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Garlasco, la Procura di Pavia nega l’accesso agli atti a una testata giornalistica. “Non spetta al magistrato bilanciare cronaca e giustizia”

  • Postato il 12 maggio 2026
  • Giustizia
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Garlasco, la Procura di Pavia nega l’accesso agli atti a una testata giornalistica. “Non spetta al magistrato bilanciare cronaca e giustizia”

L’11 maggio 2026 una testata giornalistica nazionale ha presentato una richiesta formale alla Procura di Pavia per ottenere copia o visione degli atti dell’indagine sull’omicidio di Chiara Poggi, al termine della fase istruttoria. La richiesta, indirizzata al procuratore, come ricostruisce giustiziami.it, mirava a esercitare il diritto di cronaca e di informazione sancito dall’articolo 21 della Costituzione, considerato il forte interesse pubblico che la vicenda di Garlasco continua a suscitare a quasi vent’anni dal delitto avvenuto il 13 agosto 2007.

Da marzo 2025 le notizie sull’indagine – con numerosi “scoop” da parte in particolare di una testata giornalistica televisiva – gli accertamenti, le ipotesi degli investigatori e la ricostruzione di una pista alternativa del delitto sono stati offerti a lettori e telespettatori in ogni modo, anche falsato come quando era stato riferito che l’impronta 33 rilevata sulla parete destra delle scale che portano alla tavernetta, fosse insanguinata. L’accesso agli atti depositati sarebbe stato il primo punto fermo per un cronista per leggere, studiare e comprendere meglio su cosa si fondano le oltre 100 pagine di atto d’accusa lette il 6 maggio all’indagato che comunque aveva dichiarato di avvalersi della facoltà di non rispondere.

La Procura ha respinto l’istanza con un provvedimento firmato dal procuratore aggiunto Stefano Civardi e dalla pubblica ministera Valentina Rizza, titolari dell’indagine che ipotizza la colpevolezza di Andrea Sempio e l’innocenza di Alberto Stasi, già condannato in via definitiva nel 2015 a 16 anni. Nelle motivazioni del rigetto, i magistrati hanno richiamato l’intervento normativo del 2024 che limita la pubblicazione di determinati atti giudiziari, come le ordinanze di custodia cautelare, e hanno precisato che “il bilanciamento degli opposti interessi – diritto di cronaca, presunzione di innocenza, trasparenza delle fonti, “verginità mentale” del giudicante – non è evidentemente nella disponibilità del singolo magistrato, trattandosi d i valutazioni generali rimesse al legislatore, non deducendo l’istante un interesse specifico (ad esempio esigenze di difesa in procedimenti per diffamazione, specifiche e rilevanti posizioni tutelabili solo tramite accesso agli atti), bensì l’ampio e conosciuto diritto di libertà ex articolo 21 della Costituzione. La giurisprudenza di legittimità è peraltro chiara nel negare che l’articolo 116 del codice di procedura penale (che regola il diritto per chiunque abbia interesse a ottenere copie, estratti o certificati di singoli atti, ndr) conferisca un vero e proprio diritto della parte interessata ad ottenere copia degli atti”.

La Procura ha inoltre ricordato che la giurisprudenza non riconosce all’articolo 116 del codice di procedura penale — che regola l’accesso agli atti per chi ne dimostri un interesse — il valore di un diritto assoluto alla copia o alla consultazione dei documenti processuali. Che comunque sono stati pubblicati da diverse testate – compreso ilFattoQuotidiano – suscitando la protesta della difesa di Sempio e della parte civile. I legali del 38enne, Angela Taccia e Liborio Cataliotti, commentando la pubblicazione dei soliloqui del loro assistito appena dopo aver terminato l’incontro inprocura il 6 a maggio avevano dichiarato: “Stiamo lavorando al fine di ottenere il prima possibile tutti gli atti e i documenti raccolti in questo anno di indagine. Saranno giorni di intenso studio e lavoro. Ci auguriamo che i media adottino più cautela nell’interpretare informazioni che purtroppo sono state divulgate in violazione del segreto istruttorio”.

L’indagine non era ancora chiusa e gli atti non ancora depositati. Anche gli avvocati dei Poggi, criticando duramente le indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano, avevano specificato sulle intercettazioni a cui sono stati sottoposti i familiari della vittima: “Rileviamo che in questi giorni vengono impropriamente diffusi anche gli esiti di tale sorprendente attività captativa in spregio a tutte le norme penali di riferimento”.

Se e quando Andrea Sempio dovesse essere rinviato a giudizio, spetterà a una Corte d’assise – composta da togati e giudici popolari – valutare gli indizi proposti dalla procura. Quanto sarà difficile trovare chi non ha mai sentito parlare del caso?

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Autore
Il Fatto Quotidiano

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