al carrozziere, conservare il preventivo di riparazione del danno e, se possibile, prelevare un campione del carburante estratto dal serbatoio prima che venga sostituito. Quest’ultimo passaggio è spesso trascurato nell’urgenza del momento, ma può rivelarsi decisivo per dimostrare il nesso causale tra il rifornimento e il danno.

La richiesta di risarcimento andrà inviata con raccomandata a.r. alla società che gestisce la pompa di benzina. Il consumatore dovrà dimostrare di aver fatto rifornimento presso quel distributore e l’esistenza di un legame causale tra il carburante immesso e i danni subiti al veicolo.

Dal punto di vista legale, la posizione del consumatore è tutelata. Il Codice del Consumo prevede che il venditore debba cedere prodotti conformi al contratto di vendita ed esenti da vizi, e la giurisprudenza riconosce la responsabilità sia del titolare del distributore sia della compagnia petrolifera.

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Virgilio.it

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