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Garlasco, la situazione kafkiana di Stasi. Ecco quanto potrebbe ottenere di risarcimento

  • Postato il 7 maggio 2026
  • Di Panorama
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Garlasco, la situazione kafkiana di Stasi. Ecco quanto potrebbe ottenere di risarcimento

Alle battute finali delle nuove indagini su Garlasco, ecco il colpo di scena che ha scatenato un effetto domino. Mercoledì 6 maggio, Andrea Sempio è stato interrogato dalla Procura di Pavia. Il 38enne, unico indagato nell’ultima inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Secondo il Tg1, tuttavia, in gioco ci sarebbero delle intercettazioni in cui lui, solo in macchina, parlava di una telefonata che avrebbe effettuato alla vittima, e diceva di aver visto un video intimo di lei con Alberto Stasi e di aver quindi tentato quell’approccio telefonico (fallito). Intercettazioni che, se confermate nei contenuti, potrebbero riscrivere la storia di uno dei casi di cronaca nera più controversi della storia italiana.

A commentare gli sviluppi è Giada Bocellari, legale di Stasi, il quale venne condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio della giovane, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007. Intervenuto nella trasmissione «Realpolitik», condotta da Tommaso Labate su Retequattro, l’avvocato è stato netto: se il testo delle intercettazioni fosse confermato, «sarebbe agghiacciante, e a quel punto l’obiettivo sarebbe quello di tirar fuori dal carcere Alberto Stasi il prima possibile».

La critica della difesa di Stasi

Bocellari ha sollevato un punto di vista personale che non poteva passare inosservato. «Se ci fosse stata un’intercettazione analoga su Alberto Stasi», ha detto, «sarebbe stato non all’ergastolo: ne avrebbe presi tre di ergastoli». Poi ha aggiunto: «Non c’è una intercettazione di Alberto Stasi che sia stata utilizzata nel procedimento dalla Procura nel 2007, non ce n’è una. Il problema è quello dei due pesi e due misure».

È una critica al metodo investigativo, non solo al merito. Occorre inoltre precisare che Stasi è in carcere da oltre dieci anni. La condanna definitiva è arrivata nel 2015, dopo un percorso processuale lungo e tortuoso, con due precedenti assoluzioni. Oggi, con un nuovo indagato e nuove evidenze sul tavolo, la sua difesa inizia a ragionare ad alta voce su scenari che fino a poco tempo fa sembravano molto più remoti.

La revisione del processo: quando e come si chiede

E invece, l’ipotesi della revisione processuale appare ora molto concreta. Bocellari lo ha detto con una certa cautela, ma lo ha detto: «Qualche tempo fa ho detto che non l’avremmo chiesta, non l’avremmo voluta. Ma se il quadro indiziario fosse solido e ci fossero intercettazioni di questo tipo, allora il quadro probabilmente cambierebbe molto». E ancora: «Potremmo chiederlo, perché ci ricordiamo che c’è un ragazzo detenuto da più di dieci anni per questo omicidio».

La revisione del processo è uno strumento previsto dal codice di procedura penale per rimediare agli errori giudiziari. Può essere richiesta quando emergono nuovi elementi di prova che, da soli o insieme a quelli già acquisiti, dimostrano che il condannato doveva essere prosciolto. La domanda può essere presentata contestualmente a una richiesta di sospensione dell’esecuzione della pena: Stasi, in attesa dell’esito, potrebbe teoricamente uscire dal carcere prima che il giudizio di revisione sia concluso.

Quanto vale un errore giudiziario: tutti i numeri

Se Stasi venisse riconosciuto innocente in sede di revisione, si aprirebbe un altro capitolo, quello economico. Il sistema penale italiano distingue due istituti: l’ingiusta detenzione, disciplinata dall’articolo 314 del codice di procedura penale, che prevede un indennizzo massimo di 516.456 euro per chi è stato detenuto preventivamente e poi assolto; e l’errore giudiziario, previsto dall’articolo 643, che non ha tetti massimi e si applica a chi ha scontato una pena definitiva prima di essere riconosciuto innocente.

Il caso di Stasi rientrerebbe nella seconda categoria. Dopo oltre dieci anni di carcere, l’indennizzo per la sola detenzione potrebbe oscillare tra due e 3,6 milioni di euro. A questa cifra, si aggiungerebbero i danni morali e psicologici, stimati tra 500mila e oltre 1,5 milioni, e il rimborso delle spese legali, ipotizzato tra 200mila e 500mila euro. Resta aperta anche la questione degli 850mila euro già versati alla famiglia di Chiara Poggi: in caso di assoluzione, Stasi potrebbe chiederne la restituzione, ma solo attraverso una causa civile separata.

Nel complesso, il risarcimento totale potrebbe avvicinarsi ai 6,5 milioni di euro, anche se la stima più accreditata si aggira intorno ai quattro milioni. Una cifra che, per quanto consistente, non basterebbe a ripagare tutti gli anni rubati a un innocente, condannato e «ghigliottinato» sulla pubblica piazza dei media nella fretta di restituire un colpevole, vero o falso che fosse. Ci auguriamo che non accada la stessa cosa a Sempio, a meno che le prove della sua colpevolezza non siano davvero inconfutabili. Restiamo dunque in attesa di giudizio.  

Autore
Panorama

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