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Garlasco, ombre nere sul delitto di Chiara Poggi: "Mio marito non si è suicidato"

  • Postato il 28 aprile 2026
  • Italia
  • Di Libero Quotidiano
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  • 3 min di lettura
In sintesi

Nuove ombre sulla morte del pensionato Giovanni Ferri a Garlasco nel 2010. La vedova Maria contesta la versione ufficiale del suicidio, sottolineando incongruenze nelle modalità del decesso. Il ritrovamento del corpo con ferite a gola e polsi, oltre al coltello apparentemente in mano, alimenta dubbi sulla ricostruzione degli investigatori. La riapertura del caso collega questa morte sospetta ad altri episodi anomali nel comune pavese.

Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.

Garlasco, ombre nere sul delitto di Chiara Poggi: "Mio marito non si è suicidato"
Garlasco, ombre nere sul delitto di Chiara Poggi: "Mio marito non si è suicidato"

Il nuovo filone d'indagine sul delitto di Garlasco torna a puntare i riflettori su alcune morti sospette avvenute nel comune in provincia di Pavia, una serie di suicidi anomali, tra i quali quello di Giovanni Ferri, pensionato di 88 anni che fu ritrovato senza vita in via del Mulino, all'interno di un'intercapedine e con ferite a gola e polsi. Era la mattina del 22 novembre 2010.

La vicenda, all’epoca archiviata come gesto volontario, continua però a sollevare interrogativi, soprattutto tra i familiari. La moglie dell’uomo, Maria, non ha mai condiviso del tutto la ricostruzione ufficiale e ancora oggi esprime dubbi su quanto accaduto. A destare perplessità, tra gli altri elementi, è la presenza del coltello con cui Ferri si sarebbe tolto la vita, rinvenuto "in mano" al pensionato secondo alcune testimonianze, una circostanza ritenuta da alcuni poco compatibile con un suicidio.

Intervistata dall’inviato di Mattino Cinque, Emanuele Canta, la vedova ha raccontato incongruenze che, a suo dire, non sarebbero mai state chiarite fino in fondo: "A me prima avevano detto che non aveva niente e poi hanno tirato in ballo che c’era un coltello". Alla domanda su una possibile chiusura frettolosa delle indagini, la donna ha aggiunto: "Mi aspettavo che investigassero il perché (le ragioni dell’estremo gesto, ndr). E invece è stato tutto chiuso lì, perché io non ho saputo più niente". Dubbi anche sul luogo del ritrovamento: "non passava mai da quella strada per andare al bar. Per quale motivo sarebbe dovuto passare da quella strada?".

Sulla vicenda è intervenuto anche Roberto Pennini, all’epoca vicecomandante dei carabinieri di Garlasco, che ha precisato: "Non sono intervenuto io in quella circostanza, lo hanno fatto i miei colleghi. Sul posto intervenne il medico legale. Dopodiché la salma fu trasferita presso la medicina legale di Pavia. Ritengo che sia stata trasferita lì per avere l’esame autoptico, poi se ci sia stato o meno questo non lo so". In merito alle ferite, ha dichiarato: "Non so da dove derivi il fatto che siano stati tagliati entrambi i polsi. Io mi ricordo che chi aveva fatto il sopralluogo aveva evidenziato il polso sinistro tagliato e la gola, se non erro, in entrambe le due parti". E sull’arma ha ribadito: "Ho sempre parlato dell’arma, del coltello, che era lì presente. All’inizio si sosteneva che si era tagliato questi polsi e il collo e non era stata rinvenuta nessun’arma e io ho sempre sostenuto che il coltello c’era. L’arma c’era, era in mano alla vittima".

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Autore
Libero Quotidiano

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